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I “FRANCESCHINI”, I “BERSANI” E I “MARINO”

Il naufragar della classe politica italiana. Di Davide Giacalone

di Davide Giacalone | 26 Ottobre 2009

I tre candidati alla segreteria del Partito Democratico la pensano allo stesso modo solo su due cose: contrari alla separazione delle carriere, per i magistrati, e favorevoli al voto per gli immigrati. Nel primo caso sono conservatori, oppositori della civiltà del diritto. Nel secondo ignoranti della realtà, viventi nel mondo dell’astrazione e del preconcetto.

Grazie ad una meritoria iniziativa de La Stampa, i tre candidati hanno risposto alle domande di un questionario. O, per meglio dire, sono stati invitati a farlo, visto che a diverse domande ora l’uno ora l’altro (mai Franceschini) hanno preferito scansare le risposte preconfezionate e dedicarsi ai distinguo del politichese. Il risultato, comunque, è interessante. Sull’età pensionabile, per esempio, Franceschini e Marino si pronunciano apertamente a favore dell’innalzamento, segnalandosi come più realisti di certi ministri, mentre Bersani è decisamente filogovernativo. Singolare, non vi pare? I due che si oppongono alla linea governativa lo fanno “da destra”, ove mai tale classificazione abbia ancora una significato.

Della questione immigrati tornerò ad occuparmi, non avendola certo trascurata. Oggi mi preme il brivido d’orrore provocato da quell’unanimità contraria alla separazione delle carriere. Orrore che cresce, sapendo che anche a destra molti la pensano in quell’incivile modo. E mi permetto un linguaggio così crudo perché in tutto il mondo civile le carriere sono separate. Non c’è nessuno che si trovi nella nostra ridicola e deprecabile condizione, sicché, quando si arriva in un’aula penale, l’accusatore ed il giudicante sono colleghi, fanno alleanze per eleggere i loro rappresentanti, militano in correnti politicizzate che, a seconda dei casi, li uniscono nelle convinzioni politiche o li uniscono nella spartizione di incarichi e promozioni. Possiamo far finta di discuterne quanto si vuole, ma non esiste una sola ragionevole teoria del diritto che giustifichi questo scempio, né c’entra un fico secco l’autonomia dei magistrati che, semmai, è minacciata e non tutelata da tale commistione.

E allora? Allora il fatto, increscioso, è che la gran parte di questo mondo politico è figlio non del mandato popolare, ma del colpo di mano giudiziario. Può aspirare a governare non perché dimostratosi più bravo e convincente di chi li precedeva, ma perché la precedente classe dirigente è stata spazzata via. Non dimenticatelo mai: i partiti politici che raccolsero la maggioranza assoluta dei consensi popolari, nel 1992, appena due anni dopo, nel 1994, non erano più neanche sulla scheda elettorale. Sono passati diciassette anni, ma ancora la politica non è riuscita a riprendersi il ruolo che la democrazia e lo stato di diritto le assegnano. Ecco, perché questi relitti senza più idee non riescono a prendere le distanze dalla fedifraga genitrice, la malagiustizia.

Davide Giacalone – Pubblicato da Libero

Pubblicato in : Primo piano

Info Davide Giacalone

Dal 1980 al 1986 è stato segretario nazionale della Federazione Giovanile Repubblicana e dirigente del PRI. Dal 1981 al 1982 è stato Capo della Segreteria del Presidente del Consiglio dei ministri, Giovanni Spadolini. Dal 1987 al 1991 è stato consigliere del Ministro delle poste e delle telecomunicazioni Oscar Mammì. È stato consigliere d’amministrazione e membro del comitato esecutivo delle società SIP, Italcable e Telespazio. Pubblicista dal 1985, lasciata la politica, è direttore de La Ragione e di Smoking, ed editorialista de L’Opinione. È stato anche consulente della Fininvest. Attualmente è una delle firme di Libero e collabora con l’emittente radiofonica nazionale RTL 102.5 dove ogni mattina, da lunedì a sabato, alle 7:10 circa durante la rassegna stampa contenuta nel programma Non stop news, commenta una notizia apparsa sulle prime pagine dei quotidiani nazionali. Da questa esperienza è nato il libro Diario Civile, edito nel 2005. Scrive inoltre articoli pubblicati sul suo sito www.davidegiacalone.it.

Nel gennaio 2010 il consiglio dei ministri (Governo Berlusconi IV) lo nomina presidente di DigitPA, nuova denominazione del “Centro nazionale per l’informatica nella pubblica amministrazione” [5]. Nel 2011 è nominato Presidente dell’Agenzia Nazionale per la Diffusione delle Tecnologie dell’Innovazione, creata da Renato Brunetta, allora Ministro della Funzione Pubblica e l’Innovazione.

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