Anche le tortuose vicende per il controllo di Telecom, come tutte quelle che hanno riguardato e riguardano grosse aziende già dello Stato sono la metafora della caduta verticale del nostro sistema politico.
Un degrado che è allo stesso tempo causa ed effetto della voracità del nostro opaco capitalismo da strapaese e familistico, delle lotte senza regole e, quindi, senza esclusione di colpi, per effettuare scalate ed acquisizioni, dell’utilizzo senza ritegno di armi improprie quali magistratura e mezzi di informazione.
Agli inizi degli anni novanta è stato compiuto un golpe per neutralizzare il potere politico che aveva gestito la ricostruzione postbellica e la fase della crescita che aveva portato l’Italia nel novero dei grandi Paesi industrializzati.
Banche, grandi gruppi finanziari e industriali, anche esteri, poterono acquisire a mani basse e senza ostacoli tutti i gioielli dello stato e in alcuni casi procedere a drammatiche regolazioni di conti per togliere di mezzo concorrenti e presenze indesiderate.
E’ da allora che tutto in Italia ruota attorno agli appetiti ed all’avidità di una ristretta oligarchia capitalistica che non sempre significa imprenditoriale. Ed i partiti della cosiddetta seconda repubblica, quelli di sinistra, di centro o di destra poco importa, accettano di ratificare decisioni di fatto già prese. Oppure conducono battaglie il più delle volte “in nome per conto” degli interessi finanziari e industriali di riferimento scontrandosi con altri partiti a loro volta collegati con altri e contrapposti interessi di altre potentissime lobbies.
La battaglia di questi giorni per Telecom offre di tutto e di più: il governo che si intromette con messaggi obliqui per determinarne l’esito, la clava dei mezzi di comunicazione, le interferenze attuate o minacciate della magistratura, i partiti che si schierano a favore di questo o quel gruppo e non per tutelare l’interesse generale o invocare il rispetto di un minimo di regole.
E consente anche di cogliere il lato grottesco del sistema in auge dal ’92 ad oggi: il bipolarismo che va in ferie di fronte all’ipotesi di un accordo tra Mediaset (di Berlusconi) e Colaninno (il “capitano coraggioso” di D’Alema), il conflitto di interessi che non è poi quella cosa orribile che si diceva fino a ieri, etc.
Ce n’è più che abbastanza per affermare che occorre voltare pagina, mandare in soffitta il falso bipolarismo all’italiana e rinnovare tutto il rinnovabile del sistema politico ed anche economico instauratosi con il golpe mediatico-giudiziario dei primi anni ’90.
Il movimento per la Costituente Laica Liberale e Socialista tenuto a battesimo a Bertinoro potrà svilupparsi e legittimarsi se farà di questo rinnovamento la propria bandiera.
Ed è per questo che le conclusioni del congresso dello SDI a Fiuggi e la proposta di ricomporre l’unità dei socialisti in un solo partito chiamato PSI possono essere accettate solo se considerate parte di un tutto più ampio e più nuovo. Dove la fusione con le culture laica, liberale, repubblicana, radicale sia effettiva.
E’ L’ORA DI VOLTARE PAGINA
La vicenda Telecom, come tutte le altre per accaparrarsi gli ex gioielli di stato, dimostra che è indispensabile , mandare in soffitta il falso bipolarismo all’italiana e rinnovare tutto il rinnovabile del sistema politico ed anche economico instauratosi con il golpe mediatico-giudiziario dei primi anni ’90.

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