Mercoledì 21, ore 19.00
L’importante è stare calmi. Mancano due ore allo spettacolo e non funziona nulla. Monica non si ricorda neanche un pezzo di tutti i suoi monologhi; il tecnico del suono sostiene di avere la scaletta musicale sbagliata, per cui Schubert entra drammaticamente in un pezzo comico mentre Mozart s’è perso, forse sotto le gonne di Ofelia; da dietro le quinte è sbucato un inquietante gatto nero che ci guarda con un ghigno di commiserazione, ed il sipario si è inceppato già due volte; i nostri potenti mezzi non sono in grado di fornirci una sedia per il chitarrista se non togliendola di sotto i piedi ad una ballerina che ci sta sopra sulle punte – operazione che non ci sembra carina per niente – e naturalmente il microfono che devo usare io non solo non funziona ma dà prova di un sadismo senza pari, ci fa credere di essere acceso ed invece la mia voce non arriva neanche in prima fila. Bene, tutto come da copione, il Titanic sta affondando ed il nostro regista, all’ennesimo disastro in prova, esclama: chiudiamo qui ed andiamocene tutti! Qualcuno fa notare che fuori c’e già una lunga coda di persone pronte ad entrare: la fuga è impossibile, dunque ci rassegniamo ad andare in scena con lo stesso spirito di quei poveracci che si fecero massacrare alle Termopili. Ma loro lo fecero per la patria, mentre noi…già, ma noi perché stiamo per fare la peggior figura delle nostre pur non brevi vite?! Stiamo precipitando verso il disastro e non si sa neanche perché…persino il gatto ci compatisce e non si spreca nemmeno a portarci iella, chè quella ce la siamo già portata da casa – poveri bischeri a due gambe che pensano di salire su questo palcoscenico che lui domina con tanta sicurezza. Lui.
Ore 23.45
Increduli, con lo stesso sguardo trasognato e sbigottito che distingue gli scampati ad una tragedia, ci guardiamo da un capo all’altro del tavolo dove ci siamo finalmente seduti a cenare. Nessuno ci ha picchiato, non ci hanno tirato ortaggi di alcun genere – forse a causa del prezzo che li rende ormai troppo preziosi per sprecarli a teatro – non ci hanno insultati, non ci hanno aggrediti con alcuna estremità corporea e non ci hanno neanche sputato. Siamo riusciti nell’incredibile impresa di mettere insieme trecento spettatori, accomunati da uno spirito evangelico da far morire d’invidia i missionari congolesi, che hanno sopportato con pazienza sacrificale la nostra prova di attori ed hanno avuto persino la bontà tutta volta al perdono pasquale di premiarci con i loro applausi – e certo sono stati loro a creare il miracolo. Tutto ha funzionato, nessuno è caduto dal palco, la musica è entrata perfettamente, il chitarrista è riuscito a suonare senza impiccarsi col filo elettrico, le ballerine non si sono rotte nulla, Monica ha dato vita ad una galleria di ritratti di donne straordinaria, il gatto si è defilato in attesa del prossimo gruppo di beneficiati da Basaglia, ed io…io penso di aver perso un anno di vita nel momento in cui sono salita su quel palco ed ho pensato che la mia voce non sarebbe mai uscita, neanche sotto la minaccia del Vigna, seduto in prima fila, di farmi un interrogatorio di terzo grado per l’Antimafia…Alla fine, il nostro beneamato Direttore-Regista-Uomo delle meraviglie mi ha abbracciata e mi ha chiesto: “Sei contenta?”. Sì, infinitamente: di non doverlo fare più.
Giovedì 22
Sto ricevendo sms del genere: Gertrude vai che sei forte!! Firmato: Amleto pentito – sarà stata la presenza di Vigna?! I miei lettori hanno attaccato a scrivermi email la mattina alle sette, ma uno ha battuto tutti per genialità: all’ora esatta in cui ero sul palco, mi ha scritto una sola icastica parola “allora?”…Ora, non mi fraintendete, io vi adoro, vi amo e non potrei vivere senza di voi, ma perdinci, che cavolo di insalubri abitudini di vita avete?! Non è sano attaccarsi alla posta elettronica prima ancora di avere preso il caffè, credetemi, fa male alla salute, ma soprattutto: come potete pensare che la mattina alle sette la sottoscritta che gode – si fa per dire – della stessa pressione di una formica anemica con gravi problemi di ritorno alla coscienza, possa rispondere alle vostre giubilanti invocazioni?! Ma per chi mi avete preso, per Luca Giurato?! Mica faccio Uno Mattina alle quattro di notte, io…
Venerdì 23
Titolo di un quotidiano in pagina spettacoli: Divina prova d’attrice. Oddio, ma parlano di me…ah, no, c’era la Ottavia Piccolo alla Pergola ieri sera. E capirai…
Lele Mora dichiara di aver lavorato più volte per Mastella: lo scritturiamo per il nostro prossimo spettacolo? Potremmo intitolarlo “Dico o non Dico”, con un monologo da far sparire per sempre anche la memoria di “Essere o non essere” di Amleto – e a ben pensarci, non c’è una strana forma di somiglianza fra i due indecisi cronici? Chissà se anche Amleto si tingeva i capelli – deve essere per questo che Ofelia è impazzita, una donna sa che i danni provocati da un parrucchiere scellerato non si rimediano più.
Chi.Bo.

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