
Il fondamento dell’amicizia, secondo Cicerone, era la “fides”. Si trattava di
un valore etico di massima importanza al tempo degli antichi romani. Si
trattava di un valore che regolava il matrimonio, l’alleanza fra stati, il
rapporto tra avvocato e cliente, fra vinti e vincitori ed anche l’amicizia.
Nelle note si precisa che il concetto di “fides” esprimeva la fiducia reciproca
delle due parti.
“Fondamento, poi, di quella stabilità e costanza che cerchiamo nell’amicizia è
la buona fede: niente, infatti, che sia infido è stabile.” Così si legge nella
traduzione di questo libretto che fa parte della collana dei classici Greci e
Latini della BUR che il Corriere della Sera sta distribuendo con la collana del
“pensiero libero”, collana che si aggiunge alle altre encomiabili iniziative
volte a contribuire a quella campagna che concretizza il detto “cultura è
politica”.
La conclusione di questo scritto ciceroniano è particolarmente
significativa.
“La virtù concilia e conserva le amicizie. In essa è l’armonia, in essa la
stabilità, in essa la costanza; ora, questa, quando s’è levata e ha mostrato il
suo lume e ne ha visto e riconosciuto uno simile in un altro, a quello s’
avvicina e a sua volta riceve la luce che è in quell’altro; di che s’accende
sia l’amore sia l’amicizia: difatti, entrambi traggono il loro nome da ‘amare’;
amare è poi niente altro, se non voler bene a colui che si ama, senza pensare
ad alcun bisogno da soddisfare, ad alcuna utilità da ricevere; la quale
tuttavia spontaneamente fiorisce dall’amicizia, anche se non si sia andati a
cercarla.”
Questo rapporto tra “amicizia” e “amore” è ribadito più volte dall’arpinate.
“L’amicizia in questo è superiore alla parentela, perché alla parentela può
togliersi l’affetto, all’amicizia no: tolto l’affetto, l’amicizia non c’è più;
la parentela invece rimane.”
Il disinteresse, o meglio l’affetto disinteressato è il fondamento dell’
amicizia.
“Come infatti siamo benèfici e liberali non per riscuotere gratitudine…così
riteniamo che sia da ricercare l’amicizia non per la speranza di un guadagno
che ne venga, ma perché tutto il suo frutto è proprio lì, nell’amore.”
Cicerone con pochi tratti descrive questo sentimento. “Nell’amicizia nulla v’è
di finto, nulla di simulato: …tutto è vero e spontaneo” “L’amicizia fa più
splendida la buona fortuna e più lieve l’avversa, condividendola e facendola
così anche propria.”
Cicerone fu un grande oratore: un avvocato ed un uomo politico. E cadde in
disgrazia allorché si schierò dalla parte sbagliata. Dalla parte di Ottaviano
(perciò pronunciò le Philippicae) per cui Antonio lo iscrisse nelle liste di
proscrizione il che causò il suo assassinio a Formia nel 43 a.C. Si narra che
le sue mani e la sua testa, mozzate, sono state esposte in Senato.

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