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Il cuore rivelatore

La frase che rivela il cuore di Putin è stata proferita nel vertice dei Brics in India. “La Russia non ha alcun motivo per entrare in conflitto con l’Europa; tutto è stato deciso dopo la Seconda Guerra Mondiale”. Indi per cui la Russia vuole tornare ai confini di Yalta, ovvero non ha mai accettato lo sconvolgimento avvenuto con la fine dell’Unione sovietica e l’indipendenza nazionale degli Stati che erano sotto il suo controllo diretto fino al 1989.

di Riccardo Bruno | 12 Settembre 2026

La frase che rivela il cuore di Putin è stata proferita nel vertice dei Brics in India. “La Russia non ha alcun motivo per entrare in conflitto con l’Europa; tutto è stato deciso dopo la Seconda Guerra Mondiale”. Indi per cui la Russia vuole tornare ai confini di Yalta, ovvero non ha mai accettato lo sconvolgimento avvenuto con la fine dell’Unione sovietica e l’indipendenza nazionale degli Stati che erano sotto il suo controllo diretto fino al 1989.

Droni o non droni, la Germania ha perfettamente ragione di sentirsi minacciata. La Russia ancora occupa Koenisberg sotto un nome bolscevizzato, Kaliningrad, e occupava Berlino. Lo stesso vale per i baltici, la Polonia, ovviamente e nemmeno si discute dell’Ucraina. Bulgaria, Romania, Ungheria, lo stesso. Tutti paesi nella Cortina di Ferro che Putin, ancora reclama. Vogliono la pace? Ripristinino Yalta. Trump può mandare tutti i mediatori che vuole, lo stesso può provare a fare la Santa Sede, senza successo, fino al collasso di Putin.

Perché Roosevelt lasciò alla Russia tanto territorio europeo, dal momento che la Russia era stata complice del nazismo dal 1939 al 1941? Perché Roosevelt era un incredibile ottimista, convinto che Stalin si sarebbe democratizzato. Poi Roosevelt non aveva nessuna intenzione di fare guerra alla Russia che aveva già preso il controllo di quelle regioni, oltretutto, fino al giorno prima fasciste. Già l’America aveva problemi a riorganizzare mezza Germania, l’Italia, con la Spagna ancora franchista. Ci mancava solo doversi occupare della Cecoslovacchia o dell’Ungheria. In più c’era il Giappone, il vero problema di Roosevelt, il Pacifico, non l’Atlantico di cui non gli importava un bel niente. Altrimenti, l’America sarebbe entrata in guerra accanto all’Inghilterra e alla Francia dal primo momento. Questo si dovrebbe capire anche dalla guerra civile di Spagna. L’America si tenne rigorosamente neutrale, la Russia si buttò a capofitto facendo perdere la Repubblica, come scontato.

A contrario di quello che si crede comunemente, all’America non importa molto di come si governi l’Europa. Il vecchio presidente Hoover aveva avuto ottimi rapporti con Mussolini e Roosevelt anche con Hitler, come Eisenhower li mantenne con Franco. L’importante è che l’Europa abbia un tasso di produttività accettabile per gli scambi commerciali e adesso ha un Pil fin troppo alto. Questo magari dà fastidio all’economia americana, ma non al punto di rompere i rapporti, anzi. L’economia europea è fondamentale per il mercato statunitense, motivo per cui la sua amministrazione non ha voluto che poi i comunisti lo monopolizzassero. Figurarsi regalarlo ad uno come Putin. Meglio che l’Ucraina sia indipendente e questa è la principale garanzia data a difesa dell’Ucraina. Putin lo sa benissimo. L’America tiene in piedi l’Ucraina, non l”Europa. L’Europa politicamente e militarmente semplicemente non tiene in piedi se stessa. Motivo per cui Putin può minacciarla con successo. Che poi la conquisti è un altro paio di maniche. Né può fare gran conto sui nazionalisti o populisti tedeschi che siano. Quelli sono amici dei russi quando devono prendere piede nel loro paese, o in un altro. Poi Germania Uber Alles. Quando mai i tedeschi hanno sopportato i russi. La stessa ostpolitik di Schmidt era utile alla riunificazione della Germania, non a migliorare le relazioni con la Russia. Forse Rathenau credeva nell’alleanza russo tedesca, ma Rathenau era un ebreo cosmopolita, non un tedesco e non ci fu bisogno di attendere le leggi razziali per saperlo. Rathenau venne assassinato nel 1922.

Piuttosto, un’Europa tanto disgregata, domani, potrebbe doversi guardare anche da un’Ucraina così resiliente, mica solo dalla Germania o dalla Francia, virate a destra. Senza una unità politica anche il riarmo serve relativamente. A meno che si rimanga attaccati all’America come una cozza allo scoglio, l’attuale condizione europea non regge. Finisce che qualcuno la mette sotto scopa. L’Europa non ha fatto dal ’45 ad oggi nessun significativo passo avanti verso un’unione anche solo federale e la storia si ripete. L’America invece ha sempre avuto poca voglia di occuparsi dei nostri affari, anche perché, in vero, agli europei gli americani piacciono poco o niente. Sono gli eretici fuggiti nel nuovo mondo. Chi li capisce. Quelli che restavano li si bruciava vivi.

Riccardo Bruno

Direttore politico de “La Voce Repubblicana”

Pubblicato in : Editoriale, Esteri

Info Riccardo Bruno

Riccardo Bruno si è laureato in Storia della Filosofia presso l’Università di Roma La Sapienza nel 1988. Dal 1987 al 1989 collabora all’Ufficio esteri del PRI diretto dall’onorevole Vittorio Olcese. Dal 1994 è capo ufficio stampa del PRI, dal 1995 giornalista professionista iscritto alla stampa parlamentare. Nel 1999 è capo redattore de La Voce Repubblicana. È stato poi editorialista per il Foglio di Giuliano Ferrara e l’Indipendente di Vittorio Feltri. Dal 2019 è prima vice direttore de La Voce Repubblicana e poi direttore politico

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