Grazie a Berlusconi sono tornati alla ribalta i vecchi leaders e persino Renzi non snobba più l’antiberlusconismo di maniera. Le dispute sulla presidenza della Convenzione per le riforme sono un favore al cav.

Intendiamoci: D’Alema, Veltroni, Violante, Prodi, Bindi ed altri che sono tornati ad occupare le pagine dei giornali pressochè ogni giorno, sono, fino a prova contraria non ancora pervenuta, i dirigenti con il bagaglio di capacità politiche più fornito.
La covata che Bersani aveva tirato su negli anni della sua segreteria è franata miseramente non appena il gioco si è fatto duro. Ha rimediato figuracce incancellabili nella gestione di una difficile crisi di governo e di una altrettanto difficile elezione del presidente della repubblica: appuntamento, quest’ultimo, che si è dovuto rinviare a scanso di guai maggiori per il partito che fu di Gramsci, di Togliatti e di Berlinguer.
E, allora, eccoli tornare tutti quelli che in venti anni si erano costruita una solida posizione con l’antiberlusconismo, senza altro aggiungere come soluzione di qualcuno dei tanti problemi del Paese. Lo “smacchiatore” del Giaguaro lo stanno mandando in pensione, ma il loro ritorno è segnato dallo stesso refrain. Magari parole diverse ma stessa musica.
Persino Matteo Renzi che giustamente aveva snobbato l’antiberlusconismo, avvertendo che non si poteva vivere in eterno di questa minestra, si è trovato costretto ad allinearsi. Lui che non è più il rottamatore ma nemmeno è stato mai grullo, ha addirittura unito i suoi strali assieme a quelli di Fassina per sbarrare al leader del PDL la via della presidenza della Convenzione per le riforme. Come a dire che, contro le leggi della chimica, l’olio si è mescolato all’acqua. Ed il prodigio è avvenuto per sancire, temiamo, l’ennesimo errore del PD nella lotta al suo micidiale avversario.
Perchè c’è da giurare che a Berlusconi della presidenza della Convenzione per le riforme non gliene può fregare di meno. Che l’ha richiesta perchè gli dicessero di no. E che la considera per quello che è: una bufala o, quanto meno, un UFO che non si sa cosa sia e a cosa serva.
Del resto, cosa mai dovrebbe fare che non si possa fare direttamente nelle sedi, nei tempi e nei modi previsti dai regolamenti parlamentari e dalla Costituzione, visto che da lì occorre comunque passare.
La Convenzione è un marchingegno che sarebbe utile sopratutto a Letta e alla durata del suo governo. Vararla, sarebbe come stipulare una polizza di assicurazione. Il presidente del consiglio lo ha lasciato intendere chiaramente nel suo discorso per la fiducia, quando ha affermato che il lavoro di tale organismo avrebbe dovuto dare I suoi frutti entro diciotto mesi pena le sue dimissioni.
E, invece, sono molti nel PD e nel PDL coloro che ritengono tale orizzonte temporale troppo ampio. Hanno accettato il governo Letta per uscire dall’angolo, ma già lavorano per i prossimi assetti.
Le dispute sulla presidenza “rivendicata” da Berlusconi sono per il Cavaliere un formidabile assist per garantirgli mani libere e la possibilità di fischiare quando vuole, e sopratutto quando gli fa comodo, la fine della partita.
E per i tanti gruppi che si contendono il controllo del PD sono semplici manovre per acquisire il giusto posizionamento per combattere meglio la battaglia intestina.
C’è da dubitare che le preoccupazioni maggiori, dall’una e dall’altra parte, riguardino le Riforme, la legge elettorale, il rilancio dell’economia e del lavoro e la durata del governo.

Mi sembra di assistere ad una mano di poker dove i due giocatori ,il Cav ed il PD chiedono una carta.L’uno ha una doppia coppia,l’altro una scala bucata.Entrambi rimangono con quello che hanno e “rilanciano”.Insomma “bluffano” entrambi.Il fatto è che nessuno può permettersi di giocare sulla pelle del Paese .Il “piatto” piange e più che di “bluff” e rilanci c’è da “vedere” e non poco e rimediare.Sono d’accordo con te Nicola,al Cav della Presidenza della Convenzione non gliene frega nulla e Quagliarello è stato molto chiaro sulla sua stessa istituzione.Si farà? C’è bisogno?Si potrà fare diversamente?E la successione nel PD?Basta leggere quanto sta sccedendo non solo a Roma ma in giro ,per rendersi conto che siamo di fronte ad un Partito letteralmente allo sbando dove la confusione regna sovrana ed i vecchi “marpioni” vanno a nozze.
Nel PD non ci sarà festa per il ritorno del figliol prodigo. Il compromesso storico tra ex DC ed ex PCI è completamente fallito. Si assisterà a nuovi duelli tra D’Alema e Veltroni. L’implosione della Sinistra PD era nell’aria da tempo e Bersani non l’aveva capito.