Il piacere. La compiacenza affermativa della propria fisicità. La perpetuazione della propria fisicità. Anche attraverso dii o dei. Anche senza dii o dei.
Un processo di accumulo del piacere.
In un trasversalità temporale e geografica. Che si è alimentata e si alimenta. Che si è preservata e si perserva. Con il bisogno. La solidarietà. La paura.
L’assorbimento, alternante, e l’annullamento, persistente, di ciò che è esterno: sono le funzioni del sacerdozio del sistema. Sacerdozio. Casta.
La casta concede indigenze. Asserve indigenze. Le manipola. Le snatura. Le redime. Le rinnova.
La casta promuove l’etica. La lotta. Il conflitto verso se stessa. Le mutazioni in cui impantanare la memoria. Nel futuro.
Con il proselitismo alla servitù delle generazioni. Senza presente. Oggi. Più di ieri.
Il piacere è immutabile. Incrementabile. Indeflettibile.
Il piacere incombe. Sull’adempiersi di una comunità politica. Ne sancisce la sinteticità su cui fondare le proprie alternatività. Ne delimita i confini strategici. Gli abbandoni cui sarà preventivamente costretta.
Ammoniti, non ci si potrà nascondere nella protesta delle appartenenze. Non si potrà, nell’arco della nostra vita secolare, impedire il formarsi del processo di predominio in atto.
Partecipi ancora stupefatti. Intontiti. Dell’assorbimento e dell’annullamento.
Forse, potremo, soltanto, rallentare questo processo.
Renderlo inefficace a quelle necessitazioni mutanti. Che proverranno alla casta. Dalla scienza. Dall’arte. Dalla tecnica.
E, contrastare, mossa dopo mossa, esigenza dopo esigenza.
Producendo. Esasperando movimenti di disgregazione. Di resistenza. Di proposta.
(f)

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