Gentile Parietti,
di Fini ho una curiosa opinione. Penso che sia una delle rare persone, in politica, che sanno vendere veramente bene la loro merce. In televisione riesce sempre a fare un figurone. Di persona, nei comizi e a quattr’occhi, riesce addirittura meglio.
Il problema è, appunto, la merce. Fini non ne ha, politicamente parlando. E’ un formidabile intrattenitore, ma quanto a strategie, disegni, intuizioni, suggestioni, penso che sia piuttosto carente.
Del resto la sua carriera è segnata da una serie di fortunate circostanze che lo hanno sospinto in alto. Si può dire che ogni “scatto” di carriera sia stato determinato dal fatto che, in quel dato momento, faceva comodo a qualcuno.
Cominciò Almirante, il leader indiscusso del MSI, a piazzarlo a capo dei giovani missini per esibire un volto pulito e moderato che tagliasse la strada ai coetanei più sanguigni che erano stati utilissimi ( alla causa della destra ) nei momenti difficili degli scontri di piazza. E lo stesso Almirante a volerlo suo successore per non consegnare il partito ad uomini che avrebbero rischiato di togliere il doppiopetto al Movimento Sociale che con grande fatica era riuscito a fare indossare agli eredi di Salò.
Dopo poco Fini perse i galloni ad opera di Pino Rauti la cui gestione, tuttavia, ridusse al lumicino i consensi della Fiamma. Ecco, allora, in un drammatico Comitato Centrale, Fini riconquistare la segreteria per la convergenza delle correnti insofferenti di Rauti ma incapaci, singolarmente, di scalzarlo. Venne la stagione di Tangentopoli e su Fini soffiò il vento favorevole della stampa e degli ambienti finanziari impegnati a smantellare la classe politica. Faceva comodo, come il PDS di Occhetto e D’Alema. Così come fece comodo al Vaticano orfano della DC la sua candidatura a sindaco di Roma che ne consacrò la popolarità grazie ai duelli televisivi con Rutelli. E cominciò a fare comodo anche a Berlusconi che, proprio in quella circostanza, lo sdoganò rendendo noto che avrebbe votato per Gianfranco se fosse stato cittadino romano. Oggi, ancora una volta, fa comodo a qualcuno, cioè a tutti coloro che vogliono scalzare Berlusconi senza correre il rischio delle urne.
Può darsi che Fini sia un abile surfista della politica, attività nella quale fortuna e tempismo sono altrettante doti.
Ma di qui a farne uno statista, un costruttore di scenari ed alleanze per governare il Paese, ce ne corre.
La mia opinione è che gli manchi la visione. (N. C )
FINI SA VENDERE BENE LA SUA MERCE MA GLI MANCA LA “VISIONE”
Il problema è, appunto, la merce. Fini non ne ha, politicamente parlando. E’ un formidabile intrattenitore, ma quanto a strategie, disegni, intuizioni, suggestioni, penso che sia piuttosto carente. Lettera di Giorgio Parietti – Torino

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