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E’ Casini il playmaker della politica italiana.

di Giancarlo Magni | 29 Gennaio 2012

Le difficoltà di PD e PDL nel sostenere Monti. I possibili sviluppi del quadro politico.

Vi siete mai chiesti perché il leader di un piccolo partito fa di tutto per tenere insieme, in una maggioranza politica, i due partiti più grandi? A prima vista sembra un controsenso.

“La gente è con me”. Rispondendo in diretta ad un giornalista del Tg1, così il Presidente del Consiglio, Mario Monti, sintetizzava lo stato d’animo del Paese,  subito dopo l’approvazione del nuovo decreto sulla semplificazione amministrativa. Poche parole ma che non potrebbero descrivere meglio le ragioni per cui il PD e il PDL, nonostante tutte le difficoltà che Monti sta creando ai due partiti, non possono fare a meno di appoggiarlo. In effetti la gente è con Monti. Perché la situazione economica è seria, perché la persona è competente e perché dà un’immagine di sobrietà Così Berlusconi gli garantisce l’appoggio nonostante mezzo partito sia di parere contrario e la stessa cosa fa Bersani anche se Monti porta avanti una politica che, secondo gli schemi classici, possiamo definire, senza timori, di destra. PD e PDL sanno perfettamente di correre il rischio di una forte erosione elettorale ma far cadere, oggi, il governo porterebbe certamente ad una perdita maggiore di voti. In effetti Monti è, per i due partiti maggiori, una mina vagante. Rappresenta un pericolo mortale. Più Monti dura più si concretizza la possibilità che il quadro politico che emergerà dalle elezioni del 2013 sia sostanzialmente diverso dall’attuale. Si stanno giocando, tutte insieme, diverse partite. Le principali, dal punto di vista politico, sono due. Una è contro “questi” partiti, l’altra contro il bipolarismo. Playmaker di entrambe: Casini che, al momento, è l’unico a perseguire un disegno politico chiaro. Molti ritengono che la partita principale del leader dell’UDC sia quella contro il bipolarismo. E’ vero solo in parte. Casini guarda più in alto. Vuole che la sua idea di “polo moderato” diventi maggioritaria per il centro destra. In pratica vuole sostituirsi al PDL come uno dei due poli esistenti. Se il disegno fallisce, allora e solo allora farebbe scattare, come subordinata, la battaglia contro il bipolarismo. Vi siete mai chiesti perché il leader di un piccolo partito fa di tutto per tenere insieme, in una maggioranza politica, i due partiti più grandi? A prima vista sembra un controsenso. Se i più forti si mettono d’accordo, a cosa serve il più piccolo? Sarebbe così se la situazione fosse normale. Ma non lo è. PD e PDL sono costretti ad appoggiare una politica che non è la loro. Il PD perché si trova a dover sostenere cose che fino ad ieri ha avversato e il PDL perché appoggia oggi misure che non ha voluto o potuto prendere ieri per non scontentare una buona parte della sua base elettorale. Più stanno insieme, più vanno in sofferenza. Il PDL è sostanzialmente spaccato in due. Una parte vorrebbe mandare a casa il governo e rinsaldare l’asse con la Lega, l’altra vuole far durare il governo, rinsaldare l’intesa con Casini e dare corpo e sostanza all’idea il trasformare il PDL nella sezione italiana del PPE. E’ anche il disegno di Casini, il PPE come uno dei due poli dello schieramento politico. Sull’altro versante alla classe dirigente del PD sta franando il terreno sotto i piedi. Appoggia una politica che non è la sua, si trova nel mirino di un agguerrito gruppo di 40enni pronto a far fuori tutti nel segno di un consistente ricambio generazionale, subisce gli attacchi delle ali sinistre, IDV, SEL, Federazione della sinistra, che, con il linguaggio che il PD teneva fino ad ieri, contestano le scelte di Monti. Un mix esplosivo che può portare alla nascita di una forza di sinistra alla sinistra del PD e alla trasformazione di quest’ultimo in un partito di stampo prettamente socialdemocratico. Se poi questo disegno complessivo non andasse in porto, ecco la subordinata del leader UDC: prendere una fetta consistente dell’attuale PDL, come minimo 50 deputati, e scardinare il bipolarismo attraverso la leva della modifica della legge elettorale (e questa è la ragione perché quando si parla di questa riforma alcuni frenano e altri accelerano). Si dirà. Ma perché Bersani e Berlusconi hanno dato il via a Monti? Non avevano previsto questi sviluppi? Bersani poteva andare al voto, vincere le elezioni e applicare le sue ricette per uscire dalla crisi. Di converso anche Berlusconi poteva andare al voto, anzi era lui ad avere il cerino in mano. Se vinceva, governava. Se perdeva è vero che avrebbe governato la sinistra ma non avrebbe innescato un meccanismo che ora corre il rischio di far sparire la sua creatura. Ai posteri l’ardua sentenza.

Pubblicato in : Editoriale

Info Giancarlo Magni

Giancarlo Magni, giornalista professionista, ha seguito per anni, a Roma, la vita politico-parlamentare. Ha lavorato nella carta stampata, nelle radio e nelle TV. Ha collaborato con la Nuova Eri e con il RadioCorriere. In Rai, e’ stato prima alla redazione del TGR della Liguria e poi al TGR della Toscana, dove ha ricoperto la carica di Vice Capo Redattore. Attualmente è VicePresidente del Comitato Regionale per le Comunicazioni della Regione Toscana. Fa parte del Comitato Direttivo della Fondazione “F. Turati”, una Onlus che opera in Toscana, Lazio e Puglia e che gestisce Centri di Riabilitazione, Rsa, Centri per disabili e strutture per persone in stato vegetativo permanente e per malati di Alzheimer.

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