C’è un vizio consolidato nella politica italiana quando si tratta di leggere i risultati di un’elezione. Si guardano le percentuali come se queste fossero il modo migliore per capire com’è andata. Invece non è così. Il dato percentuale è, almeno in parte, fuorviante. L’esempio più calzante viene proprio da queste elezioni che sono state caratterizzate da una forte astensione. Prendiamo il caso della Toscana. Il Pdl ha preso il 27,1 per cento. Un dato che percentualmente è di poco inferiore a quello del 2005 quando Forza Italia ed Alleanza Nazionale, allora divise, portarono a casa il 28,07. Solo che nel 2005 quella percentuale corrispondeva a 506.905 voti mentre oggi corrisponde a 412.118. Una perdita secca di 94.782 voti. Lo stesso dicasi del Pd che è passato dal 48,7 per cento al 42,2 ma che in termini numerici ha perso la bellezza di 239.662 voti. Tutti fanno finta di niente e nessuno fa presente come stanno realmente le cose. Invece il Pdl ha travasato i suoi voti sulla Lega (+75.639 voti) e il Pd li ha passati, e ne avanzano ancora, all’Idv. Se leggiamo correttamente i dati, il risultato vero di questa tornata elettorale è che l’unico vincitore reale è il rifiuto crescente del corpo elettorale di questo modo di fare politica. La vittoria del Pdl è solo apparente, come è apparente la tenuta del Pd, come sono senza sbocchi politici praticabili l’incremento dell’Italia dei Valori o quello della Lega. Per non parlare dell’Udc che si è letteralmente cacciata in un angolo dal quale sarà estremamente difficile uscire. Le analisi politiche che possiamo fare sono due: una, apparente, basata sulle percentuali. E’ l’analisi della politica ufficiale, quella che leggiamo su tutti i giornali. L’altra, reale, basata sui numeri e che prende in esame i possibili sbocchi, futuri, della situazione. Con l’interpretazione del primo tipo non c’è dubbio che ha vinto Berlusconi. Ha recuperato regioni importanti. E’ sceso in piazza in prima persona, tirato per la giacca da quegli sprovveduti del centrosinistra che non hanno ancora capito che su quel terreno il Cav è imbattibile, e ha raddrizzato la barca del centro destra. Ora, dopo 16 anni che è presente sulla scena politica italiana, ha ancora una carta da giocare: quella delle riforme, che potrebbe riuscire anche a realizzare, dopo tanti tentativi non andati in porto, grazie al successo della Lega Nord. L’asse Berlusconi Lega potrebbe essere vincente e il centro destra potrebbe anche riuscire ad uscire dalle secche nelle quali si sta impantanando. Non va infatti dimenticato che il calo dei voti al Pdl, oltre che all’insofferenza che nell’elettorato moderato ha creato l’azione portata avanti negli ultimi tempi da Fini, è stato determinato soprattutto dall’azione, sostanzialmente immobilista e democristiana, del governo del Cav. Nessuna riforma veramente incisiva, nessuna riduzione della spesa pubblica, nessuna iniezione di liberalismo nella produzione legislativa. Una prospettiva questa, una vera inversione di tendenza del Governo, che però non sarà facile da realizzarsi. Il Pdl è una costruzione artificiale, fatta a tavolino, alla quale non sta partecipando in nessuna forma sia pur minimamente democratica il pur consistente corpo elettorale di centro destra. Resta allora l’altra strada, quella di una analisi reale della situazione dalla quale cercare di far scaturire una diversa prospettiva politica visto che il Pdl ha esaurito la sua carica propulsiva, tiene ancora per l’impatto, in calo, del Cav. sull’opinione pubblica, e il Pd rappresenta un progetto ormai fallito. Nessuna prospettiva per l’Udc, che si preoccupa solo di ritagliarsi qualche posto di potere, ora dal centro destra, ora dal centro sinistra, nessuno sbocco per l’azione della sinistra radicale o peggio ancora dell’Idv. Per non farsi prendere dalla rassegnazione non resta che concentrarsi su alcune iniziative dal basso, meglio se politicamente scorrette, tutte da individuare e da mettere a punto. Se ne abbiamo le capacità e anche la voglia, diamoci una mossa. Non facciamoci però illusioni: un ritorno alla prima repubblica o alle sue regole non sono prospettive attuali.
