Quando si dice che la Sinistra italiana deve riformulare i suoi paradigmi il primo pensiero corre alla politica fiscale . Il tetro moralismo di Padoa Schioppa e le pervicaci convinzioni di Visco che riteneva, per esempio, che tutti i piccoli imprenditori italiani fossero dei capitalisti che tesaurizzano il capitale fuori dall’impresa ed inventò per “stanarli” la famigerata Irap sono probabilmente la principale ragione della sua sconfitta politica e sociale prima ancora che elettorale , soprattutto al Nord ed un cambio radicale di questa impostazione è certamente necessario.
L’impostazione punitiva di norme come l’Irap ignorava platealmente una realtà che con la crisi finanziaria ora è evidente a tutti, vale a dire che la grandissima parte delle piccole imprese italiane nasce senza capitale ma con il debito che finanzia una voglia di fare, di intraprendere, che sono un atto di coraggio e non un atto speculativo , tanto è vero che in questo primo anno di “resistenza” alla crisi hanno perso oltre il venti per cento del fatturato ma , con l’aiuto degli ammortizzatori, hanno tenuto con le unghie e con i denti i lavoratori in azienda considerandoli il vero valore indispensabile per ripartire. La Sinistra politica, la cui immagine è ancora la maschera inquietantemente grifagna di Visco, è stata considerata come inguaribilmente ostile e anche quando l’ imbattibile slogan elettorale “Meno tasse per tutti” si è rivelato essere quello beffardo di “meno tasse per Totti” (intendendosi con il simpatico capitano della Roma Calcio il ristretto numero di grandi contribuenti ed istituzioni finanziarie per le quali la pressione fiscale è diminuita nell’era del centrodestra) non è stata nemmeno presa in considerazione come possibile alternativa politica ed elettorale.
Ma la sinistra si sta avviando a peggiorare , se possibile, la situazione . Il “cambio di linea” in materia fiscale sembra concretizzarsi né più né meno che nella rincorsa alle parole d’ordine di Berlusconi e della Lega : invece di proporre alternative , ci si dichiara disponibili a smantellare – e non a correggere- gli studi di settore, che sono uno dei più efficaci strumenti antievasione degli ultimi anni, senza rendersi conto che gli alibi a chi evade forniti da Berlusconi ( “diritto naturale evadere le tasse se sono troppe”) e dalla Lega ( “le tasse del Nord servono per pagare terroni e clandestini” ) sono in gran parte falsità e demagogia, ma forniscono giustificazione ed il segnale che si può continuare ad evadere per chi può e che si può sperare di farlo per chi è ora ne è impossibilitato come dipendenti ed imprese.
Di fronte al liberismo ed al populismo fiscale del centrodestra la sinistra italiana dovrebbe invece recuperare proprio la lezione liberale che in Italia ha dato vita ad una scuola di scienza delle finanze di assoluto valore mondiale e che ha fissato nella Costituzione (art 23 e 53) principi risalenti ad Adam Smith , secondo il quale una imposta dovrebbe avere le seguenti caratteristiche: essere proporzionata alle capacità di reddito dei cittadini, cioè rispettare il principio di eguaglianza; essere certa e non arbitraria; essere riscossa nel tempo o nel modo in cui è più comodo pagarla per il contribuente; essere tale da ridurre il costo di esazione e da non scoraggiare l’industriosità del popolo. Tra tante battaglie in difesa della Costituzione dal sapore conservatore non si trova il tempo di combatterne una di grande modernità , cominciando dall’affermare , da sinistra, che il nostro sistema fiscale reale è totalmente fuori dalla Costituzione italiana ed è in contrasto con tutti i principi di corretta imposizione, elaborati, nei secoli, dalla migliore dottrina ?
L’imposta dovrebbe essere: equa, certa, facile da riscuotere, economica, mentre le nostre imposte sono sommamente ingiuste, non chiare, onerose da incassare, non economiche. E’ su questo che la sinistra può e deve lavorare.
