Dirige Zubin Metha che fra due anni lascerà l’incarico di direttore principale per assumere quella di direttore onorario a vita.
Spetta a Fidelio, unica opera lirica scritta da Beethoven, inaugurare la 78° edizione del Maggio Musicale Fiorentino il prossimo 27 aprile all’Opera di Firenze, con Zubin Mehta sul podio, impegnato a dirigere i “suoi” orchestrali, che lascerà nel 2017, dopo oltre tre decenni di stabile presenza nel capoluogo toscano.
Fra due anni, infatti, la carica di direttore principale dell’Orchestra del Maggio, affidata a Mehta fin dal lontano 1985, si trasformerà in quella di Direttore onorario a vita; un termine naturale, come ha sottolineato il sovrintendente Francesco Bianchi, per un sodalizio che è stato di grandissima soddisfazione non solo per la compagine fiorentina ed il maestro indiano, ma anche per tutti i musicofili, che ormai considerano Mehta come un vero e proprio intoccabile idolo. Non a caso l’anno prossimo Firenze sarà in prima linea a festeggiare l’80° genetliaco del Maestro, che inaugurerà il festival il 24 aprile 2016 – cinque giorni prima rispetto alla data esatta del suo compleanno – in un concerto con il suo grande amico Barenboim al pianoforte.
Tornando all’odierno Fidelio, va ricordato che il capolavoro beethoveniano per la regia e le scene è affidato al fiorentino Pier’Alli, già applaudito tre anni or sono per lo spettacolo La metamorfosi di Kafka, con le musiche di Silvia Colasanti; in realtà l’allestimento di Pier’Alli non è una novità assoluta, essendo stato messo in scena con grande successo per la prima volta a Valencia nel 2006.
Il regista fiorentino non intende perdere di vista il messaggio principale di Fidelio, di sapore illuministico, consistente nella conquista della libertà, ma lo risolve sul piano simbolico, avvalendosi di un adeguato impianto scenografico e ricorrendo anche a delle proiezioni visive, che possano mettere bene in risalto le fasi più significative dell’opera beethoveniana. Un’opera che, come osserva Pier’Alli, passa dai toni rassicuranti della commedia nella parte iniziale al piano assai inquietante «nel vortice dell’inconscio, il sotterraneo del carcere-fortezza, a cui si arriva attraverso un’agghiacciante introduzione musicale, dove le carceri immaginarie di Piranesi contribuiscono alla fantasia visionaria di questo viaggio nelle viscere della terra e dell’essere. Sfociando nel finale liberatorio, con l’applauso collettivo, tutto lo sviluppo precedente si converte nell’emblema di un processo evolutivo e cosciente dello spirito, che è il fondamento di tutta la filosofia hegeliana».
Il cast dei cantanti comprende il noto tenore Burkhard Fritz nel ruolo di Florestano e quello del soprano Ausrine Stundyte nella parte di Fidelio-Leonore. Repliche il 30 aprile ed il 3 e 5 maggio.

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