Cari amici e compagni,
ricapitoliamo Roma per gli assenti (e per i presenti) e prepariamoci per Bertinoro, meno a ruota libera e più organizzati.
Forse abbiamo avuto troppa timidezza ingiustificata con interlocutori che arrancavano: va bene rinunciare a primogeniture, va bene passare per coorganizzatori in condizioni di pari dignità, un po’ meno forse degradare al rango di semplici convenuti, spettatori e osservatori e fare da platea.
Nel merito poi riscontriamo di non essere secondi a nessuno, di avere sincero spirito unitario e di ibridazione feconda tra varie culture per un progetto (non per radici) che ci coinvolgono e ci motivano per l’azione politica; confidiamo in leadership emergenti non precostituite, che si muovano tra competenze, capacità e abilità politiche di rappresentanza e trattative a vari livelli, in altre parole qualità e meriti, non somari come ce n’è in abbondanza nell’arena politica odierna, prima vera causa di repulsione, rigetto e ostilità da parte della società civile verso le cricche di potere.
Ad oggi parrebbero essere due linee da Roma: la prima, chiamiamola autonomista, rifugge da alleanze pregiudiziali (di fare l’agnello sacrificale per qualche leoncino-volpino che vorrebbe un patto pro domo sua, magari rimanendo dietro le quinte e scendendo a pranzo quando la tavola è imbandita), si muove a partire dal nucleo laico liberal socialista (coloro che hanno superato la questione identitaria come effetto dell’infantilismo politico) e mira ad abbracciare settori, non necessariamente definiti, di società civile che proprio non si riconosce nel bipolarismo attuale italiano, rappresentato dai due macropartiti attuali egemoni, gli unici reali pericoli per la nostra sopravvivenza neonatale da pesci piccoli; è ovvio che guardiamo con favore a quelle realtà che all’interno di ciascuno schieramento si mette di traverso e impedisce ai due pescicani di rivolge re le proprie attenzioni predatorie nei confronti del nostro soggetto politico nascente, fuori da sovrastrutture ideologiche che in questo momento sono troppo impegnative e fuorvianti (primum vivere, deinde philosophare).
La seconda linea emersa a Roma dà per scontata la ns. collocazione di partenza nel centrosinistra, preclude qualsiasi contatto con gli untori del centrodestra (alleanza nazi-berlusconiana), con gli amici, i parenti e i dialoganti di primo, di secondo e di terzo grado di costoro. Nella metà del campo prescelta non sono da meno “nausee e mal di pancia” verso il Partito democratico, la sinistra radical-massimalista, IDV, lo SDI, la RNP, il nuovo PSI, Pannella, Boselli, De Michelis, Craxi, e tutti gli ex socialisti in un valzer incrociato di vicinanze e lontananze sterili di padri putativi, più o meno traditori. Possiamo chiamare questa linea settaria, idealista ed autolesionista.
In un mondo in cui ex comunisti ed ex democristiani vanno a nozze, ma anche post fascisti, berlusconiani (ex socialisti, ex comunisti, ex democristiani), leghisti, clericali, neonazisti ed ex radicali trovano il modo per stare insieme, c’è qualcuno che si colloca a distanza siderale, che teme la contaminazione e aristocraticamente dimentica che la politica è (anche ) “sangue e merda”, ostentando il suo fondamentalismo, più o meno laico, il suo vangelo, i suoi dogmi, i suoi sacerdoti o grandi maestri di riferimento.
Da Roma è emersa, in positivo, la necessità di fare i conti con l’organizzazione, elemento fondamentale per chi vuole fare politica concretamente, considerandone i costi, le energie, materiali e immateriali, che non vanno sprecate, il rischio dello spontaneismo inconcludente; è emersa la necessità di mettere all’ordine del giorno la questione morale, la questione sociale e la questione ambientale e la necessità di incalzare un ceto politico autoreferenziale, con privilegi esasperanti e separato dalla società civile, è emersa anche un’ autorevolezza altalenante da parte della presidenza dell’assemblea, con il rischio di degenerazione per questioni puerili.
La nostra continua attenzione dev’essere quella di non degradare a fare una politica per conto terzi, come manovalanza, soddisfatti solo di rimirarsi l’ombelico.
Nel frattempo, amici e compagni, non ci farebbe male riprendere l’agenda dei nostri impegni e delle nostre scadenze fissate a giugno e a novembre 2006, ai nostri obiettivi, test di breve e di lunga durata, sapendo che l’esttezza della linea e la definizione della rotta ce la daranno i risultati con cui dovremo misurarci in prima persona coraggiosamente, sul campo, verificando i consensi all’aperto e non al chiuso di una stanza o di un circuito, più o meno culturale.
Fraternamente
Francesco Attolico
15.02.07
Dopo Roma… Bertinoro con una linea condivisa
di Francesco Attolico

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