Il ministro Tremonti , più con le indiscrezioni che non con i provvedimenti , sta delineando una politica che verrà utile al centrodestra nel momento ormai non lontano nel quale gli slogan e le operazioni di trasformazione delle sanatorie sull’evasione passate come trionfi di equità, come avvenuto con lo scudo fiscale, non basteranno più . Il messaggio di spostare la tassazione dal “lavoro” ai “consumi” attraverso il federalismo fiscale contiene due indicazioni precise : l’abbandono della “progressività” delle imposte , rassicurante per quel ceto medio, soprattutto del Nord, che si è impoverito ed al quale si continua a far credere che ciò dipenda esclusivamente dal carico fiscale ; l’obiettivo di mantenere le tasse in mano “a chi le paga” , attraverso il miraggio dello storno dell’Iva alle Regioni. Ma c’è anche una chiara indicazione di sfiducia nelle possibilità di recuperare la comunità alla correttezza fiscale , dal momento che in questo modo si andrebbe a riscuotere tasse con meccanismo “automatico” e non con un rapporto Stato-cittadino fatto di diritti e doveri reciproci.
Tassare i consumi , attraverso l’incremento dell’Iva, non è spostare il carico dalle persone alle “cose”, ma incidere indiscriminatamente sui comportamenti personali, senza criterio distintivo per beni e servizi di prima necessità e soprattutto senza progressività, alimentando oltretutto una spirale dei prezzi ed una febbre inflazionistica artificiale, spingendo verso la situazione peggiore possibile, la stagflazione . Tassare le “cose” significa colpire i patrimoni in maniera progressiva , non alzare la barriera d’acquisto : per esemplificare, non si deve aumentare l’Iva sull’acquisto dell’auto , ma si deve aumentare la tassa annuale ( che è già in gestione alle Regioni) in maniera selettiva. Aumentare il bollo di circolazione per le auto di grossa cilindrata che “consumano” spazio, aria ed energia oltre la misura tollerabile , per esempio, penalizza l’uso non indispensabile e probabilmente raggiunge diversi evasori fiscali , dal momento che resta incomprensibile come un paese con soli 75 mila contribuenti che dichiarano un reddito superiore ai 150 mila euro all’anno si possa permettere di acquistare ogni anno circa 100 mila auto del segmento “top” . La sacrosanta battaglia per l’abolizione del balzello dovrebbe riguardare gli autoveicoli commerciali, facendo un passo in avanti verso la semplificazione della tassazione delle imprese e delle attività professionali e quelle tipologie di veicoli che , a torto od a ragione, si ritiene meritevoli di essere incentivate , come i motocicli e le auto più o meno “ecologiche” .
Una politica di sinistra dovrebbe essere ispirata alla assoluta necessità di ridurre il carico fiscale sul lavoro delle persone e delle imprese riequilibrandole rispetto a quelle sulle rendite, finanziarie e patrimoniali . L’obiettivo deve essere quello di non disincentivare il lavoro ed il rischio d’impresa , come oggi nei fatti è , operando sulla riduzione delle aliquote sulle persone e l’ampliamento dell’area di esenzione , che dovrebbe essere portata almeno al ragionevole minimo necessario per vivere e che non sarebbe certo scandaloso se fosse articolata sulla base del costo della vita nelle diverse realtà territoriali.
Detassare gli utili reinvestiti , ridurre il carico fiscale per chi assume lavoratori dipendenti a tempo indeterminato e per molti anni , attraverso il riconoscimento di una sorta di “ammortamento fiscale” del costo del lavoro , tassazione differenziata per settori di produzione : il panorama di possibilità di intervento per restituire centralità al lavoro ed all’impresa produttiva è ampio e la flessibilità potenzialmente introducibile grazie al cosiddetto “federalismo fiscale” amplia e certo non riduce le possibilità di realizzare politiche industriali e di ridare slancio alla stessa contrattazione economica , a patto di utilizzare rigore e fantasia di proposta.
Il principio di equità vuole che le rendite, siano esse patrimoniali o finanziarie, quantomeno non debbano essere privilegiate : gli alibi sulla “concorrenza internazionale” finanziaria sono stati spazzati via dalla crisi della finanza facile ed è incomprensibile la timidezza con la quale si parla di adeguamento della loro tassazione almeno al livello medio europeo, quando sarebbe ormai doveroso parlare di una tassazione stabilmente maggiorata per i profitti da speculazione finanziaria . I prodotti finanziari “derivati” e “futures” hanno generato un rischio di cataclisma mondiale tutt’altro che superato godendo praticamente della stessa esenzione fiscale delle vincite del gioco e delle lotterie, avendo un ruolo fondamentale nella concentrazione di denaro nelle mani di pochi nuovi e vecchi ricchi a danno soprattutto delle classi medie professionali ed imprenditoriali : il rovesciamento della politica ispirata dagli anni della “deregulation” deve avvenire, oltre che nell’ambito delle “regole, ” anche e soprattutto in materia di trattamento fiscale .