Giancarlo Magni
Le considerazioni di Magni sono, per noi, ineccepibili. Quanto a cercare di capire se ci siano le capacità e la voglia per darsi una mossa, parliamone. Chi ha idee, le cacci fuori. Pensalibero apre una discussione. Per partecipare inviate i vostri artcoli a: redazione@pensalibero.it (n. c.)

Ops, Cartoni, per una volta lei ha ragione, avevo saltato la risposta di Chiara all’articolo.
Sempre fuori luogo, Cartoni, risponde a Chiara su un articolo di un altra persone, tira frecciatine al sottoscritto che per fortuna vive all’estero ma che per sfortuna ha persone care in Italia che soffrono per l’atteggiamento corrente come il suo per esempio, e non ha capito assoultamente niente del mio pensiero, o fa finta di non capirlo, non sono theofobo ma vedo con tristezza un Paese guidato da troppo tempo da una chiesa che si mescola alla politica e che fa tanto male a tutti, lei compreso.
La theofobia del solito Paul non merita attenzione ,mentre invece Chiara ha messo ,come suol dirsi ,il dito sulla piaga. L’unica formazione politica concreta ,e non artificiale ,appare proprio la Lega Nord . Perchè si basa su istanze proprie dell’ elettorato di origine ,alcune delle quali sono percepite come valide ed attuali da sempre più larga parte di popolazione. Questo dovrebbe far capire che sono ancora gli “ideali” che possono smuovere la gente ,mentre le persone (pur inizialmente simpatiche ) finiscono alla lunga per stancare .
Riprendere e proporre istanze “serie” ( come sistemi elettorali non prefabbricati ) da sbandierare in barba a tutte le opportunità “partitiche”,penso sia il solo sistema per tirare i piedi fuori dalle sabbie mobili.
Ho vissuto nello stesso periodo lo svolgimento delle due elezioni regionali in Francia e in Italia, le similitudini nei due Paesi e le differenze di atteggiamento degli elettori e del sistema appaiono a volte incolmabili.
Primo punto, il calo e la disaffezione degli elettori, comune ai due Paesi, sebbene le percuntuali italiane siano di gran lunga superiori a quelle francesi e questo da sempre.
L’elettore non crede piu’ nella possibilità che il proprio voto possa cambiare qualcosa, visto che viviamo in un mondo globale dove l’azione dei governanti appare debole e senza possibilità di manovra.
Secondo punto, la morte sicura e certa di una “terza” via, la gente la boccia ovunque, questa via se esiste é per forza inglobata e inserita in una delle due sole parti in gioco.
Frana il MoDem di Bayrou, resta al palo l’UDC di Casini.
Terzo punto, la differenza di due popoli, i francesi sono scontenti del Presidente della Repubblica e lo bocciano nelle urne severamente e ovunque, gli italiani sono scontenti dell’azione del Presidente del Consiglio e lo votano! Tutto cio’ tiene solo alla figura di Berlusconi, sebbene il PdL perda consensi a favore della Lega Nord, quest’ultima deve la sua vittoria a Berlusconi.
Quarto punto, vince in Italia un partito populista, la Lega Nord, che saprà fare quanto di peggio si é mai fatto per quello che riguarda integrazione, diritti delle minoranze e posizionamento internazionale dell’Italia.
Quinto, la differenza tra uno Stato Laico, la Francia, e uno nel quale una religione fa pressione politica per affermare le proprie tesi , trovando nella Lega Nord l’alleato migliore come la cronaca degli ultimi giorni ci dimostra.
Sesto, una sinistra che in Francia rimonta e acquista fiducia per le prossime presidenziali del 2012 e un’altra italiana che non sa piu’ cosa proporre né per l’econmia e né ha il coraggio di imporsi con scelte laiche che un Paese moderno dovrebbe avere il coraggio di assumersi.
Il quadro é desolante, ma é a quanto pare la volontà degli italiani.
Scusate la curiosità. A dieci giorni dalle elezioni, sarà possibile conoscere il numero delle schede bianche e di quelle nulle ? Pensalibero può indagare ? Grazie.
Caro Giancarlo, condivido tutta la tua lucidissima analisi, espressa come sempre con una csrittuta nettisima che ti è propria e non lascia spazio a dubbi, tranne che su un punto: la Lega avanzerà ancora, e diventerà il primo partito di questo paese.