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Gli Usa paladini di libertà? Parliamone…

di Fabrizio Amadori | 11 Luglio 2018
Gli Stati Uniti d’America non sono entrati nella Seconda Guerra Mondiale per la difesa di Valori. Come molti sanno, la maggioranza della loro popolazione appoggiava la Germania (e l’Italia) e ci volle l’aggressione giapponese a smuovere le acque. I giapponesi attaccarono dopo una lunga serie di scontri precedenti tra Washington e Tokyo per l’egemomia in Asia orientale, che gli Usa ritenevano spettasse loro anche per ragioni razziali (il razzismo americano non era orientato soltanto verso l’interno). Quando la Francia crollò ed il Giappone minacciò di invadere l’Indocina, gli Usa pretesero dai francesi di Vichy la difesa della penisola ad oltranza, pena la loro cacciata definitiva. I francesi chiesero allora l’appoggio dell’Asse in nome della comune appartenenza alla razza bianca, ma l’Asse non fece nulla. I giapponesi invasero l’Indocina e gli Usa bloccarono i traffici del petrolio verso Tokyo, che da porta dell’Asia per Washington era diventato ormai soltanto un pericoloso concorrente per l’egemonia: da qui l’attacco a Pearl Harbour. Probabilmente anche il lancio delle bombe atomiche su centri abitati giapponesi ebbe lo scopo di mostrare che gli Usa erano pronti a sterminare masse di asiatici, dimostrazione che non sarebbe avvenuta lanciando le bombe su dei boschi, e questo nonostante Tokyo avesse già provato a chiedere la resa sei mesi prima tramite Mosca. Forse è venuto il momento di smetterla con la retorica degli Usa patria di valori e libertà e iniziare a rappresentarli come patria di interessi nazionali (talvolta sacrosanti, talvolta proprio no) spesso fondati su visioni del resto del mondo intollerabili…
Fabrizio Amadori
Pubblicato in : #Pensalibero24Tag: francia, germania, guerra mondiale, italia, la germania, mondo, razzismo, scontri, seconda guerra mondiale, stati uniti, usa

Info Fabrizio Amadori

Genovese, nato nel 1971, diplomato al liceo classico “Mazzini”, laureato in filosofia all’Università Statale del capoluogo ligure, amo la letteratura in lingua tedesca e russa. Residente a Milano dal 1999, dopo varie esperienze, prima come responsabile di pizzeria (Germania) e poi come docente in Italia e all’estero (Zambia), mi occupo da gennaio 2007 di comunicazione per le aziende (dalle piccolissime alle multinazionali). Al mio attivo ho numerose pubblicazioni – articoli e interviste – su giornali e riviste culturali nazionali (“Ideazione”, “Filosofia”, “Poeti e poesia”, etc.). Da studioso in ambito letterario ho scritto soprattutto di teoria della scrittura (si veda, ad esempio, il mio breve saggio “Ragionare alla Poe”, “Avanguardia” n. 59). Sono stato il primo a parlare di “narratologia deduttiva” (“Prometeo” n. 145).
Ottenuta nel 2000 una borsa di studio e ricerca da una Fondazione italo-americana per sviluppare il discorso iniziato col mio pamphlet “Giovani e potere” – o “Giovani, sesso e potere” a seconda dell’edizione – (prefazione di Dino Cofrancesco), ho potuto lavorare a stretto contatto, tra gli altri, con Anita Desai e Philip Levine. Polemista, ho scritto per i giornali anche di cultura. Di recente ho iniziato a pubblicare alcune poesie – o “testi rimati” come li definisco io – sulla rivista “Poeti e poesia”. Già membro della segreteria della “Enzo Tortora” di Milano e Consigliere generale della “Coscioni”, mi sono occupato come oratore del referendum per l’abrogazione della Legge 40 portando a casa anche un importante risultato: convincere il quotidiano “Liberazione” – di ispirazione comunista – ad usare come allegato per la campagna il materiale dell’associazione radicale.

Interazioni del lettore

Commenti

  1. Luca Bagatin

    14 Luglio 2018 alle 16:21

    Decisamente non lo sono e i loro “valori” di esportazione della loro personalissima idea di “democrazia” sono intollerabili.
    Non sono paladini di libertà e democrazia per quelle bombe atomiche e non lo sono per le destabilizzazioni di mezzo mondo (contravvenendo alla loro stessa Costituzione, come denunciato da Ron Paul, libertario e tutt’altro che un socialista o un comunista), soprattutto dei Paesi laico socialisti in America Latina, Africa e Asia.
    Gli USA non sono affatto un modello da imitare in nessun senso. Anzi ! E stupisce che l’Europa sia loro alleata ancora oggi.
    Ci ho messo anni a capirlo io stesso, lo ammetto, ma alla fine ce l’ho fatta.

    Rispondi
    • Fabrizio

      17 Luglio 2018 alle 17:26

      Sì,
      MA L’EUROPA NON E’ MEGLIO.
      E’ SOLO SPEZZETTATA, E QUINDI OGNI STATO PESA MENO DEGLI USA, MA LA FRANCIA, AD ESEMPIO, ANCORA OGGI BLOCCA LA CRESCITA DI MOLTI TERRITORI AFRICANI.
      QUESTO VALE IN PARTE ANCHE PER L’ITALIA, NATURALMENTE
      FA

      Rispondi
      • Luca Bagatin

        17 Luglio 2018 alle 19:06

        Infatti l Europa è la fotocopia degli USA.
        Del resto il colonialismo e il neocolonalismo proviene da lì.
        Occorre guardare a un mondo multipolare, dove l Eurasia (l Europa senza la Russia non è Europa) sia alleata ad Africa e America Latina contro il mondialismo liberale.
        Che non è affatto democratico.

        Rispondi

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