Su una cosa tutti sono d’accordo. Così non si può andare avanti. Solo che da sinistra viene data la colpa al centro destra, causa di tutti i mali, dal centro destra la stessa accusa viene rivolta alla sinistra. E’ la classica situazione di stallo dalla quale non si riesce ad uscire. Nemmeno una maggioranza come l’attuale, la più grande dal 1946 ad oggi, riesce ad imporre le proprie scelte. Nuove elezioni non risolverebbero la situazione. La verità è che il mondo è profondamente cambiato, si sono affermati nuovi diritti, la libertà individuale si è radicata ma nel contempo la sfera pubblica ha aumentato la sua importanza proprio per dare risposta, non sembri un paradosso, alle nuove esigenze di libertà individuali. Gli occhiali del passato, socialismo e liberismo, con tutte le loro varianti, non riescono più a mettere a fuoco la realtà. Danno risposte diverse e parziali, comunque sempre insufficienti, anche se, è di tutta evidenza, che le soluzioni liberali mostrano ancora tutta la loro superiorità. Questo sul piano generale. Poi c’è il caso italiano. Da noi la situazione è tutta particolare. Nessun paese occidentale moderno infatti è stato dominato per 50 anni da due culture politiche, comunista e cattolica, così profondamente antimoderne e contrarie a quello spirito di libertà che è prevalente. Oggi i riferimenti politici di quelle culture hanno perso, nominalmente, la loro importanza ma resta, tutto intero, il concetto portante di quel modo di concepire la vita pubblica: il momento collettivo che prevale su quello individuale. Serve una rivoluzione che non si vede all’orizzonte. La società italiana ha bisogno di grandi cambiamenti e di grandi riforme, maggiori rispetto a quelle degli altri paesi proprio perché il nostro punto di partenza è, rispetto a quelli, più arretrato. Tutti i buoni propositi però si infrangono sempre contro una sorta di muro di gomma. Negli ultimi 20/30 anni l’Italia ha conosciuto due significativi tentativi di cambiare le cose. Li possiamo identificare con le leadership di Bettino Craxi e di Silvio Berlusconi. Uomini dalla personalità forte, certo non immuni da sbagli e sovraesposizioni, ma animati entrambi dal desiderio di modernizzare il Paese. La prima esperienza sappiamo come è finita, e “il modo ancor m’offende” si potrebbe dire parafrasando il poeta, la seconda è ancora in corso ma sta sbattendo la testa contro il solito muro di gomma. Nemmeno Berlusconi sta riuscendo a cambiare davvero qualcosa. Tutte le grandi promesse delle campagne elettorali vincenti sono rimaste lettera morta. Dalle parti del PDL si è soliti dire che il processo riformatore è stato bloccato da una situazione economica difficile. E’ vero solo in parte. Non si sono fatte o non si sono messe in cantiere nemmeno le riforme che non solo erano a costo zero ma che addirittura avrebbero permesso di risparmiare decine e decine di milioni di euro. Basti pensare all’abolizione delle Province e delle Comunità montane. La verità che anche il centrodestra è intriso, in tante delle sue parti, della cultura politica che, per decenni, ha dominato l’Italia. Molti elettori se ne sono accorti e stanno spostando la loro attenzione sulla Lega Nord. Ma anche la Lega si rivelerà, se diventerà davvero il motore portante del centrodestra, un’ illusione. Parimenti sul versante del centrosinistra. Sul governo di Prodi non si può che stendere un velo pietoso. Il PD poteva essere una speranza ma ha già dimostrato tutti i suoi limiti. Sono sempre gli stessi uomini a comandare, gente che ha passato mille avventure ma che, sostanzialmente, è rimasta fedele a se stessa. La verità è che l’espressione più alta del centrosinistra è stata Prodi e con questo si è già detto tutto. A fronte di tutto questo c’è, e non sono pochi anche in Pensalibero, chi invoca un ritorno alla Prima Repubblica e nella fattispecie ai laici, liberali e socialisti. A mio avviso l’ennesima pia illusione. Queste forze politiche hanno esaurito il loro ruolo. La storia non torna indietro. Quei valori conservano intatta molta della loro validità ma il contesto è cambiato e anche quelli vanno declinati in forme nuove. E non è vero che se in Italia ci fosse un sistema elettorale a tendenza proporzionale, quelle forze avrebbero voce. E’ vero il contrario, quelle forze sarebbero ancora più frammentate, in nome della purezza dei principi, e la confusione sarebbe sovrana. Allora c’è un modo solo per tentare il far ripartire il Paese. Riscrivere il patto sociale che ne è a fondamento. La Costituzione, che molti si ostinano a difendere come qualcosa di sacro, è del tutto superata. Non solo nella seconda parte ma soprattutto nella prima. E’ figlia di un periodo storico ben preciso, ha svolto egregiamente il suo compito ma ora scricchiola da tutte le parti. Ad iniziare dall’art. 1, degno di uno stato ad economia pianificata. La ricetta potrebbe essere questa: dar vita ad una nuova Costituente, fatta ancora da 75 persone, da eleggere su base rigidamente proporzionale. Un anno di tempo per riscrivere le regole, tutte. Nel frattempo resta il governo in carica per la guida del Paese. Quando la Costituente ha finito il suo compito si procede a nuove elezioni ed inizia finalmente una nuova e vera Seconda Repubblica. E’ questa l’unica battaglia che merita davvero di essere portata avanti.
Giancarlo Magni

“una nuova Costituente, fatta ancora da 75 persone, da eleggere su base rigidamente proporzionale”…ma come verrebbero designate le persone da cui scegliere i 75 ? Con il solito manuale Cencelli ? Purtroppo è vero ,”Sono sempre gli stessi uomini a comandare, gente che ha passato mille avventure ma che, sostanzialmente, è rimasta fedele a se stessa. ” ! Siamo in regime oligarchico , sottoposti al potere di vassalli, valvassori e valvassini , e riscrivere le regole per mantenere tale situazione non mi sembra una soluzione .
Parlare di riforme a costo zero indicando l’abolizione di provincie e comunità mpntane non mi pare esatto : si dovrebbero ricollocare gli impiegati pubblici (pagati da tutti ma assunti dai soliti noti ). L’unica riforma a costo zero sarebbe sfoltire il numero degli “eletti”/ designati ,dato che la Costituzione dice chiaramente che questi avrebbero ” diritto a mantenere il posto di lavoro” per loro iniziale…Anche Berlusconi appare costretto a restare nel “muro di gomma”; e che fine facciano i propositi “dimagranti” della c.d. sinistra lo possiamo vedere in Toscana ,dove le riduzioni decise ( una specie di gioco usato per i saldi: si aumenta prima e si scala dopo ,per far pari ) sono rimandati sine die .
Quanto all’art. 1 ,si può mantenere per il “lavoro” ( termine inteso da Giuseppe Mazzini come “partecipazione”,contributo di ognuno alla causa comune ) ma andrebbe aggiunta l’espressione “responsabilità personale ” di ciascuno per le attività compiute …onorevoli e giudici compresi ! A scanso di equivoci !
Nessuno riesce a fare un partito laico fuori dai due poli!!!!!!!
Finche non si riuscira a fare questo sono tutte parole
saluti