
Superate senza danni eccessivi le conseguenze del voto amministrativo e della ricorrenza del 2 giugno festa della Repubblica, la cui nascita si deve alla sconfitta del fascismo che portò il paese ad una rovinosa guerra con la conseguente cacciata della monarchia che di quel regime fu complice, la celebrazione dell’80º ha creato non pochi imbarazzi ai vertici dello Stato e delle istituzioni parlamentari, visibilmente a disagio nelle commemorazioni ufficiali se non quando addirittura infastiditi e quindi assenti da esse (v.Salvini);
Tuttavia il cammino della maggioranza parlamentare e del Governo prosegue sventolando tre feticci (anzi quattro) come fossero delle vittorie.
Il primo riguarda una concessione dell’Unione Europea di stornare 14 miliardi in favore della crisi energetica, denaro che non si farà troppo tardi a verificare verrà sottratto certamente all’incremento degli investimenti sulla nuova tecnologia Verde, obiettivo della transizione ecologica, e verrà anche caricato ( già è stato annunciato) o operando nuove gabelle sulle industrie produttrici di energia. La seconda ragione di soddisfazione riguarda i cosiddetti rimpatri, termina un po’ più gentile della cosiddetta re-immigrazione ovvero l’espulsione coatta in stile trumpiano invocata dalla nuova destra del generale che insidia la vecchia destra che ora governa, accusata di essere stata flebile nella lotta ai clandestini e nell’azione di contrasto nei confronti degli immigrati che sbarcano o che navigano in mezzo al mare Mediterraneo. La Meloni dice che è merito nostro la nuova sensibilizzazione europea, ma senza una riforma robusta dei trattati, delle leggi sul diritto d’asilo, senza un’azione di cooperazione rafforzata con i paesi africani,che necessariamente deve tenere conto degli standard di civiltà che sono alla base della costituzione dell’Unione Europea, non si può certo parlare di un successo quanto semmai di una presa d’atto che nei processi di integrazione, nella capacità di inserimento nel circuito produttivo molto c’è ancora da fare e questo vale sia per l’Unione Europea che per il nostro paese. I rimpatri da soli non scongiurano certamente le migrazioni incontrollate che sono il prodotto di tanti fattori di cui è difficile non tenere conto, tranne se si vuole fare su questo dramma del nostro secolo la perenne propaganda che sconfina nel peggiore qualunquismo. Governare e non subire i fenomeni questo dovrebbe essere la base minima da cui continuare a ripartire per generare le risposte efficaci anche nell’azione doverosa di contrasto alle mafie dell’immigrazione clandestina.
La terza ragione di giubilo è lo scampato pericolo di una legge civile sull’eutanasia.
Essa sconquassa le coscienze, spaventa i cattolici ma non divide la comunità scientifica perché essa, si dice, ridurrebbe il dolore delle vite già spezzate. Questioni di bioetica assai complesse sulle quali tuttavia paesi civili hanno risposto cercando di adottare legislazioni ragionevoli sull’eutanasia e il suicidio assistito ( in Europa i Paesi Bassi, il Belgio, il Lussemburgo, la Spagna, nel Nord America oltre al Canada hanno adottato medesimi legislazioni 10 paesi degli Stati Uniti); il ritorno in Commissione della Legge, aldilà delle giustificazioni di Forza italia, significa rimetterla definitivamente nel cassetto perché è chiaro ai più che nell’anno pre elettorale nessuna maggioranza di governo si infilirebbe in una materia così divisiva che determinerebbe un’inutile frattura con la chiesa cattolica da tempo operosa e sul piede di Guerra sulle questioni del cosiddetto “diritto alla vita”, pur sapendo benissimo che per centinaia di esseri umani, quella che il destino di dolore infinito gli ha riservato vita certo non si può chiamare. Infine, a spron battuto, si intende calendarizzata la legge elettorale, come di consuetudine è avvenuto nella creativa seconda Repubblica nella quale la sartoria degli abiti su misura per le maggioranze uscenti logorate da quattro anni di governo è sempre in funzione. Il paradosso vuole che la legge partorita dei consiglieri della Meloni non sarebbe poi così sgradita allo stesso partito democratico che naturalmente preannuncia barricate sottraendosi la responsabilità parlamentare di sostenerla seppure essa contiene un robusto vantaggio per i maggiori partiti delle coalizioni e ancor di più questa legge lo contiene a favore degli eventuali vincitori. Il mantra è sempre lo stesso, ovvero la governabilità e la stabilità che sono certo un bene prezioso ma che praticarla e predicarla in una fase così convulsa della vita democratica del paese è sempre più difficile ed il rischio dietro l’angolo si preparino torsioni autoritarie é più che reale specie in attesa dell’onda nera che si preannuncia pericolosamente in Francia, Germania e, ci auguriamo di no, in Spagna.
p.s. Mentre la sinistra appare ancora paralizzata ed in preda a nuove divisioni e clamorosi abbandoni la destra, lavora.
Sembra di sentire una canzone di De Gregori (“ la sinistra era paralizzata, la destra lavorava…”)
Bobo Craxi

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