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IL FUTURO DIETRO LE SPALLE

L’apparente conflitto che vediamo in questi giorni fra il Palazzo e la Piazza è solo l’ultima illusione di un fremito ribellistico che nasconde in sé l’anima conservatrice e faziosa di questo paese, incapace da sempre e per sempre – temiamo – di uscire dalle secche oziose dell’ideologismo sterile per riprendere finalmente un viaggio in mare aperto, verso un orizzonte molto più vasto e senza limitazioni mentali.

di Chiara Boriosi | 28 Novembre 2010

C’è un sentore stantio di déjà vu nell’aria di queste giornate crepuscolari, nella fine di un anno amarissimo che si spegne in un tramonto senza bagliori, senza la speranza di cogliere almeno l’attimo prezioso del Raggio verde, senza una voce che parli al cuore prima ancora che alla mente e ci spinga a guardare al domani. Ci avvolge una polvere acre di macerie, la respiriamo intossicandoci ogni giorno un po’di più ma senza avere la forza di liberarcene, come se la fatica della quotidianità non ci permettesse altri sforzi, altri pensieri, altre risorse – sopravviviamo, e tutto ci scivola addosso, assuefatti come siamo ai riti bizantini di una eterna stagione che è nata con la Repubblica che doveva farci crescere ed invece con essa sta morendo senza che si sia mai usciti da un’eterna adolescenza sotto tutela paternale. L’apparente conflitto che vediamo in questi giorni fra il Palazzo e la Piazza è solo l’ultima illusione di un fremito ribellistico che nasconde in sé l’anima conservatrice e faziosa di questo paese, incapace da sempre e per sempre – temiamo – di uscire dalle secche oziose dell’ideologismo sterile per riprendere finalmente un viaggio in mare aperto, verso un orizzonte molto più vasto e senza limitazioni mentali. Il potere abbarbicato a se stesso oltre ogni decenza, gli studenti nelle piazze delle città a protestare: due mondi separati, eppure strettamente legati dalla consanguineità che li ha generati, uno dall’altro, ed ancora li nutre purtroppo con l’alimento tossico dello scontro fazioso che è solo un logoro gioco di ruolo, ancora una volta all’insegna del gattopardesco immobilismo che pare ormai l’unica bandiera capace di unire sotto di sé le sbrindellate membra di questo paese mai nato davvero. Appare grottesco, in questo clima di disfacimento finale, lo spot voluto dalla Presidenza del Consiglio per celebrare i 150 anni dell’Unità d’Italia, con lo slogan che recita: “Nata per unire”, quando siamo e restiamo divisi su tutto in un eterno derby fra opposte tifoserie che sono sempre contro e mai a favore, senza un briciolo di senso del bene comune, senza un solo principio che ci accomuni, senza una pur minima capacità di guardare oltre, di levare lo sguardo dalla barricata del momento e chiedersi se una visione più ampia sia possibile o almeno utile alla soluzione di qualche problema.
E’arrivato il conto, ed è arrivato tutto insieme, anche se lo stiamo rateizzando allo stremo, ma pure sappiamo che va pagato, e chi fa finta di ignorarlo è solo più colpevole degli altri, in una correità totale che non può e non deve escludere nessuno. Chi sale sui tetti con gli studenti è il diretto successore di chi ha determinato lo sfascio di un sistema scolastico con politiche rovinose, clientelari, omologanti, lobbistiche ed esclusive, mirate solo a conservare un potere enorme ed a abbassare sempre più il livello e la qualità dell’insegnamento. Chi si barrica dentro il Palazzo e grida al tradimento, invece, non fa che difendere una partitocrazia assoluta ed ormai degenere che non ha mai conosciuto altra via alla politica che non fosse quella della conservazione ad ogni costo e dello scontro fazioso, ideologico, limitato e limitante, senza altro fine che il mantenimento di una rendita di posizione da mungere come una vacca dalle mammelle enormi quanto le vaste stratificazioni del potere a tutti i livelli. Chi gioca a fare il profeta, il Geremia dalle alte lamentazioni oppure il Savonarola moralista e sdegnato, si è però ingrassato con questo sistema praticando l’eterno giochino del “ne faccio parte ma mi fa schifo”, incassando prebende miliardarie travestite da lotta per la libertà di espressione condotta in nome della coscienza civile che, chissà perché, al momento di firmar contratti d’oro tace sempre opportunamente. Nell’eterno perpetuarsi di ruoli che sono però macchiette senza alcuna sostanza ma con molte pretese di assunzione a protagonisti, giunge inevitabile una riflessione oggettiva: se è vero che la Storia disegna parabole ascendenti e discendenti, prendiamo atto che il nostro culmine è ormai alle spalle, che il meglio di noi lo abbiamo già dato e che null’altro ci attende se non questo lento inarrestabile sfumare nell’ombra della marginalità. E’accaduto alla Grecia, che pure fu la culla del nostro pensiero, così come a molte altre grandi civiltà oggi del tutto scomparse – il nostro futuro, ciò che ci ha dato propulsione, crescita, spinta, evoluzione, è tutto alle nostre spalle, ed al massimo possiamo aspirare al ruolo di Disneyland romana e rinascimentale, ammesso che si riesca a salvare il nostro patrimonio artistico dalla dissoluzione ed a trarne qualche frutto in termini economici.
Perciò, ragazzi, scendete dai tetti, non lasciatevi più strumentalizzare da chi vi ha dannato prima ancora che nasceste, e preparatevi a fare le guide turistiche: in Italia, oggi, altro non è dato sperare.

ChiBo

Pubblicato in : L'Angolo di Chi.bo

Info Chiara Boriosi

Chiara Boriosi, umbra di nascita e fiorentina di adozione, laureata in Lettere all’Università di Firenze con il Prof. Giorgio Luti, accanita lettrice, scocciatrice per vocazione, polemica di natura…insomma, Chi.Bo.

Interazioni del lettore

Commenti

  1. Giampaolo Mercanzin

    2 Dicembre 2010 alle 06:43

    Quanta verità Chiara. Purtroppo è un dedalo da cui non si riesce ad uscire. Credo che sia perché gli architetti sono sempre gli stessi: Nella 1^ come nella II^. Forse perché in Italia vige il sistema non di MAGGIORANZA-MINORANZA ma di MAGGIORANZA-OPPOSIZIONE, cara il vecchio mondo ideologico che spera ancora nella RIVOLUZIONE!
    D’altronde, se tu guardi i giornali ed i programmi TV trovi sempre le stesse facce. Da una parte a PONTIFICARE, dall’altra a DIVERTIRE. Esempio didattico: Pensa a Celentano. Classe 1938 che fa ancora lo scemo del villaggio, convinto di avere 20 anni ed ovviamente NON CI DA NULLA DI NUOVO. Non è colpa sua ma di chi ce lo propone e di chi non ha nulla di meglio da inventare. Il mondo va avanti e noi ascoltiamo Nilla Pizzi ovvero Eugenio Scalfari. E ci diciamo PROGRESSISTI!

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