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Con Arte, con Parte(ito)

di Giuseppe Mele | 9 Febbraio 2014

Storia e storie di percorsi accidentati, di musei ed altro che riguardano la cultura della provincia romana, e relative dispute destra-sinistra, infra-destra ed infra-sinistra.

arte13 anni fa, Fonte Nuova divenne, per legge regionale 25/99, Comune, ritagliandosi un territorio dal distacco di alcune frazioni (Tor Lupara e Santa Lucia) dai Comuni di Mentana e di Guidonia, dove vennero riunite in un contesto sparso e multicentrico, poco meno di 30mila persone. Il contesto è quello della grande provincia di Roma, la più popolosa del Paese (1,5 milioni di abitanti), anch’essa sparsa tra 121 Caz8<\WQomuni, con un territorio che copre un terzo del Lazio ed ha un estensione territoriale inferiore solo ad altre 8 province. Non fosse la vicinanza dominante della Capitale, la sua provincia, tante volte ridicolizzata benevolmente come burinia, verrebbe apprezzata come un piccolo colosso, forte di un Pil antecrisi di 50 miliardi (superiore a quello della Liguria). Questo ampio territorio, degno dei panorami del mitico far west, tra monte, mare, fiume e lago, all’incrocio tra antiche produzioni minerario-cementizie ed i mega-outlet, ha almeno una quindicina di centri, tra gli 80mila ed i 40 abitanti, tutti destrutturati dall’assenza di punti di riferimento centrali, un vuoto che la marea immigratoria ha ancora più allargato. Fonte Nuova segue, tra bretelline, strane sculture feline,  sagre della castagna e di San Remigio, rami pericolanti, strade dissestate, cavalli e cinema in crollo. La natura furba e selvaggia, spietata e accomodante, rissosa e indifferente delle popolazioni, sprezzanti di diritti però reclamati, spesso non ha idee chiare ma non è mai banale. Esprime, come anche la regione, una naturale propensione per la destra, ma sociale, qualcosa che vuol essere tutto ed il suo contrario. Appena sorta, a Fonte Nuova si insediò sindaco Graziano Di Buò, volto coriaceo da compare latino di Eastwood; ma durò pochi mesi poi le lotte per le ripartizioni finanziaria, patrimoniale e del personale tra vecchi e nuovi Comuni condusse a ben due commissariamenti, al nuovo sindaco di centrosx Vittori fino al ritorno nel 2009 di Di Buò. Per opera del professore di liceo Davide Tedeschini, qui nel 1998 (quando era ancora Mentana), nacque, in locali di famiglia, una galleria d’arte contemporanea in via Machiavelli 20. Nel 2005 si aggiunse il Museo, fino all’unificazione, l’anno dopo, delle due sedi, sotto il Consorzio Cultura d’arte. Per 10 anni il giovane Tedeschini promosse in un territorio difficile arte, biblioteca, laboratori d’incisione, una sala convegni da 60 posti, comoda comunque alla politica. Si battè come un leone contro la soverchiante forza dell’Università di Bologna, in occasione della morte del critico d’arte Federico Zeri, avvenuta a Mentana nel 1998. “Zeri -ricorda Tedeschini- voleva che la sua villa nella campagna di Roma fosse un centro di storia dell’arte. Romano, amava questa terra. Ma l’Università di Bologna come dichiarato dal suo rettore, non la ritiene un luogo adeguato a questa funzione. L’associazione che rappresento ritiene l’episodio di villa Zeri, simbolo di una cultura contraria allo sviluppo, che svilisce l’identità culturale dell’area metropolitana di Roma e dell’immagine stessa di F.Zeri che è andato incontro a situazioni di disagio e pericolo poichè avversato dal clima clientelare delle Università.” Dopo il trasferimento del Lascito Zeri in Emilia Romagna, nel 2013, senza aver ricevuto alcun finanziamento in 10 anni, il Museo di Tedeschini ha chiuso. Nel 2011, sotto l’amministrazione di centrodx, in occasione del decennale di Fonte Nuova, la beffa del Simposio delle Arti, organizzato in parrocchia senza il minimo coinvolgimento delle associazioni, espresse bene il disinteresse delle amministrazioni succedutesi. Questo il background del Davide Tedeschini gallerista che poi si è fatto critico d’arte, sullo storaciano Giornale d’Italia, e che ne ha raccolto 20 articoli-saggi nel volume “Senza Arte né Parte” (I Libri de Il Borghese, ed. Luciano Lucarini), presentato a Roma, a Palazzo Ferrajoli per il coordinamento di Parroccini. La sua terza opera (dopo La Scatola