Non so se gli alti funzionari francesi sapessero di quanto stava succedendo alla frontiera. Probabilmente sì, nel senso che hanno deciso di lasciare il guinzaglio molto lungo ai loro segugi, i poliziotti spesso molto solerti a fare sciocchezze in ogni parte del mondo. In Italia ne sappiamo qualcosa. Sappiamo anche che spesso gli “ultimi arrivati” tra loro, quelli che vengono definiti in questo modo dalle suddette autorità (scaricabarile), sono affetti da voglia di fare (eccessiva), da voglia di prendere l’iniziativa, e questo anche a livello di comandi locali, soprattutto se ci sono tensioni internazionali in corso e si vuole far vedere a chi di dovere che nel “far east” non si ha paura dei migranti brutti e cattivi. E tantomeno dei loro potenti spalleggiatori, alias “potenze straniere”, che in uno scenario del genere non possono di certo mancare. La sindrome dei migranti ha riacceso la retorica della (delle) frontiera(e). Dubito che i poliziotti di fresca nomina, diciamo così, non sapessero dove stesse la frontiera italiana. Lo sapevano benissimo. E sapevano benissimo cosa facevano quando hanno riportato indietro come un pacco postale i due signori stranieri. Dei quali ovviamente nessuno parla, dato che ormai è un fatto che sono trattati come merce su cui far passare lamentele, frustrazioni, gelosie, ripicche tra paesi europei che saranno in difficoltà, sì, ma che non hanno la più pallida idea di cosa gente del genere, i migranti appunto, hanno visto e vissuto sulla propria pelle. Nel frattempo pare che i due siano già spariti dai radar di tutte le polizie nei paraggi. Tanto rumore per nulla, mi verrebbe da dire: senonché il nostro Salvini, felice di poter approfittare come al solito della situazione, non le manda a dire, e sostiene di non accettare le scuse dei cugini d’oltralpe. Le scuse, invece, vanno accettate (almeno momentaneamente), soprattutto se vengono da un partner importante come la Francia. Se vengono cioè da un partner che abbia davvero voglia di chiarirsi sugli sconfinamenti, compresi i molteplici già avvenuti nel passato in zona Bardonecchia e dei quali nessuno ha mai parlato, neppure Salvini (a parte un testimone credibile, un sacerdote valdese, intervistato proprio in questi giorni dalla Rai). Non dimentichiamoci mai che la Francia ha il grande merito di essere un partner economico attivo agli occhi dell’Italia, nel senso che importa (molto) più di quanto esporti nella penisola. Ma non si tratta solo della Francia, lasciatemi dire.
Ho sempre pensato che uno Stato con delle politiche di grande apertura nei confronti dei migranti non possa che essere guardato con rispetto, se non con gratitudine, dai loro paesi d’origine, e dai loro governi. E questo può essere estremamente utile per una nazione come la nostra, come l’Italia, che con quei paesi vuole fare affari per via della propria vocazione alle esportazioni, magari contribuendo alla costruzione delle strade o all’estrazione delle risorse del sottosuolo. Mi rendo conto che sto introducendo un elemento di cinica “realpolitik”: ma forse è l’unico che il nostro ministro dell’Interno, che mi sembra più presente del prezzemolo in tutte le faccende internazionali (internazionali?) dove ci sia da menare le mani, capisca.
Del resto, se è apprezzabile la tendenza di Salvini di prendersela coi forti, e non coi deboli – con la Francia, non con la Grecia -, occorre precisare che non è la grandezza che fa la colpa: ci sono tanti “piccoli” che meriterebbero altrettante strigliate, se non di più. Mi viene in mente il solito Orban, ovviamente (anche se sparare su di lui è come sparare sulla croce rossa).
E poi, a pensarci bene, Salvini, in effetti, se la prende soprattutto coi piccoli, anzi coi piccolissimi, coi migranti. Se non è vigliaccheria, questa…
Fabrizio Amadori

Caro Francia,
la ringrazio per l’attenzione.
La invito però a leggere anche alcuni degli altri miei articoli sulla Fracia e sulle migrazioni per comprendere il mio punto di vista, che credo sia un po’ più complesso di quello che lei rappresenta nelle sue due email.
Un caro saluto
FA
Certo, lo faro’ con piacere, intanto pero’ persino i minori vengono portati in Italia dalla polizia francese contro tutte le regole possibili, c’é evidentemente qualcosa che non va!
Ricambio il saluto!
Poi, su Macron, lasci proprio perdere, ha gia dimostrato di essere peggio di Trump, ha bloccato qualsiasi entrata in Francia, solo che lo fa con garbo, di nascosto, come i fatti dimostrano. Nessuno che lo tacci di razzista, mentre la fasulla integrazione tra magrebini anche di terza generazione e quelli di razza bianca sta letteralmente esplodendo qui in Francia. Macron da del razzista a Salvini, ma è lui il primo razzista a bloccare le frontiere e non accettare nessuno, scaricando di nascosto i migranti in Francia nei confini italiani. Le elezioni arrivano, e lui che vuole essere imperatore d’Europa, deve bene far finta di essere europeista e attaccare la Le Pen, facendo poi politiche anche peggiori. D’altronde, nessun altro presidente francese aveva raggiunto una percentuale cosi bassa di consensi. Si vede che lei in Francia non ci vive.
Lei Amadori, ha capito ben poco del problema delle migrazioni e della necessità di fermare questo esodo dall’Africa verso i nostri paesi, troppo comodo e facile accusare Salvini di razzista come fa lei. Non è vero, Salvini non è razzista, è solo una persona che ha capito la gravità del problema lasciato irrisolto da governanti ipocriti, e buonisti (ma solo verso i migranti). Il razzismo, semmai, ci è stato al contrario proprio contro il popolo italiano. Vada a farsi un giro nella zona della stazione di Padova, una volta quartiere tranquillo, ora preda delle bande nigeriane che fanno le proprie leggi, e dove gli appartamenti hanno perso il loro valore. Si vede che non vivete sulla vostra pelle il problema di tantissimi italiani, e parlate a vanvera. Triste.