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DIRITTI NEL PALLONE

Se non vogliamo vivere nel paese dei paradossi, è necessario che la giustizia funzioni. Di Davide Giacalone

di Davide Giacalone | 13 Giugno 2011

Il calcio è un mondo totalmente corrotto, nel quale non si salva nessuno e l’ennesimo scandalo ne è solo l’ulteriore dimostrazione. Questo vedono gli occhi di un ignorante. L’ignoranza è una brutta bestia, che può diventare feroce. Una bestia spesso aizzata in modo colpevole. E’ difficile rendersene conto fin quando non ci si ritrova, con consapevolezza, dalla parte degli ignoranti.

Non sono un tifoso. Per la precisione non so nulla di calcio, non me ne sono mai interessato, sono di una totale ignoranza. E’ un dato di fatto. Quando la nazionale gioca partite importanti mi sveglio dal torpore, ma dura poco.

Me ne dispiace, ma neanche tanto. In questo caso, però, ho potuto vivere la condizione di chi legge storie di un mondo che esiste, che sa essere importante, ma che non lo riguarda, rispetto al quale non dispone di strumenti critici propri. Ebbene, le notizie che leggo sono chiarissime: ci sono calciatori corrotti, camorristi che ne maneggiano le sorti, gente arrestata che implora pietà, essendo all’evidenza colpevole, altri che annunciano le proprie imminenti confessioni.

Taluni si proclamano estranei, è vero, ma chi ci crede? Come è possibile che una partita sia corrotta per una squadra e sana per l’altra? O corrotta per una parte dei giocatori e regolare per gli altri? E siccome giocano fra di loro, poche storie e non prendiamoci in giro: è tutto uno schifo. I nomi dei colpevoli li conosco già, perché sono stati pubblicati dai giornali e sono anche gli unici giocatori che, adesso, conosco.

A render così le cose è l’avidità, il desiderio d’arricchimento, il fatto che girono troppi soldi. A farne le spese sono quei fessi dei tifosi, che magari si scaldano per le sorti della propria squadra e non si rendono conto d’essere mandrie manovrate.

A queste brillantissime conclusioni sono giunto sulle basi di un’inchiesta penale che è ben lungi dall’essere conclusa. Sulla base di documenti e voci pubblicate, arricchiti da origliamenti d’interrogatori e commenti dei magistrati competenti. I quali ultimi, con le loro altolocate parole, che lo vogliano o no, avvalorano il racconto del resto. Il tutto avviene, e per me è sentenza già archiviata, a un anno dagli eventuali rinvii a giudizio e a sei o sette (voglio essere generoso) dalla sentenza definitiva.

Nel mentre quei cittadini, lavoratori con i piedi, sono da considerarsi innocenti, per me sono già definitivamente colpevoli. E questo è il regalo, mortifero, fattoci da anni di giustizialismo mediatico, socio inseparabile di una giustizia che non funziona.

Immagino quel che cittadini non avveduti possono provare quando leggono d’inchieste nel mondo della politica e della finanza, mancando delle informazioni necessarie a capire. Anche loro considereranno tutto schifoso, marcio, esecrabile.

Oppure cosa pensano quelli che sono tifosi, di calcio, politica o finanza: è un complotto, una montatura. In tutti e dueS i casi si tratta di abitanti in un Paese senza giustizia. Così come si tratta di gente che tende sempre a non sentirsi coinvolta, ad autoassolversi per pretesa estraneità. Anche questo è falso, e basta vedere i genitori che spingono i figli e ne reclamano l’inserimento in squadra, per rendersene conto.

Come si fa, allora, a non vivere in un’Italia in cui valgono le regole gemelle della presunzione di colpevolezza e dell’autoassoluzione? Si fa funzionare la giustizia. Magistrati silenti e laborisoi, processi rapidi e sentenze definitive, giornalismo rispettoso dei diritti e delle parti, non ebbro di sangue. Un Paese civile, insomma. Quale l’Italia, purtroppo, non è.

Davide Giacalone – Pubblicato da Libero

Pubblicato in : Primo piano

Info Davide Giacalone

Dal 1980 al 1986 è stato segretario nazionale della Federazione Giovanile Repubblicana e dirigente del PRI. Dal 1981 al 1982 è stato Capo della Segreteria del Presidente del Consiglio dei ministri, Giovanni Spadolini. Dal 1987 al 1991 è stato consigliere del Ministro delle poste e delle telecomunicazioni Oscar Mammì. È stato consigliere d’amministrazione e membro del comitato esecutivo delle società SIP, Italcable e Telespazio. Pubblicista dal 1985, lasciata la politica, è direttore de La Ragione e di Smoking, ed editorialista de L’Opinione. È stato anche consulente della Fininvest. Attualmente è una delle firme di Libero e collabora con l’emittente radiofonica nazionale RTL 102.5 dove ogni mattina, da lunedì a sabato, alle 7:10 circa durante la rassegna stampa contenuta nel programma Non stop news, commenta una notizia apparsa sulle prime pagine dei quotidiani nazionali. Da questa esperienza è nato il libro Diario Civile, edito nel 2005. Scrive inoltre articoli pubblicati sul suo sito www.davidegiacalone.it.

Nel gennaio 2010 il consiglio dei ministri (Governo Berlusconi IV) lo nomina presidente di DigitPA, nuova denominazione del “Centro nazionale per l’informatica nella pubblica amministrazione” [5]. Nel 2011 è nominato Presidente dell’Agenzia Nazionale per la Diffusione delle Tecnologie dell’Innovazione, creata da Renato Brunetta, allora Ministro della Funzione Pubblica e l’Innovazione.

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