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GERARCHIE

Non mi capita molto spesso di essere così platealmente d’accordo con Franco Debenedetti
Ma se l’obbiettivo politico non é liberarsi di Berlusconi, ma dare una risposta alle esigenze del Paese, allora è necessario capire le ragioni del suo eccezionale successo. Capire che nel 1994 non si è prodotto un vulnus che chiede di essere sanato, ma che sono saltate gerarchie culturali durate mezzo secolo, e che è impensabile ripristinarle. Capire che il consenso di cui Berlusconi gode nonostante (nonostante?) tutto ciò che di lui si dice, dà la misura di quanto sia profonda l’insofferenza e radicato il rifiuto proprio di quelle culture e di quelle convinzioni che l’antiberlusconismo vorrebbe restaurare. La misura di quanto sia sentita l’esigenza di superare il compromesso politico da cui è nata la Costituzione, di rivedere i rapporti tra poteri di governo, Parlamento, enti locali, ordine giudiziario, amministrazione.
Claudio Bellavita

di Claudio Bellavita | 29 Dicembre 2009

Non mi capita molto spesso di essere così platealmente d’accordo con Franco Debenedetti
Ma se l’obbiettivo politico non é liberarsi di Berlusconi, ma dare una risposta alle esigenze del Paese, allora è necessario capire le ragioni del suo eccezionale successo. Capire che nel 1994 non si è prodotto un vulnus che chiede di essere sanato, ma che sono saltate gerarchie culturali durate mezzo secolo, e che è impensabile ripristinarle. Capire che il consenso di cui Berlusconi gode nonostante (nonostante?) tutto ciò che di lui si dice, dà la misura di quanto sia profonda l’insofferenza e radicato il rifiuto proprio di quelle culture e di quelle convinzioni che l’antiberlusconismo vorrebbe restaurare. La misura di quanto sia sentita l’esigenza di superare il compromesso politico da cui è nata la Costituzione, di rivedere i rapporti tra poteri di governo, Parlamento, enti locali, ordine giudiziario, amministrazione.

Claudio Bellavita

Pubblicato in : Primo piano

Info Claudio Bellavita

claudio bellavita, dirigente Stet-telecom in pensione, è anche stato amministratore di banche. Ora si occupa di politica locale (capogruppo pd circoscrizione centro di Torino) e scrive. La sua “tutta la storia del mondo in un pomeriggio” uscita come e-book su Amazon è in testa alla classifica del settore educazione, e verrà adottata dal liceo italiano di Parigi e consigliata come lettura alle matricole di ingegneria gestionale del Politecnico

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Commenti

  1. Giancarlo Meda

    5 Gennaio 2010 alle 14:17

    Due i problemi della politica italiana dalla caduta del “muro” che ha cambiato il quadro politico ed economico mondiale.
    Uno la constatazione dell’invasione e del controllo dei partiti di tutte le istituzioni centrali e periferiche, enti, tutte le forme di sindacati e in alcuni casi attività impreditoriali con il prevalere dell’interesse di partito rispetto all’interesse generale, da qui il rifiuto sempre più crescente della politca da parte dei cittadini. L’altro il consenso della classe politica di permettere la discesa in politica di un “concessionario dello Stato” infrangendo una regola di uno Stato democratico e civile, dando così l’avvio alla possibilità al non rispetto di sempre più numerose regole democratiche e civili. Da tutto ciò è derivata l’incapacità di comprendere e combattere il conflitto d’interesse che è esplicito per l’attuale Presidente del Consiglio ma implicito per la classe partitica.
    L’opposizione ha così sbagliato il bersaglio affondando sempre più se stessa perchè esso non è Berlusconi ma ciò che rappresenta il superamento dell’interesse generale in favore di quello particolare.
    Così si spiegano le false privatizzazioni in campo economico e la sostituzione del pubblico con convezioni o concessioni a privati nei servizi essenziali quali sanità. scuola, autostrade, ferrovie e trasporto aereo con aumeto dei prezzi, maggiori profitti per i privati, e riduzione dell’efficacia dei servizi, insoddisfazione degli utenti.
    Questi principi hanno influenzato anche l’economia e la finanza, la prima per il d’interesse a impostare una politica industriale, indispensabile sopratutto in un’economia basata su piccole e medie imprese sottocatitalizzate per affrontare investimenti di medio-lungo termine, ricerca di base e internazionalizzazione e la seconda, banche, più interessata a profitti a breve, speculazioni finanziarie, che a finanziare attività di medio e lungo periodo.
    Occorre ridare valore al rispetto delle regole e a favorire l’interesse generale rispetto a quello particolare per questo una riforma del sistema tributario, che impostato sulla lotta all’evasione e che annulli la dicotomia tra che è tassato alla fonte e chi non, è la priorità delle priorità.
    Si stima che ca 600 MLD sono detenuti all’estero pari a un terzo del debito pubblico e contemporaneamente mancano i fondi per riforme indispensabili.

