Esiste in dottrina politica un movimento chiamato laicità, che da sempre viene sposato dagli ideali e dalle correnti liberali e libertarie, portando avanti lotte ideologiche a favore del libero pensiero, della libertà di espressione e di culto, libertà in campo economico e sociale. In Italia i liberaldemocratici o i liberalsocialisti si rifanno alle storiche e gloriose idee del risorgimento ottocentesco, al nazionalismo romantico di Garibaldi e di Mazzini, portandolo avanti non attraverso la lotta armata ma rifacendosi alla diplomazia di Cavour. Insomma, il liberalismo sociale è sempre esistito in Italia ed ancora oggi cerca di portare avanti la gloriosa tradizione risorgimentale. Nei primi anni’ 90 a seguito dell’ondata antipolitica di Mani Pulite si è formato in Italia un grande movimento, entrato oggi anche in ambito politico ma che in realtà è totalmente antipolitico, che tende ad esaltare il valore della giustizia ma che in realtà si tratta del suo alter ego che è il giustizialismo. Questo movimento, i cui padri fondatori sono stati pubblici ministeri, esponenti politici e giornalisti, ha smantellato la prima repubblica in nome del giustizialismo, attraverso battaglie populiste in cui regnava la demagogia. Hanno spazzato via i principi del garantismo, di alcune libertà fondamentali come il diritto all’onore e al decoro, il diritto alla privacy e molti altri diritti inviolabili. Ed in tutto questo i laici, i liberali, liberalsocialisti, tutte le forze politiche che si rifanno ai valori elencati sopra, i valori del risorgimento libertario, non hanno potuto che contrastare questa ondata giustizialista in quanto totalmente in conflitto con i principi chiave della loro dottrina. E’ successo (l’anomalia più grande della storia politica italiana) che questo movimento destroide che, attraverso il megafono dei pubblici ministeri innalzati a paladini del popolo, esponenti politici che inneggiavano alla gogna da rivoluzione francese e giornalisti di parte, è entrato completamente a far parte del sistema politico italiano schierandosi a sinistra. Ciò ha permesso, di conseguenza, il crearsi, nell’area di centrodestra, un contromovimento in cui sono confluite tutte le forze liberali, socialdemocratiche e laiche, che si trovavano nettamente in contrasto con il ”partito dei giudici” oramai confluito nel centrosinistra. E tale contromovimento venne creato proprio nel 1994 con la discesa sul campo politico del cavaliere Silvio Berlusconi, a capo del suo partito Forza Italia. Un partito moderno, liberale, laico, senza alcuna tradizione comune ma che riuniva al suo interno molte tradizioni, conquistandosi l’elettorato di molte forze della vecchia prima repubblica, ormai spazzata via da Mani Pulite. Ed ecco che nacque un partito libertario con all’interno forze liberali, socialiste, repubblicane e democristiane, diverse fra loro ma tutte accomunate dalla condivisone degli stessi valori. Questo è il motivo per cui un gran numero di storici elettori di centrosinistra, dopo il 1994, sono diventati elettori di centrodestra. Questo è il motivo per cui, ogni qualvolta il sottoscritto sente gli attacchi della magistratura, della sinistra, e dei giornalisti faziosi contro il premier, pur non essendo un berlusconiano di ferro, chi scrive sente l’impellente bisogno di sentirsi un ultras di Silvio Berlusconi. Si chiama forza del garantismo, forza della libertà, Questo è il motivo per cui fino ad oggi ogni mio articolo è critico verso l’attuale sinistra italiana e garantista verso il Presidente del Consiglio. Ma questo è anche il motivo per cui, da qualche tempo a questa parte, lo stesso Berlusconi è in crisi. Il premier sta perdendo di vista, da qualche mese, quali sono i veri principi che hanno da sempre accomunato le diverse forze politiche all’interno del suo partito, Forza Italia prima, il Popolo della Libertà dopo. Con l’apertura a Storace, agli ex missini, con le varie proposte in parlamento che deputati appartenenti alla nera tradizione stanno portando avanti, come l’ultima, quella di concedere ai reduci della Repubblica Sociale Italiana dei contributi statali, il cav. ha davvero perso di vista il fine della sua discesa in politica, quello del 1994. E i risultati si iniziano a vedere, purtroppo.
Giuseppe Ferone

Lascia un commento