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Ci vorrebbero dei buoni secondi (partiti)

di Nicola Cariglia | 29 Dicembre 2013

Taglio netto e doloroso della spesa pubblica improduttiva e Grande Riforma dello Stato. Su questa unica idea-forza potrebbe nascere un nuovo movimento per imporre finalmente ciò che tutti sanno essere indispensabile e indifferibile.

renziberlusconiA occhio e croce si andrà a votare nella primavera prossima, come dice Berlusconi e spera Renzi. L’esito del voto determinerà nuovamente una situazione difficile. E, per avere qualcosa di meglio non resta che sperare in qualche alleato, nella coalizione vincente, che sappia assumersi le responsabilità che PD e Forza Italia (o come cavolo si chiama) rifiutano con incrollabile ostinazione. Mi spiego.

Perché si andrà a votare. Il governo Letta è in stato confusionale e rimedia figuracce su figuracce. Il suo zig-zagare dimostra che è sottoposto a spinte di diverso segno. Alfano con il suo “Nuovo Centrodestra” non può fare altro che starsene accucciato perché prolungare la vita del governo gli offre qualche speranza in più. Dunque, le beghe vengono tutte da dentro il PD. Ogni giorno che passa toglie speranze di vittoria al PD e, soprattutto, a Renzi che ne sarebbe irrimediabilmente logorato. Ma è anche un giorno perso per l’inizio della risalita del Paese. Perciò, provocare la crisi di governo non sarebbe più impopolare. Al riguardo, si tengano in debito conto le continue critiche del presidente di Confindustria, Squinzi, e la crescente insofferenza di giornali come Repubblica e Corriere della Sera, apertamente schierati per il cambio della guardia a Palazzo Chigi.

Dal voto non uscirà un governo forte. Purtroppo per i nostri deboli “poteri forti” e purtroppo anche per noi comuni mortali, le speranze che le elezioni determinino una chiara e netta maggioranza sono al lumicino. Dagli alambicchi degli stregoni e dallo scambio di favori tra classe politica della seconda repubblica, banche, finanza, apparati burocratici e settori della magistratura è venuto fuori un pastrocchio pessimo per noi e nemmeno buono per loro. Grillo è cresciuto e non vuole saperne di togliere completamente il disturbo. Giochino quanto vogliono con la legge elettorale. Con gli elettori che per metà stanno a casa e per l’altra metà si dividono in tre tronconi quasi equivalenti, e in più sette o otto partitini, non ce la farebbe nemmeno il mago Merlino a darci un governo decente.

Ma c’è di peggio. PD e Forza Italia si cullano nell’illusione di prendere voti da tutte le parti (o di non perderne da alcuna parte). E le scelte necessarie, quelle nette, benefiche negli effetti a lungo termine, dolorose nell’immediato, non si compiono.

Qualcuno che si assuma responsabilità. Ci vorrebbe qualcuno che se ne facesse carico in loro vece. E’ già successo in Italia. E l’esempio da prendere si trova nei primi anni di vita della Repubblica. I governi di coalizione poterono giovarsi di uomini e partiti che tenevano ferma la barra su temi e principi ai quali non rinunciavano a costo dell’impopolarità. Esempi? La difesa strenua del libero mercato del liberale Luigi Einaudi; il rigore nei conti pubblici del repubblicano Ugo La Malfa; la strenua difesa della nostra collocazione occidentale del socialdemocratico Giuseppe Saragat e la sua moderazione in campo sociale “perché dobbiamo creare ricchezza per distribuirla, non spartire la miseria”; l’orgoglio nazionale e il coraggio di affrontare sfide controcorrente del socialista Bettino Craxi. I voti che ottenevano erano inversamente proporzionali al bene che fecero all’Italia. Per questo restano nella storia mentre, i leaders degli ultimi venti anni sono già nell’oblio.

Oggi, purtroppo, non ci sono quelle personalità e quei partiti, che appartenevano tutti all’area culturale laica, liberale e riformista, caratterizzata da un grandissimo senso dello Stato e della cosa pubblica.

Ma il processo di disfacimento in corso apre lo spazio per qualcosa di simile, adeguando all’oggi le idee forza di un eventuale nuovo movimento. Taglio netto e doloroso della spesa pubblica improduttiva e Grande Riforma dello Stato (con eliminazione o drastica riduzione delle Regioni, soppressione delle province e accorpamento dei comuni sotto i 15 mila abitanti): su questa unica idea-forza potrebbe nascere un nuovo movimento per imporre finalmente ciò che tutti sanno essere indispensabile e indifferibile. L’iniziativa potrebbe partire proprio dallo stesso filone culturale e politico di coloro che in passato svolsero questo ruolo.  Con qualche avvertenza:

1) iniziatori non significa poi pretendere di essere depositari unici dell’idea ma allargarla in ogni direzione;

2) i soliti, logori, luoghi comuni devono essere banditi: niente più “ i veri liberali non si mescolano con questo o quello, “i socialisti sono sempre stati e saranno a sinistra” (anche quando non si sa cosa significa);

3) i “sacri penati” di ognuno sono nella storia, come abbiamo visto; che nessuno si azzardi di coinvolgerli a loro insaputa in beghe della quotidianità.

