Correva l’anno di grazia 1993. Per la precisione era il 18 di aprile. Bene, in quel giorno il 90,3 per cento degli italiani votò per l’abolizione del finanziamento pubblico dei partiti. Sono passati 15 anni ed oggi i partiti prendono 10 volte tanto. La cosa è stata resa possibile da un piccolo marchingegno. Abolito infatti il finanziamento per via referendaria, si è istituito il rimborso elettorale che viene erogato in cinque rate annuali, una per ogni anno della legislatura. In pratica si è cambiato nome al finanziamento. Il meccanismo è semplice e perverso. Per ogni voto conquistato da una forza politica viene stabilita una quota rimorso di 5 euro che poi, come detto, viene data in tranche annuali. Per le politiche il rimborso scatta a partire non dalla soglia di ammissione, 4 per cento alla Camera e 8 per cento al Senato, ma dalla cifra più abbordabile dell’1 per cento. I 5 euro a voto poi sono sia per la Camera che per il Senato ma siccome i voti al Senato sono meno di quelli per la Camera, per la diversa soglia di elettorato attivo, il conto, anche per il Senato, si fa sui voti della Camera. Le raffinatezze però non si fermano qui. Nel 2006 è stata fatta una modifica bipartisan in base alla quale i rimborsi annuali si prendono sempre e comunque per 5 anni, anche se nel frattempo, è il caso di quest’anno, la legislatura termina prima. Così anche partiti che non sono più in Parlamento, come ad esempio lo SDI, il PRC, i Verdi i Comunisti italiani, ma anche la stessa Forza Italia, An o Ds, che nel frattempo hanno cambiato nome e ragione sociale, continuano a prendere il loro bravo 1 euro l’anno per ogni voto preso alla Camera e al Senato nelle politiche del 2006. A queste cifre si aggiungono poi i finanziamenti che prendono, nel caso abbiano superato l’1 per cento, a partire dalle politiche del 2008. Lo stesso meccanismo vale per le regionali e le Europee. Un fiume di denaro entra così tutti gli anni nelle case dei partiti, quei partiti che sulla base della volontà popolare avrebbero dovuto provvedere al loro sostentamento in modo diverso. Ma non è finita qui. Perché a questo tipo di provvidenze si aggiungono quelle stabilite per la stampa. Un’apposita legge stabilisce infatti contributi per gli organi di partiti e movimenti politici. Ma come fare se il partito cambia ragione sociale? Sulla base di quella norma infatti l’Unità, organo DS, L’Europa, organo della Margherita, o il Secolo d’Italia, organo di An, oggi non avrebbero diritto ad avere soldi dallo Stato. Niente paura. E’ stato il solito Bersani, l’ideatore della legge che mantiene i soldi ai partiti anche nel caso di scioglimento anticipato della legislatura, a trovare la quadratura del cerchio. Terzo comma dell’art. 20 della legge Bersani “Il requisito di rappresentanza paralamentare…non è richiesto per le imprese editrici di quotidiani o periodici che risultano essere giornali od organismi di partiti e movimenti che alla data del 31 dicembre 2005abbiano già maturato il diritto ai contributi”. Non crediamo ci sia cittadino, indipendentemente dal colore politico, che di fronte a questo stato di cose non provi una forte forma di ribellione. Ma si torna alla quadratura del cerchio. Senza democrazia interna ai partiti, senza la possibilità di esprimere preferenze al momento del voto chi è fuori dal giro dei soliti noti come può far arrivare le sue istanze nel Palazzo?
Giancarlo Magni

E’ un pò, parafrasando, come la riforma dei diritti televisivi del calcio in Italia, dove non si sa bene su quale base vengono conteggiati i tifosi di questa e quella squadra, sui numeri poi si procede alla suddivisione della torta.. morale: chi più ne ha, più ne piglia.. ed il Milan si prende i Pato e la Reggina i Pelanti…! Idem qua: i partiti continuano a “sfornare” comunicazione a iosa in fase elettorale, e non solo, spalleggiati dalle testate “proprie” e duqnue finanziate.. e da giganti sfidano i vari Golia che si affacciano in piazza e provano, di propria tasca, a mettere voce in capitolo… nun je la faranno mai!
Con una Legge di iniziativa popolare ,invece che col Referendum ,che disponga :”sono abolite od inapplicabili tutte le norme in contrario….” si potrebbe risolvere il problema di questi inghippi . Guardando bene chi approva e chi no ( o modifica), e regolandosi di conseguenza , senza stupide devozioni !
Tanto per dire !