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essenze del 8 marzo 2015 – n. 10

di franchini | 8 Marzo 2015

 

 

 

Yves Bonnefoy

 

 

estate di notte

 

I

Mi sembra, stasera,

Che più vasto il cielo stellato

A noi si avvicini; e la notte

sia dietro tanti fuochi meno oscura.

Splendono anche le fronde sotto le fronde,

Si è ravvivato il verde, e l’arancio dei frutti maturi,

Lume d’angelo prossimo; un bàttito

D’occulta luce, coglie l’albero universale.

A me sembra, stasera,

Che siamo entrati nel giardino, e l’angelo

Ne ha richiuso le porte senza ritorno.

 

II

Vascello di un’estate,

E tu come alla prua, come si chiude il tempo,

Stendendo stoffe dipinte, sussurrando.

In quel sogno di maggio

L’eternità saliva tra i frutti dell’albero

E io ti offrivo il frutto che fa illimitato

L’albero senz’angoscia né morte, di un mondo condiviso.

Vagano i morti lontano al deserto di schiuma,

Non c’è deserto più se tutto è in noi,

Non c’è più morte, se le mie labbra sfiorano

L’acqua di una similitudine diffusa sul mare.

Oh sufficienza dell’estate, io t’ebbi pura

Come l’acqua mutata dalla stella, come un fruscio

Di schiuma sotto i passi dove risale della sabbia

Un chiarore a benedire i nostri corpi senza luce.

 

III

Il movimento

ci era apparso una colpa, ed eravamo

Nell’immoto come sotto la carena

Oscilla e non oscilla il fogliame dei morti.

Io ti dicevo la mia polena a prua

Felice, indifferente, che conduce

A occhi semichusi il vascello di vivere,

Ne sogna il sogno, profonda è la sua pace, e s’inarca

Sul tagliamare ove pulsa l’antico amore.

Sorridente, discolorata, primigenia,

Il riflesso per sempre di una immobile stella

Nel gesto mortale.

Amata, nel fogliame del mare.

 

IV

Terra amata a salpare,

Guarda,

È la tua polena,

Chiazzata di rosso.

La stella, l’acqua, il sonno

Hanno consumato la spalla nuda

Che fremeva, e si piega

A Oriente dove gela il cuore.

L’olio assorto ha regnato

Sul corpo dalle ombre fluenti,

Tuttavia ella china la nuca

Come si pesa l’anima dei morti.

 

V

Giunto quasi l’istante

In cui non c’è più giorno, non più notte,

Tanto si è ingrandita la stella a benedire questo

Corpo bruno e ridente, illimitato,

Acqua che scorre senza chimera.

Le fragili mani terrestri scioglieranno

Il nodo triste

Dei sogni.

Il chiarore protetto poserà

Sulla distesa delle acque.

La stella ama la schiuma, e brucerà

Nella veste grigia.

 

VI

Fu a lungo estate. Un’immobile stella

Dominava l’avvicendarsi del sole. L’estate di notte

Recava l’estate di giorno nelle mani di luce.

Noi parlavamo a bassa voce, in fogliame di notte.

La stella indifferente; e la polena; e il chiaro

Cammino dall’una all’altra in acque e cieli calmi.

Ciò che è si moveva come un vascello che scivola

E vira, e la sua anima più non sa nella notte.

 

VII

Non avevamo forse l’estate da valicare, come un largo

Oceano immoto, e io semplice, steso

Sugli occhi e la bocca e l’anima della prua,

amando l’estate, bevendo i tuoi occhi senza ricordi,

Non ero forse il sogno dalle pupille assenti

Che prende e non prende, e solo vuol serbare

Del tuo colore d’estate l’azzurro di una pietra

Diversa per un’estate più vasta, dove niente ha fine?

 

VIII

Ma la tua spalla si làcera tra gli alberi,

Cielo stellato, e la sua bocca cerca

Il respiro dei fiumi terrestri per vivere

Fra noi la tua desiderante inquieta notte.

Oh nostra ancora immagine,

Tu rechi vicino al cuore la stessa ferita,

La stessa luce in cui uno stesso ferro fruga.

Dividiti, tu che sei assenza e le sue maree.

Accoglici, il nostro è sapore di frutti che cadono,

Confondici sulle tue vuote spiagge nella schiuma

Coi i relitti dei legni della morte,

Albero dai rami di notte sempre duplici, sempre.

 

IX

Acque del dormiente, albero d’assenza, ore senza approdo,

Nella vostra eternità sta per finire una notte.

Come nomineremo quest’altro giorno, anima mia,

Questo rosseggiare più basso, mischiato a sabbia nera?

Nelle acque del dormiente si offuscano le luci.

Un linguaggio si crea, che divide il chiaro

Rigoglio delle stelle nella schiuma.

Ed è quasi il risveglio, è già la rimembranza.

 

 

 

 

Yves Bonnefoy (Tours, 24 giugno 1923) è un poeta, traduttore e critico d’arte francese.

Ha ricevuto in tutto il mondo numerosi premi, tra i quali il gran premio della poesia dell’Académie française (1981), il premio Balzan (1995), il Premio Grinzane Cavour (1997), il Premio Franz Kafka (2007)[ e il gran premio di poesia Pierrette Micheloud (2011).

Ha ricevuto lauree honoris causa da moltissime università in tutto il mondo, tra le quali l’université de Neuchâtel, l’American College di Parigi, l’università di Chicago, il Trinity College di Dublino, le università di Edimburgo, Roma Tre, Oxford, Siena e Napoli L’Orientale.

 

 

La poesia è proposta nella traduzione di Diana Grange Fiori da “Pietra scritta” (1965), in “Yves Bonnefoy, L’opera poetica”, “I Meridiani” A. Mondadori Editore, 2010

 

La rubrica è da un’idea e a cura di franchini

www.franchiniscripsit.it franchini@franchiniscripsit.it

 

 

logo “essenze” © 2015 Fondazione Franchini

Pubblicato in : Primo piano

Info franchini

Poeta, drammaturgo e pittore, presente già all’età di 28 anni in circa 30 strutture museografiche internazionali -dal Tel Aviv Museum al Miami Museum (così che, in una corrispondenza, I. Antonova, Direttore del Puschin Museum di Mosca, ebbe a scrivergli: “Maestro credo che le sue opere allarghino la nostra conoscenza dell’arte italiana moderna” e Paolo Ricci “…pittore colto che ha il pregio di non mostrare la sua cultura” ) -presentò la sua prima produzione ad olio (che seguiva quella del “segno” grafico) presso la Galleria “la barcaccia” di Napoli nel 1970. Dedicatosi ad una intensa attività politico-sociale ed alla ricerca di una espressione estetica adeguata a consolidare e rappresentare la personale condizione esistenziale, produce “a vomito”, e per periodi, sino al 2006, isolandosi dal mercato per non esserne contaminato.
Proteso alla costituzione di una fondazione, in funzione di questa si costituisce il “Comitato Fondazione Franchini” –cui aderisce, tra gli altri, Francesco De Martino (tra i maggiori storici contemporanei del diritto romano, già vice-Presidente del Consiglio e Segretario del PSI)-.
Teorico del movimento socialista, franchini ha fondato, tra gli altri, il circolo “il ‘99”, il “premio giornalistico Buccico”, il “centro studi di politica mediterranea”, e, attento osservatore dei problemi dell’immigrazione, sin dal 1981, la “FILI ’99” –primo tentativo di sindacato europeo della immigrazione legale. Ha firmato, tra l’altro, l’inno “I socialisti”, con la musica del M° Enzo Amato.

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