Vogliamo dirle in maniera semplice? Chi ci sta, ci sta. E per raggiungere l’obbiettivo di riformare drasticamente lo Stato e la spesa pubblica siamo disponibili con il diavolo e con l’acqua santa.

Pubblicato in : Editoriale

Info Nicola Cariglia

Nicola Cariglia ha svolto un’intensa attività giornalistica in RAI, dove entra nel 1970. Per vari anni è stato Vice Direttore della Direzione Esteri RAI (auttalmente RAI International), Direttore della Sede di Pescara e Direttore della Sede RAI per la Toscana.
Ha avuto anche una importante parentesi politico-amministrativa, ricoprendo tra gli altri incarichi quello di Vicesindaco di Firenze e Presidente della Società di gestione dell’Aeroporto di Firenze.
Dal 2002 è Presidente e co-fondatore del Gruppo dei Centouno e Direttore di PensaLibero.it
Dal 2009 è Presidente della Fondazione Filippo Turati, Ente Morale Onlus associato alle Nazioni Unite.

Interazioni del lettore

Commenti

  1. natale

    9 Gennaio 2014 alle 19:33

    E’ ora che il popolo di questo paese, prima che sia troppo tardi metta tutti insieme i vari Einaudi, La Malfa, Berlinguer E., Moro e Craxi (siamo europei non più italiani) di oggi per non far fare ai nepoti la fine che hanno fatto i nonni, cioè combattere prima una dittatura e poi una guerra. Ho poca fiducia che questo popolo abbia la volontà di dire basta a questi oligarchi sfruttatori che mettono marionette comandate e sotto sotto comandano loro. Non dobbiamo inventare niente, ma solo fare le cose perbene come sappiamo già fare, decidendo Noi chi ci deve governare facendoci dire prima come lo vuol fare.

    Rispondi
  2. Rodolfo

    1 Gennaio 2014 alle 20:42

    E’ una proposta veramente importante e va lanciata al piu’ presto. E se i sondaggi l’ accreditassero del 5%, allora potrebbe presentarsi subito, anche alle Europee, con prospettiva di buoni risultati!

    Rispondi
  3. marzio siracusa

    30 Dicembre 2013 alle 10:17

    Caro Nicola, penso che l’orgoglio nazionale di Craxi sia stato davvero troppo poco se “mani pulite” fu etero diretta, come etero diretta fu la macellazione fisica di Gheddafi e a ruota quella politica di Berlusconi. L’oppressione dolce e suadente che tiene sotto il tallone non solo l’Italia ma tutto l’Occidente allargato, una volta che la corsa a ovest per evitare il tramonto del sole si è conclusa non a caso con la sconfitta del Sol Levante, quell’oppressione è il problema dei problemi, e non può essere relegata in un astratto “a monte” materia dei libri di geopolitica. La rigenerazione della politica nasce dalla presa di coscienza di quell’oppressione e dalla difficile individuazione delle mutilazioni concrete che essa comporta, e di cui si devono sollevare i fili dallo scenario verniciato in cui viviamo. Perciò aggiungo da sempre che il dissesto italiano dovrebbe essere letto anche nella chiave di istintivo rifiuto di un modello che non ci appartiene. Ciò è molto importante, altrimenti scatta il poltichese, la conta delle poltrone e delle combinazioni.

    Rispondi
  4. n.c.

    29 Dicembre 2013 alle 20:25

    Caro Marzio, ho citato non a caso “l’orgoglio nazionale” di Craxi. Troppo poco? Il

    Rispondi
  5. marzio siracusa

    29 Dicembre 2013 alle 19:43

    Se siamo e resteremo dei servi che differenza fa che tanti buoni propositi si realizzino o no? Sarebbe stato bello se accanto ai punti critici di indifferibile politica interna obbediente alle varie troike, fosse rivendicata l’indipendenza reale della nazione. O ancora una volta il problema dell’Italia si riduce a far funzionare stato e società secondo i parametri altrui?

    Rispondi
  6. n.c.

    29 Dicembre 2013 alle 18:41

    Non sarebbe poi tanto difficile. Basterebbe ragionare freddamente e scacciare la fregola di avere qualche poltrona per “grazia ricevuta”. Dice che il problema sta proprio lì? Temo che abbia ragione. Ma c’è anche della stupidità, in aggiunta.

    Rispondi
  7. Danilo Bardi

    29 Dicembre 2013 alle 18:36

    Proposta coraggiosa e diffiicilissima da realizzare. Ciò non toglie che sarebbe l’unica via per uscire dalle incertezze di questa logorante e improduttiva “guerra di posizione” che blocca la politica ed il futuro dell’Italia.

    Rispondi

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