E bisogna dismettere la timidezza con la quale si è criticato uno dei provvedimenti più controversi ma assolutamente disastrosi del governo , l’abolizione (parziale) dell’Ici , che era stata comunque in qualche modo avviata da Prodi con una delle tipiche scivolate di inutile cedimento alle posizioni dell’avversario politico : l’abolizione dell’Ici è in totale controtendenza con le presunte scelte “federaliste” ed ha provocato danni collaterali molto superiori sul piano amministrativo e di bilancio per via delle compensazioni da fornire (in teoria) ai Comuni , ma è anche l’ennesimo errato esempio di alleggerimento del carico fiscale sulle rendite patrimoniali che allontana il ben più corretto e necessario intervento sui redditi da lavoro .
Non avendo , come dice Bersani , molti “maiali fatti solo di prosciutti” , è ovvio che gli interventi di equità necessari non potranno essere certo a somma zero e non esentano dalla necessità di completare la proposta con interventi di recupero di efficienza e tagli della spesa pubblica. Ed il primo capitolo non può che restare la lotta all’evasione fiscale , sulla cui nebulosa gestione poggia uno dei pilastri dell’attuale maggioranza .
Certo occorre cambiare l’immagine di chi “vuole mettere le mani in tasca” agli italiani facendo emergere invece come evasori ed economia del “nero”, anche quando non sono criminalità organizzata a tutti gli effetti , si traducono in pratica nel furto ai danni dei contribuenti onesti e nella concorrenza sleale alle imprese sane. Una iniziativa che potrebbe dare un significativo risultato in termini educativi e cognitivi sarebbe la restituzione integrale delle tasse recuperate dalle azioni dell’Agenzia delle entrate ai contribuenti “corretti” dell’anno cui si riferisce la tassa evasa : si tratterebbe certamente di cifre quasi sempre poco più che simboliche ( gli ultimi dati parlano di un 2% sul totale tasse riscosse ) ma darebbe il senso preciso e concreto che i denari frutto dell’evasione sono stati sottratti ai cittadini onesti e non allo Stato amministrato dai “comunisti” e quindi , quando sono stati recuperati, vengono restituiti ai legittimi proprietari , si trattasse anche di poche decine di euro.
Ma è evidente che una politica fiscale credibile non può non essere intimamente ed inscindibilmente legata alla totale riforma della Pubblica Amministrazione : i più benevoli studi indipendenti quantificano nel 10% il peso fiscale destinato e determinato dall’inefficienza burocratica complessiva del sistema . Un tale ingiustificato ed ingiustificabile fardello altera completamente i giudizi di valore, politici e morali, di chi si trova ad avere a che fare con la PA ( quindi praticamente tutti i cittadini italiani e gli svariati milioni di lavoratori stranieri ..) influenzando negativamente i comportamenti dei molti che , ingaggiando una quotidiana battaglia contro le “inique sanzioni” stataliste finiscono per perdere anche la guida etica che dovrebbe informare gli infiniti atti individuali che vanno a costituire il comportamento pubblico del nostro Paese e che ci sbatte agli ultimi posti delle valutazioni sul grado di correttezza e corruzione nelle classifiche mondiali, da chiunque stilate .
Riforma dello Stato , delle istituzioni, della fiscalità e della PA sono parte di un disegno complessivo di riforma che deve ridefinire i rapporti tra cittadino ed istituzioni , unica via per arrestare il degrado altrimenti irreversibile della stessa vita civile . Non è possibile nemmeno accingersi a discuterne se , da parte del mondo della Sinistra , non c’è la consapevolezza che occorre scegliere uno scenario organico ed un indirizzo generale culturalmente e politicamente impegnativo : è la condizione indispensabile per giungere agli inevitabili compromessi che sono alla base dei sistemi e delle leggi di comunità prospere e governate , come avvenne ai tempi della Costituente repubblicana . Vi immaginate se nella “Commissione dei 75” nella quale si posero le basi di un sistema che ha funzionato per quasi mezzo secolo avessero trovato posto i geniali ispiratori dell’insostenibile leggerezza della politica del “ ma anche..” dell’improvvido Veltroni ?
Franco D’Alfonso
Presidente Club Porto Franco Milano

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