A vedere bene, l’origine di gran parte dei guai che affliggono la Rosa Nel Pugno risale al momento della nascita ed al corredo di cui si volle, un anno fa, dotare la nuova creatura.
“Fortuna, Blair, Zapatero”: lo slogan partorito dalla fantasia non sempre univoca di Pannella accompagnò i primi vagiti della neonata e non l’ha più lasciata.
Non era, il riferimento a Fortuna, un riconoscimento per la storia dei socialisti italiani; al contrario era lo stratagemma, forse condiviso dai dirigenti dello SDI, per seppellirla.
In sostanza i radicali, nel matrimonio, sceglievano nella cerchia dei parenti del coniuge. Mentre i socialisti accettavano tutta intera la storia radicale, compresi Toni Negri, Cicciolina e la campagna per Scalfaro presidente della repubblica.
Oltre che ingenerosa tale selezione era falsa e miope.
Loris Fortuna ha certamente legato il suo nome alle lotte per i diritti civili. Ma quella stagione, che portò all’introduzione del divorzio, dell’aborto, e a numerose conquiste nel campo dei diritti civili, deve essere ricordata come uno dei momenti più alti della presenza culturale e politica dei laici, dei liberali e dei socialisti in Italia. La legge sul divorzio aveva come firmatari un liberale, Baslini ed un socialista, Fortuna, in rappresentanza ideale di tutti i laici e socialisti. Una volta tanto essi si trovarono uniti e riuscirono ad imporre le loro proposte alla DC (che le osteggiava apertamente) ed al PCI che ebbe bisogno di essere trascinato, quasi costretto ad appoggiarle.
Per superare le attuali difficoltà e salvare il progetto, la Rosa Nel Pugno dovrebbe trarre qualche insegnamento da quella esperienza.
Riflettere sull’errore compiuto un anno fa, quando non seppe aggregare altri se non una parte di socialisti e una parte di radicali, dando così all’operazione un inequivocabile sapore di zattera di salvataggio per due piccole nomenclature; e rilanciare su temi che permettano di coinvolgere tutto il mondo liberale e socialista.
Su nuova legge elettorale con ripristino delle preferenze o, comunque, della scelta degli eletti da parte dei cittadini; su una riforma della Costituzione che preveda la fine del bicameralismo perfetto, una forte riduzione di deputati e senatori, il rafforzamento dei poteri del premier, il vincolo di coalizione e la sfiducia costruttiva; sulla semplificazione e razionalizzazione degli enti locali con l’eliminazione delle province; sul varo di una assemblea costituente per realizzare questi obbiettivi, visto che le scorciatoie si sono dimostrate illusorie; sui temi della laicità dello Stato; su questi e altri temi l’unità di tutti i laici, liberali e socialisti secondo l’auspicio dell’assemblea per il Polo laico, liberale e socialista di Firenze si può e si deve fare.
E se la Rosa nel Pugno per dare più forza e credibilità al progetto decidesse di uscire dal governo pur confermando il sostegno alla maggioranza, acquisterebbe una grande forza di attrazione e renderebbe un servigio al Paese.
I guai della Rosa datano dalla sua nascita
Il riferimento a Loris Fortuna non era un riconoscimento per la storia dei socialisti italiani; al contrario era lo stratagemma, forse condiviso dai dirigenti dello SDI, per seppellirla. Ora occorre rilanciare su temi in grado di coinvolgere tutto il mondo liberale e socialista.

Purtroppo tutte queste riforme ,quale più quale meno , toccano un argomento non strettamente politico ,ma che interessa vivamente (ci mancherebbe) tutti – e dico tutti – i nostri c.d.”onorevoli”.
E’ la questione dei soldi che mensilmente,quotidianamente per certi versi , confluiscono nelle tasche dei suddetti . Oggigiorno tutti ,ma proprio tutti ,”tengono famiglia” : dai parlamentari ,ai membri di consigli,commissioni ,comitati e via dicendo ,sino ai consiglieri di quartiere ,per parlare solo delle “rappresentanze”. Poi ci sarebbero i trombati ,mandati a presiedere e dirigere Enti pubblici e di servizio , in un continuum di carriere che con le norme pensionistiche imposte ai normali lavoratori non hanno niente a che fare . E se qualcuno di costoro ,comunque ,in vita sua avesse svolto anche un lavoro normale….si cumula tutto ,non sia mai ! Perché un altro aspetto molto interessante è anche quello dell’età : quando nei normali lavori cominci ad essere valutato un rincoglionito ,c’è sempre ( per i ben aderenti ) un incarico prestigioso ,e ben retribuito ,che ti consente di tornate acuto ,lungimirante e capace . Dove vuoi cominciare ,nella riforma costituzionale di questo Paese di bengodi ? Aggiungendo adda dizione dell’art 1 ,famosissimo , la locuzione “ degli altri “?
Io comincerei con una precisazione ,a proposito di “radicale”; spiegando al popolo cosa c’é in comune (iniziale a parte) tra “riformismo” e “radicalismo”. A me su questo la logica fa difetto…..