Grande confusione sotto il cielo del maggior sindacato italiano. Proviamo ad elencare alcuni fatti. Tutti ricordiamo la campagna condotta dalla Fiom-Cgil contro i nuovi contratti voluti da Marchionne per gli stabilimenti Fiat di Pomigliano e Mirafiori. Da una parte i metalmeccanici della Cgil, dall’altra l’azienda e tutti gli altri sindacati, compresi Fim-Cisl e Uilm-Uil. Sottoposti al voto dei dipendenti, i nuovi accordi ottennero il consenso della maggioranza dei lavoratori. La storia si è ripetuta pochi giorni fa all’ex Bertone, oggi Officine Automobilistiche Grugliasco. Qui però si è registrata una novità. In quella fabbrica, dove gli iscritti alla Cgil sono da soli maggioranza assoluta, hanno votato si all’accordo tutte le sigle sindacali interne, compresa quindi la Cgil. La Fiom però, vale a dire la categoria alla quale pure i sindacalisti interni della Cgil, sono iscritti, ha dichiarato quel referendum illegittimo e, nonostante il voto quasi plebiscitario, ha detto che non firmerà quel contratto. Quasi in contemporanea Susanna Camusso, segretaria nazionale della Cgil, dichiarava invece che il comportamento tenuto dalla RSU Fiom della ex Bertone era stato “positivo”. Un doppio esempio di coerenza.
Facciamo un passo indietro. La Fiom si era già distinta dalle altre sigle sindacali rifiutandosi di firmare il contratto nazionale dei metalmeccanici che invece aveva avuto il si di tutti gli altri. A seguito di quella scelta poi la Fiom nazionale, sconfitta nelle fabbriche, aveva fatto ricorso alla magistratura per far dichiarare illegittimo un contratto che non portava la sua firma. E naturalmente dalla magistratura aveva avuto ragione, sia pure parzialmente. In due distinte sentenze, una a Torino e una a Modena, i giudici stabilivano che quei contratti non avevano vigore per gli iscritti alla Fiom e per tutti quei dipendenti che non essendo iscritti a nessun sindacato non avevano esplicitamente dichiarato di accogliere favorevolmente la nuova piattaforma contrattuale. A seguito di quelle sentenze, in 10 fabbriche, fra le quali anche tre del gruppo Fiat, Ferrari compresa, si è venuta a determinare questa particolare situazione: per i dipendenti iscritti alla Cgil non viene applicato il nuovo contratto dei metalmeccanici siglato nel 2009 (resta in vigore quello del 2008), mentre per tutti gli altri si. Facile immaginare le conseguenze pratiche. E facile immaginare anche cosa potrebbe succedere se la Fiom, continuando a ricorrere, come ha detto di voler fare, alla via giudiziaria, riuscisse a bloccare le intese di Pomigliano, Mirafiori, ex Bertone. Se a tutto questo poi aggiungiamo che la Cgil continua a sviluppare nel Paese una posizione più politica che sindacale preoccupandosi non di fare accordi con le controparti datoriali ma di contestare le scelte del governo, si capisce come si riduca davvero al minimo la possibilità per il nostro sistema industriale di affrontare con qualche speranza di successo la concorrenza internazionale. Nel contempo, continuando a parlare di “diritti”, di cui pure ovviamente bisogna occuparsi, il reddito dei dipendenti italiani, del tutto avulso da quella cosa che si chiama produttività, perde sempre di più il confronto con i livelli reddituali dell’Europa.
Giancarlo Magni

Caro Magni ,purtroppo l’atteggiamento della CGIL resta quello di sempre, verso i lavoratori e verso dissidenti vari : disponibilità al perdono ” perchè non sanno quello che fanno “. Su simili basi si va poco lontano ,mi pare. Anzi ,si fa sempre più manifesto ( come per la “politica”) il distacco tra i ” manovratori ” e la realtà operativa del Paese. Non a caso diventa bersaglio preferito degli “strali” chi osa (come il Sindaco Matteo Renzi ) proporre il rinnovamento del “sistema” ,più che la “rottamazione” dei vecchi esemplari…