Credevamo fosse una battaglia persa: riconvertire la sinistra, e la sinistra-sifaperdire, ai sacri principi del garantismo. E invece, et voilà, ce l’abbiamo fatta. E di questo bel risultato dobbiamo andare tutti fieri, soprattutto i molti che vi hanno contribuito.
Prima di tutto i magistrati pugliesi che stanno indagando sugli onorevoli dell’IDV Stefano Pedica e Pierfelice Zazzera, accusati da un loro ex collega di partito, Michele Cagnazzo di aver ricattato una 31enne disoccupata, offrendole un lavoro in cambio di favori sessuali.
Poi, i magistrati romani che hanno scoperto un vasto giro di evasione ed elusione fiscale esteso in varie regioni italiane. E’ successo che sia rimasta impigliata anche la CONAD Tirreno, colosso toscano della cooperazione rossa. L’accusa è di aver artificiosamente gonfiato il costo di un magazzino, tramite una serie di compravendite e intestazioni fittizie a società e prestanome anche dell’Europa dell’est, in modo da evadere imposte ed anche creare plusvalenze. Sono finiti dentro i vertici della Conad Tirreno, presidente e Amministratore delegato. Non solo: le indagini hanno anche coinvolto personaggi “di collegamento” tra il mondo della cooperazione toscano ed imprenditori titolari di imprese coinvolte nelle indagini sulla cosiddetta “cricca” del G8.
Ecco, per la prima volta dopo tanto tempo, abbiamo potuto riscontrare sulla nostra stessa sponda garantista numerose altre insospettabili presenze, i giornali non si sono divertiti col consueto giochetto delle rivelazioni, non hanno affatto ecceduto in rivelazioni di intercettazioni. Anzi, dopo un giorno o due hanno messo il silenziatore in attesa, immaginiamo, dei prossimi sviluppi. E nessuno ha chiesto dimissioni a nessuno. Nemmeno Antonio Di Pietro ha chiesto ai suoi due parlamentari il solito “passo indietro”.
La nostra felicità di essersi ritrovati con tanti insospettabili sulla difficile sponda del garantismo è sincera. Ancora di più la certezza che sulla loro sponda, quella del giustizialismo manettaro, noi non ci saremo mai.
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