I nostri economisti si sforzano di parlare chiaro, ma non quando si addentrano nelle spiegazioni e nei nomi degli indici ai cui livelli occorre votare una devozione religiosa e acritica.

Qualcosa di simile sta succedendo agli economisti, dalla grande crisi in avanti: è vero, si sforzano di parlare chiaro, ma non quando si addentrano nelle spiegazioni e nei nomi degli indici ai cui livelli occorre votare una devozione religiosa e acritica. Ma anche qui l’ambiente è trascurato: si guarda al debito estero, al bilancio in pareggio, alla crescita del PIL, ma non c’è una valutazione della % di disoccupati e precari, dei consumi della fascia inferiore della popolazione, della qualità dei servizi pubblici, della % di abitazioni fatiscenti e malsane sul totale. Solo ignorando questi aspetti il Cile può essere definito un caso di successo (a prezzo di una dittatura feroce), mentre le terapie degli economisti han distribuito collassi e stagnazione in numerosi paesi entrati in difficoltà nel terzo e quarto mondo.
E se vogliamo parlare di Europa, non avanza di un passo il concetto che quando c’è una moneta unica ci vuole un governo unico: d’accordo, gli economisti han solo la colpa di non enunciarlo con chiarezza. E qualcuno potrebbe dire che senza un governo unico gli eurobond sono come una mano di calce su un muro pieno di crepe…

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