Aperta” 1999) e “La Rimozione Silvetti” 2007), brilla per ironia, come è facile capire da qualche titolo: “Una non-sfilata”, “Nudo, vittima della riforma”, “Rivoluzione culturale del circo cinema”, “Di tanti musei non se ne fa uno”; è un viaggio dissacrante tra le amenità, i ritardi e le stupidità del circo d’arte e non romano e italico. Al contrario di altri intelletuali di area, Tedeschini è però immerso nella cronaca e nel futuro, dall’ecorelativismo all’architettura dei “non luoghi”, dall’arte sacra contemporanea al multiculturalismo ed all’arte delle banche, dagli artisti stranieri a quelli italiani. Non è nemico della modernità e dell’innovazione, né lo si potrebbe dire revisionista tout court. Forse per questo il volume non risponde alle domande del quarto di copertina (Che c’entra l’arte contemporanea con la destra sociale? Quali i problemi della cultura italiana?) Semmai, anche per esperienze già vissute, condivide il pessimismo cosmico del giornalista Gennaro Malgieri. Cosa comprensibile, ma non definitiva: c’è una grossa differenza tra il j’accuse datato e missino dell’ex deputato, rispetto al Nostro, non fosse altro che per un dato generazionale. Si rischia di passare sopra superficialmente all’enorme e viva presenza privata di gallerie ed artisti, presente nella penisola e non porsi le vere domande, relative ai trend dei mercati dell’arte contemporanea e delle case d’asta. La quota italiana è solo del 3% del mercato europeo, ca. 450 milioni per una spesa procapite di  €7,5 Euro. UK al 65 %, Francia al 17%  e Germania, 5 % contribuiscono alla leadership europea nell’investimento in arte che vale €15,6 miliardi, contra i 14 cinesi ed i 13,6 USA (34 %, 30% e 29 % del mondo). In Italia non è piccolo il volume dello scambio delle opere contemporanee, soprattutto sculturee, ma al 7,9 % dei volumi cirrisponde lo 0,7 % dei valori economici. Secondo il rapporto sul Mercato dell’ Arte TEFAF (EuroFondazione Belle Arti), gli italiani non comprano arte contemporanea come avviene altrove, non vengono educati a saperla distinguere, né vengono aiutati da leggi tese a favorire la crescita del mercato dell’ arte come avvenuto in Francia, dove la spesa pro capite è di  €46 (Svizzera 212, UK 169, USA: 43, Svezia 38, Austria 37, Paesi Bassi 20, Cina 11,5, Germania 10). In realtà grazie al turismo, poi l’arte nel suo complesso arriva a valere 60 miliardi. Sicuramente la politica in termini di arte e cultura ha dimostrato di essere Senza Arte né Parte”. Ed ai tempi di Bondi ministro  anche la destra (assieme al concerto antiberlusconiano) dimostrò di esserlo partecipando ad un linciaggio immotivato nell’anno in cui Roma, con i musei Maxxi e Macro, era divenuta capitale artistica nel mondo. Non sempre tutto è colpa degli storici dell’arte, professori, artisti, architetti, giornalisti, volti televisivi che si nutrono di un enorme impegno economico statale e di non merito. Tutti possono fare meglio, cominciando con il non chiudersi nei ghetti culturali,  con il non ridurre blog e giornali a megafono della propaganda dell’eletto. Quanto al Lazio, malgrado l’epopea turistico-culturale della Città eterna, la cui stessa provincia si dice Capitale, la capacità culturale della locale partitica rasenta il suolo. Non è vero che la gente voglia così; semmai anche dalla cultura e dall’arte possono venire risultati. Il centrodestra si è affidato a Fazzone, che troverebbe in un Tedeschini un giovane meritevole di occuparsi di cultura, da progettare, da fare, da fruttare; non solo da criticare.

Pubblicato in : Primo piano

Info Giuseppe Mele

Studi tra Bologna, Firenze e Mosca.Già attore negli ’80, giornalista dal 1990, blogger dal 2005. Consulente UE dal 1997. Sindacalista della comunicazione, già membro della commissione sociale Ces e del tavolo Cultura Digitale dell’Agid. Creatore della newsletter Contratt@innovazione dal 2010. Direttore di varie testate cartacee e on line politiche e sindacali. Ha scritto Former Russians (in russo), Letture Nansen di San Pietroburgo 2008, Dal telelavoro al Lavoro mobile, Uil 2011, Digital RenzAkt, Leolibri 2016, Renzaurazione 2018, Smartati, Goware 2020,Covid e angoscia, Solfanelli 2021, Il Male assoluto sullo schermo 2022.

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