Un film che parla non solo a noi naviganti in rete ma a tutti quelli che cercano altrove quello che hanno a portata di mano…basta volerlo vedere. Buona visione

Se già il bullismo è una piaga che sembra scoprirsi solo ora ma è sempre esistito in forme più o meno plateali nel mondo degli adolescenti, il cyberbullismo è una piovra: parte come un gioco, uno scherzo pesante, fino a spingere al suicidio.
Se una coppia, devastata da un dolore troppo grande, un dolore che nessun genitore dovrebbe mai provare, la morte di un figlio, non riesce ad elaborare il lutto e si allontana sempre più, sceglie di entrare in una chat e scoprire che c’è chi ha provato lo stesso dolore, sa ascoltare, sa capire, sa confortare? Scoprire poi che il conto corrente è prosciugato riporta al mondo reale .
Se una giornalista vuole fare carriera con uno scoop di sicuro effetto, quale occasione migliore di effettuare un’indagine nella rete alla ricerca di chi si esibisce, a pagamento, davanti ad una webcam?
Se a queste tre storie aggiungiamo un avvocato sempre troppo impegnato per dedicare del tempo alla famiglia e ai figli adolescenti, e un altro padre ex poliziotto che si dedica alla scoperta dei crimini informatici, vive un rapporto conflittuale con il figlio adolescente costretto a crescere da solo dopo la morte della madre e non si accorge che questo è uno che usa e abusa della rete, avrete il film Disconnect, presentato fuori concorso due anni fa a Venezia e uscito nelle nostre sale il 9 gennaio.
Cosa spinge adulti e adolescenti a farsi affascinare dal mondo del virtuale perdendo così di vista la realtà nella quale volenti o nolenti dobbiamo confrontarci con problemi e difficoltà? Un mondo reale nel quale dobbiamo crescere ed aiutare a crescere i nostri figli? La ricerca a volta disperata di una parola, di un’amicizia che non sappiamo trovare in chi ci vive accanto. Ma ogni volta che siamo connessi in rete siamo veramente soli, disconnessi dal mondo reale . Il film parla chiaramente a noi di noi stessi.
Una sceneggiatura ricca di spunti di riflessione e un cast di attori tutti nella parte gira attorno ad un adolescente in coma che, assistito da un padre finalmente presente , riceve più volte la visita di un compagno che se lo avesse conosciuto meglio non lo avrebbe certo spinto al suicidio.
Palpabile l’emozione di Jonah Bono / Ben attore sì ma anche musicista che nel film suona i brani da lui stesso composti e notevole l’interpretazione di Andrea Riseborough /Nina , la giornalista perfettamente connessa con la rete alla ricerca della notizia che le permetterà il salto di qualità nella carriera.
Convince poco il finale troppo “buono”, (si risolvono quasi tutte le situazioni) ma l’invito ad uscire dal virtuale per scoprire la vita che ci scorre accanto, per aprirsi e confrontarsi con chi ci sta accanto, è chiaro e forte.

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