“Niente panico, niente polemiche ma consapevolezza piena di quanto sta accadendo. Misure prudenziali e autocontrollo. Buon senso demandato al singolo che può, con i propri comportamenti responsabili, far da barriera alla diffusione del virus. Facciamolo e basta, senza esitazioni”.
Queste le raccomandazioni dei virologi, degli scienziati nei confronti dei cittadini, del singolo, che deve fare la propria parte.
Ma poi ci sono gli amministratori che devono prendere decisioni, difficili ma necessarie.
E poi ci sono quelli che in una situazione che ci dovrebbe trovare uniti contro un unico nemico, la butta in politica.
Non solo deprecabile ma anche stupido buttare tutto in polemica politica. Come sua consuetudine, del resto.
Non c’è la parola «obbligatoria» ma è quasi una formalità. Perché chiunque «abbia avuto contatti stretti con casi confermati» di contagio da coronavirus e chi negli ultimi 14 giorni sia tornato dalle zone rosse della Cina, e cioè i giganteschi focolai della pandemia, dovrà auto-isolarsi, chiudersi in casa per due settimane e sottoporsi a «sorveglianza attiva» e fiduciaria. In una parola: quarantena.
Così, un giorno dopo averlo appena sconfessato, ministero della Salute e Toscana si trovano costrette ad adottare il modello-Burioni. L’emergenza nazionale scattata da Codogno. Il ministro emana una circolare che chiude con poche righe una polemica durata per giorni in regione e uno scontro fra il virologo Burioni e il governatore Rossi, con il San Raffaele che ha contestato la Toscana e il sistema regionale sanitario per avere sottovalutato e non aver imposto la quarantena a 2500 cinesi tornati o di ritorno dalla patria che poi , pare, siano 1300.
Ma il nostro governatore è insorto accusando chi lo attaccava di essere
“o male informato o in malafede o fascioleghista”. E, naturalmente, razzisti.
Ecco, questo non glielo possiamo permettere e perdonare. E intimorisce sapere in che mani siamo. E siamo sempre stati nell’ ultimo paio di decenni, dato che questo signore è stato anche assessore alla Salute. O Sanità che dir si voglia.
E ci asteniamo dal nominare l’assessore Saccardi, degna compare. E hanno pure il coraggio di minacciare di diffida chi osa non condividere la scelta di un semplice ambulatorio a cielo aperto, per altro già esistente da tempo, con inevitabile andirivieni. E si ribella all’offesa con la quale ha insultato i cittadini che, ovviamente preoccupati, chiedevano l’isolamento. Non dei cinesi ma di chi proveniva dalla Cina.
Lasciamoci, invece, consigliare dagli avi.
(Da un link rubato a Luciano Pallini)
Venezia e i lazzaretti mediterranei
L’invenzione dei lazzaretti veneziani, il primo per isolare gli appestati (1423), il secondo per organizzare le quarantene (1468), furono il frutto del compromesso fra il pragmatismo mercantile della Repubblica di Venezia – che per il proprio sviluppo non poteva rinunciare ai commerci con il Levante – e la necessità di difendere la salute pubblica dai morbi epidemici che venivano proprio dall’Oriente.
Nella cultura del viaggio e dello scambio la Serenissima introduce il concetto di prevenzione con la creazione di strutture portuali di isolamento e di espurgo che rappresentano un modello per l’Occidente e verranno adottate negli altri porti mediterranei che vorranno diventare concorrenziali con Venezia.
La mostra proporrà la lettura delle testimonianze monumentali del territorio veneziano (i tre lazzaretti) con un approccio non solo storiografico, ma anche storico-sociale, sanitario e storico-economico.
Il visitatore sarà condotto lungo le rotte mediterranee a visitare quei baluardi di sanità che, come dei grandi fondaci, ospitarono per oltre quattro secoli merci, mercanti, soldati, pellegrini, intellettuali, artisti e viaggiatori. Portolani ed erbari, libri di moda e tariffe dei mercanti, piante di lazzaretti, immagini di navi e di porti ricreeranno la scena e i protagonisti della civiltà mercantile che ha consentito l’incontro e lo sviluppo delle civiltà.
La mostra vuole restituire alla memoria europea una pagina importante della sua storia che, molti secoli prima della nascita di organismi internazionali come la CEE o l’OMS, ha visto grandi e piccoli stati condividere la lotta contro un comune nemico.
A Genova come ad Ancona, a Malta come a Marsiglia, a Napoli come a Cagliari e Trieste si investì per prevenire le epidemie secondo una strategia operativa di cui Venezia era stata una importante ideatrice.
L’iniziativa si inserisce nel programma di celebrazioni del primo lazzaretto della storia.
Carla Ceretelli

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