“Libere e laiche” in ritratto di signora
Cadde trafitta da un colpo di baionetta mentre, pistola in mano, difendeva strenuamente le sue idee di libertà.

Giuditta fu il vessillo di una parte, minoritaria, ma presente, della popolazione romana ansiosa di liberarsi dall’ormai cadaverico regno di Pio IX. Una monarchia assolutista, sanguinaria, feroce con gli ebrei, che si reggeva soltanto perché così voleva Napoleone III, imperatore di Francia. Gli chassepots d’oltralpe erano riusciti a sconfiggere Garibaldi a Mentana e, il governo del neo regno d’Italia, dopo le sconfitte patite in mare a Lissa e in terra a Custoza, non era nelle condizioni migliori per tentare il colpo grosso di entrare a Roma.
Il Veneto era stato appena passato dall‘Austria alla Francia e da questa all’Italia. L’imperatore francese in quel momento era un buon amico dell’Italia ma teneva incollata la mano sul Vaticano. Purtroppo le attese dei Patrioti romani andarono deluse perché la gran parte del popolo non si mosse neppure quando Garibaldi era sotto le mura di Roma. Ma vendettero cara la pelle: come non ricordare il sacrificio dei fratelli Cairoli e quello degli ultimi condannati a morte, Monti e Tognetti per mano del boia pontificio Mastro Titta?
Accanto a loro emerse prepotentemente Giuditta Tavani Arquati, erede di una delle poche famiglie romane di orientamento mazziniano e, dunque, repubblicano.
Una piazza di Trastevere è a lei dedicata; in via della Lungaretta, al civico 96 c’è la lapide che ricorda l’episodio: è casa Ajani, già sede del lanificio omonimo in cui, asserragliata con il marito e altri patrioti, si difese, pure essendo incinta, sparando contro le guardie pontificie che, grazie ad una soffiata, avevano sorpreso i rivoluzionari.
Cadde trafitta da un colpo di baionetta mentre, pistola in mano, difendeva strenuamente le sue idee di libertà. La storica Associazione a lei dedicata, giovedì 25 ottobre ha depositato una corona davanti a quella lapide. Questa cerimonia, iniziata dall’amministrazione guidata dal sindaco Ernesto Nathan, interrotta negli anni del fascismo – in cui addirittura fu calcinata la lapide su espressa richiesta della Santa Sede – ricorda le radici risorgimentali di Roma.

Gentili amici ringraziandovi per l’apprezzamento dimostrato
Verso il bel pezzo di Tiziana Ficacci, cogliamo
l’occasione per ricordarvi il link del blog
http://liberelaiche.wordpress.com/
Anna