Il Ministro Padoa Schioppa, come molti della sua generazione, ha trovato il modo di sparare, ancora una volta, sul ’68, questa volta reo del permissivismo dilagante che avrebbe creato troppi trentenni ‘bamboccioni’. Il ’68, essendo parte del recente passato, ha sicuramente tante responsabilità del presente, non avendo, ad esempio, saputo far seguire ai profondi cambiamenti sociali di cui fu protagonista, una adeguata e moderna cultura politica. Tuttavia nei rimproveri del Ministro penso che ci sia sicuramente anche un po’ d’invidia per i fratellini più piccoli che hanno un ricordo netto, forte e chiaro dei loro vent’anni, a differenza di quello sfumato e scolorito degli attuali settantenni. Un ricordo sbiadito che si accompagna anche ad un certo inconfessato rammarico per essere passati subito a ragionare con il portafoglio, senza passare per la fase in cui si ragiona di più con il cuore e non aver vissuto, così, quegli anni che avevano saputo mettere in discussione le troppe, anacronistiche convezioni con cui, loro, avevano dovuto e voluto convivere. Una generazione che, almeno nelle élite, inoltre, si è molto impegnata nella carriera, ma che nei confronti dei figli, per ammissione di molti suoi autorevoli esponenti, è stata spesso assente. Sicuramente quell’assenza è stata compensata in molti modi, ma dubito che abbia fatto meno danni del permissivismo, però contrassegnato dalla presenza, dei sessantottini. Ovviamente, si potrà dire che generalizzare è sbagliato e, in ciò non si può non essere d’accordo, ma chi di generalizzazione ferisce, di generalizzazione perisce.
Sergio Vicario

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