Le piccole e medie imprese efficienti vanno rafforzate, affinché possano superare il confronto economico con le grandi imprese. La concorrenza a mezzo delle imprese pubbliche è un mezzo decisivo per impedire il controllo privato del mercato.

Tutto questo non è nuovo: era stato già ben descritto nel documento fondativo della socialdemocrazia tedesca, emerso dal congresso del ‘59 a Bad Godesberg, che fa apparire un po’ ripetitivi tutti coloro che oggi denunciano come loro scoperta i rischi delle politiche liberiste, dal momento che tutti questi rischi e i possibili rimedi erano già stati ampiamente analizzati con le relative proposte di soluzione. Sarebbe bastato che i partiti socialisti una volta arrivati al governo vi avessero posto maggior attenzione ed entusiasmo nel realizzarle. E’ scritto nel documento di Bad Godesberg: <Un carattere essenziale dell’economia moderna è il processo di concentrazione che si va continuamente rafforzando. Non solo le grandi imprese determinano in modo decisivo l’evoluzione dell’economia e del livello di vita, ma esse modificano anche la struttura dell’economia e della società: chi nelle grandi organizzazioni economiche ha potere di disporre di milioni di dollari e decine di migliaia di lavoratori, non si limita a fare dell’economia, ma esercita il potere sugli uomini, la dipendenza degli impiegati e degli operai va molto al di là della sfera economico-materiale. Laddove predomina la grande impresa non esiste libera concorrenza. Chi non dispone dello stesso potere, non ha le stesse possibilità di sviluppo, in un modo o nell’altro non è libero. La posizione più debole nell’economia è quella dell’uomo in quanto consumatore. Con il loro potere, ulteriormente rafforzato da cartelli e consorzi, gli uomini che dirigono la grande industria esercitano un influsso sullo Stato e sulla politica che non è conciliabile con i princìpi democratici. Essi usurpano il potere statale. Il potere economico si trasforma in potere politico. Questo stato di cose è una provocazione per tutti coloro che nella libertà e dignità, nella giustizia e nella sicurezza sociale vedono le basi della società umana. Il contenimento del potere della grande industria rappresenta dunque il compito centrale di una politica economica liberale. Lo Stato e la società non devono diventare preda di potenti gruppi d’interesse. La proprietà privata dei mezzi di produzione ha diritto ad essere protetta e incentivata, fintanto che essa non ostacola la costruzione di un ordine sociale giusto. Le piccole e medie imprese efficienti vanno rafforzate, affinché possano superare il confronto economico con le grandi imprese. La concorrenza a mezzo delle imprese pubbliche è un mezzo decisivo per impedire il controllo privato del mercato. A queste imprese spetta il compito di far valere gli interessi della collettività. Esse diventano necessarie laddove, per motivi di ordine naturale o tecnico, alcune prestazioni irrinunciabili per la collettività possono essere ottenute in modo economicamente ragionevole soltanto escludendo la libera concorrenza>.

Lascia un commento