La vittoria di Ferrero al recente congresso nazionale di Rifondazione
comunista avrà, in progresso di tempo, ripercussioni politiche che vanno ben al
di là del partito direttamente interessato. La prima e più immediata è sul
centro sinistra, così come lo abbiamo conosciuto fino al governo Prodi.
Diventerà infatti molto difficile, se la linea politica scaturita dall´assise
congressuale verrà mantenuta, che possa tornare in vita la maggioranza che
sosteneva Prodi. Rifondazione, anche se non lo ammette esplicitamente, si è
praticamente accorta che le sue ricette per trovare soluzione ai problemi del
Paese non sono compatibili con lo stare al governo. Guidare una grande
democrazia moderna come quella italiana postula, indipendentemente da chi
governa, l´adozione di una serie di provvedimenti lontani le mille miglia dalle
idee di un partito che vuole professarsi ancora comunista. Questo, sia chiaro,
non significa che destra e sinistra al governo facciano sostanzialmente la
stessa politica, le differenze ci sono e si vedono, significa solo che anche la
versione “di sinistra” di una politica governativa è inconciliabile con chi
vuole a tutti i costi restare comunista. Per Rifondazione meglio l´opposizione,
dove può agitare le sue bandiere e le sue ricette senza l´onere di doverne poi
verificare fattibilità e risultati sui fatti concreti. Da qui allora la prima
conseguenza: la tesi, cara ad una parte dello schieramento di centro sinistra,
di provare a ricostruire su basi nuove la vecchia alleanza non è più
praticabile. Il PD, che giustamente ha ambizioni di governo, si trova nella
condizione, molto favorevole per alcune componenti di quel partito, di dover
cercare nuove alleanze al centro rafforzando la sua anima riformista. L´Udc
diventa il suo naturale punto di riferimento. Sarà impossibile tener conto di
tutte le aperture che verranno fatte ai seguaci di Casini. Fra l´altro un´
alleanza con l´Udc sarebbe per il Pd anche la risposta al tentativo, fino ad
oggi fallito con il nuovo partito, di catturare, direttamente o indirettamente,
una parte significativa del voto cattolico. Qui scatta la seconda conseguenza,
questa volta nel centro destra. Sotto la pressione del PD l´Udc , soprattutto a
livello locale, sarà tentata di stringere qualche alleanza. L´effetto sull´
elettorato tradizionale del partito sarà dirompente. La fuga verso il Pdl,
specie se nel frattempo il processo costituente sarà andato avanti, sarà molto
consistente. Nello stesso tempo però la stessa Udc potrebbe diventare il
naturale terminale di consensi cattolici fino ad oggi inseriti nel PD, cosa
questa che in parte è avvenuta anche nell´ultima tornata elettorale. I mesi da
settembre a dicembre saranno decisivi. Perché i rappresentanti dell´Udc nelle
istituzioni, che va ricordato sono stati eletti da un elettorato e su una
piattaforma politica di centro destra, difficilmente potranno accettare questo
stato di cose come del resto difficilmente possono accettare di continuare a
restare nel limbo attuale, senza essere con il centro destra e/o con il centro
sinistra. Quindi delle due l´una: o l´Udc torna ad una qualche forma di
alleanza organica con il partito di Berlusconi o la parte certamente
maggioritaria di quadri e dirigenti, prima ancora degli elettori, lasceranno il
partito, parte per correre da Berlusconi parte per andare direttamente a casa.
La terza conseguenza della svolta radicale di Rifondazione si avrà sul
sindacato. Nella Cgil c´è un´ala molto consistente di estremismo politico.
Indubbiamente esce rafforzata dall´elezione di Paolo Ferrero. Farà sentire
sempre di più la sua voce in occasione dei rinnovi contrattuali, della riforma
della contrattazione, della ventilata riforma del welfare. Facile prevedere che
ne risentirà l´unità sindacale con Cisl e Uil, che già oggi scalpitano per
portare a casa qualche risultato concreto dalla ripresa di dialogo con il
governo.
Giancarlo Magni

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