Non si porta più andare ad un appuntamento. La parola d’ordine é rimandare, altrimenti sei out. Rimandare, soprattutto se la causa del rinvio è un impegno di una noia mortale. Un impedimento che ci causa stress da psicologi. Pure loro, che ci starebbero a fare, altrimenti. Si fa a gara a chi propone l’uscita più interessante, dal culturale all’originale al puramente demenziale, che resta comunque il più congeniale. E poi, vince chi rimanda più a lungo. Ci vuole una certa resistenza mentale, caparbietà ben allenata e via dicendo. Di metodi di contatto ormai ne abbiamo in quantità soddisfacente, telefoni fissi mobili o indecisi fra le due, mail, segreterie e poi loro, i programmi di comunicazione istantanea: giochini diabolici per dirsi in qualsiasi momento qualsiasi cosa, senza censura, senza pudore. Anche senza parole, volendo, con disegnini animati che danno un martellata in testa ad un pupazzetto per comunicarti che non hanno gradito la tua proposta, o che ti sbadigliano in faccia per dirti che é troppo tardi, ormai. Facciamo la prossima settimana. Eh sì, perché la prossima settimana sarò completamente libera, mentre in questa qui si sono accumulate tutte le cose che rimando dal ‘98. Si spende quindi la conversazione a raccontarsi tutto quello che non ci si può dire dal vivo perché non c’é tempo, le ore spese davanti al pc non fanno testo, sono gratis, e a mortificarsi a vicenda per dover saltare una serata che si prospettava così piacevole. Che hai fatto ieri, oggi e domani, in modo che quando dopodomani – forse – ci vedremo, non avremo un bel niente da dirci. Se non scusarci per l’ennesima volta per mostrare quanto siamo corretti ( qualità attualissima, sfioriamo la soglia etilica massima consentita per guidare ), pensando che la faccia che ci parla é senz’altro meno divertente del panda che ballava sullo schermo. E pensare a tutti gli appuntamenti che ho rimandato per vedermi con questa qui!
Ornella Tajani

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