    Rispondi
  2. puccio cartoni

    30 Dicembre 2009 alle 18:51

    Bellavita ,davvero ,che permette giudizi così tranchantes :il noto “compromesso politico da cui è nata la Costituzione” aveva prodotto un risultato teso a garantire l’equilibrio dei poteri ,il riconoscimento dei diritti ,le guarentigie di un mantenimento della democrazia. Purtroppo poteri loggistici ed economici hanno subito operato per ritardarne( della Carta Costituzionale )l’applicazione completa e chiara ; orientando infine verso “riforme” di cui intravediamo solo la tendenza a garantire la Casta ,per un sistema oligarchico (e non democratico ,piccola precisazione) emergente già in assenza delle stesse (riforme ).Andiamo verso una “monarchia illuminata” ,giustificata dall’esigenza di “modernità” e “funzionalità”.
    Se è questo che vogliamo ,diciamolo più chiaramente !

    Rispondi

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gerarchie

di Ornella Tajani

di Ornella Tajani | 26 Marzo 2007

La società francese non è assolutamente gerarchizzata.
Nella mensa del liceo dove lavoro, i prof hanno diritto a saltare la fila e a mangiare prima degli alunni, che, di quei trenta minuti di ricreazione, ne passano ventitré in coda.
Nella fatidica mensa c’è una sala per i ragazzi. E una sala per gli insegnanti. Nella sala per gli insegnanti c’è un’ala speciale dove banchetta il preside con pochi eletti, suoi invitati, cibandosi di pietanze con tanto di decorazione, innaffiate da champagne e servite al tavolo da camerieri – o forse da personale dell’amministrazione adibito all’uso. Tutto questo sotto i tuoi occhi che lacrimano fame di qualcosa di diverso da un cous cous verde.
Il preside ha i suoi appartamenti all’interno della struttura e non ama scendere fra i suoi sudditi, che spesso organizzano riunioni segrete per complottare eventuali rivoluzioni. In quei casi, ci pensa il vicepreside.
In Francia poi c’è l’ispettore scolastico: non è una figura mitologica, esiste per davvero. Piomba all’improvviso durante una lezione e pretende che in 50 minuti tu dimostri di saper fare quaranta cose. Se il registratore si rompe, un alunno si inchioda su una domanda o finisce il gesso, l’ispettore s’innervosirà, ti metterà una nota di demerito e tu sarai pagata di meno.
In Francia non esistono i bidelli. Ci sono i portieri.
Il portiere non apre nessuna porta dal momento che è già tutto aperto e sta seduto a fare yoga. Se cade il caffè per terra lui non sa dov’è lo straccio : non è compito suo, sono quelli delle pulizie che se ne occupano. In compenso funge da guida turistica dell’edificio.
Gli addetti alle pulizie si dividono in due categorie: i camici azzurri, che si occupano delle aule, spadroneggiano sui camici blu, addetti ai bagni.
I secondi sono sempre gentili e sorridenti, mentre i primi ti guardano con mento alzato. Perché anche loro hanno lo scettro: il passe-partout. Possono andare dove gli pare, esattamente come te, con la differenza che loro conoscono a memoria le segrete del castello. Mai metterglisi contro, mai sfidarli: anche perché, in fondo, tu chi sei?
Un professore d’italiano. Mica uno di francese o di matematica.

Ornella Tajani

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