
Cosa differenzia l’Italia dal resto del mondo? Moltissime cose, ma una in particolare la distingue su tutte: i suoi abitanti sono convintamente e volontariamente “sudditi” e non “cittadini” per libera scelta. Questo ha significato e significa non partecipare democraticamente ma affidare tutto nelle mani delle classi dirigenti e, poi, se le cose vanno benne tutto procede, ma se invece vanno male pronti a dare addosso all’untore di turno. Qualcuno potrebbe osservare che è endemico, può essere, ma onestamente credo che la cosa sia ancor più profonda. E, in base alle mie ricerche storiche, credo di poter affermare con certezza che alla base di tutto c’è un fatto fondamentale: “l’Italia non ha mai fatto i conti con la propria Storia!” Gli esempi sono tanti ma ne elencherò solo alcuni. Senza andare molto indietro si potrebbe parlare oggi, con dovizia di particolari, dell’impresa di Garibaldi sulla presunta liberazione del sud, non con gli occhi degli attuali neoborbonici che infiammano i social con una serie infinita di castronerie. Nella narrazione storica che se ne è fatta sono sempre prevalsi i fattori roboanti della spinta liberatrice e della diffusa voglia fra la gente di volere un’Italia libera dalle dominazioni. Sembra che la stragrande maggioranza degli abitanti della nostra penisola fosse legata al risorgimento, non fu proprio così. Un’esaustiva conferma vuole i destini d’Italia strettamente connessi alla geopolitica di Londra. La conferma viene da molti documenti desecretati e pubblicati in alcuni testi come “Il Regno delle Due Sicilie e le Potenze europee (1830-1861)” di Eugenio Di Rienzo, ad esempio, ma ce ne sono tanti altri. La verità storica documentata, invece, ci dice che la Gran Bretagna è, di fatto, la protettrice del Regno delle due Sicilie, ma anche la sua sfruttatrice, per le miniere di zolfo della Sicilia, preziose per la produzione dell’acido solforico indispensabile per fabbricare la polvere da sparo. L’unità d’Italia sarà il frutto di un intrigo internazionale nel quale Londra giocò un ruolo primario e determinante. Già dal 1848 con i moti di Palermo la rivolta venne appoggiata e finanziata da Henry Gilbert Elliot e dal ministro degli Esteri britannico John Temple, visconte di Palmerston. Gli inglesi premevano per sostituire i Borbone con un membro di Casa Savoia a cui si opponeva la Francia. Nel maggio 1860, la scena passò a Giuseppe Garibaldi e ai suoi Mille, con le navi da guerra di Sua Maestà britannica schierate per consentirne il passaggio e lo sbarco. Dimostrato anche il fatto che l’azione fu finanziata dagli inglesi, circostanza che la storiografia ufficiale ha sempre accantonata. Non mancano neppure le prove degli accordi con mafia e camorra e insorti filo-garibaldini, per favorire la vittoria dell’Eroe dei Due Mondi. In un report del 9 luglio 1860 inviato a Henry George Elliot al Foreign Office si legge che “numerose bande camorristiche erano pronte a scendere in campo per contrastare, armi alla mano, la mobilitazione dei popolani rimasti fedeli alla dinastia borbonica, per presidiare il porto in modo da facilitare uno sbarco delle truppe piemontesi, e per controllare le vie d’accesso a Napoli al fine di rendere possibile l’ingresso dei volontari di Garibaldi”. La conferma viene anche da uno scrittore di chiara fama come Giuseppe Tommasi di Lampedusa quando ne “Il Gattopardo” Tancredi Falconeri, nipote del Principe Fabrizio di Salina, rivolto allo zio, nel contesto dello sbarco dei Garibaldini in Sicilia afferma: “Se vogliamo che tutto rimanga com’è, bisogna che tutto cambi”. E così fu. Ma bisognava travestire di luce smagliante l’evento e a questo si sono prestati in moltissimi.
Il 20 maggio 1882 a Vienna la Germania, l’Impero Austro-Ungarico e l’Italia firmano un’alleanza militare che fu rinnovata più volte (1887, 1891, 1902, 1912) la Triplice Alleanza. Nel 1914, allo scoppio della Prima Guerra Mondiale, l’Italia dichiarò la propria neutralità cioè si sottrasse alla triplice alleanza per poi ribaltare l’alleanza trentennale ed entrare in guerra nel 1915 a fianco della Triplice Intesa con Francia, Russia e Gran Bretagna. Il ribaltamento dell’intesa firmata a Londra prevedeva per l’Italia grossi vantaggi che, sostanzialmente, le furono negati dove, pur col ruolo di potenza vincitrice, fu relegata al grado di vincitrice di secondo piano e a nulla valsero le proteste. Evidentemente avevano e anche giustamente l’Italia come un paese voltagabbana e, quindi, non affidabile.
Errare è umano, ma perseverare è diabolico. Infatti, nel corso del secondo conflitto mondiale nel settembre del 1943 si ripeté il cambio di casacca questa volta in corsa. Agli occhi degli anglo americani, fummo valutato per quello che era: inaffidabili. Ma questo non riguardò, ovviamente, solo le classi dirigenti ma quasi l’intera popolazione. Il 25 aprile 1945 finì la guerra in Italia con l’uccisione di Mussolini e, l’indomani, esposto il cadavere a piazzale Loreto con una folta folla. Churchill tenne a sottolineare il carattere di inaffidabilità all’intera popolazione quando affermò che “fino al 25 aprile in Italia c’erano 45 milioni di fascisti il 26 ci sono 45 milioni di antifascisti, non sapevo che l’Italia avesse 90 milioni di abitanti”.
Meditate gente meditate.
Raffaele Romano

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