“Sono arrivato al punto di rivolgermi a viso a viso a tutti gli amici che incontro, senza pudore per chiedere soldi. Tanti soldi e salvare mia figlia.” Seduti ad un tavolino del bar l’amico Giuseppe Cioffi mi racconta quello che già molti in città sanno. Lo sguardo indefinibile, il modo di fare, fa trapelare poco del suo profondo. Lo chiamo amico, perché sento così, anche se prima per me era uno che talvolta incontravo vicino casa e a mala pena salutavo. Sua figlia è afflitta da una malattia rara, l’istiocitosi emofagocitica familiare (fhlh2). Per questa malattia ha perso il figlio di trentacinque anni, Raffaele. Non esistono mezzi termini, o parole di circostanza. In questi momenti, osservi e inghiotti la realtà: esci dal quotidiano vivere, per accostarti ad un altro quotidiano vivere, assolutamente differente, di una dimensione grottesca, impressionante ed infinita. Due caffè sul tavolo, un po’ di zucchero. Lasciano qualche attimo di respiro tra un sorso e l’altro, lesile respiro tra i pensieri. “La malattia si presentò nel 1995, prima a Raffaele, poi l’anno seguente, ad Anna Rita. I medici in principio diagnosticarono la leucemia. Da quel momento è cominciato il calvario. Solo nel duemila fu definitivamente diagnosticata l’Istocitosi.”. “Nostra figlia” prosegue Giuseppe “ Per potersi riappropriare della vita degna per tale nome, si dovrà sottoporre ad un trapianto di midollo osseo negli Stati Uniti (New York), in un centro molto specializzato. Lo stato italiano, su documentata richiesta, ha autorizzato nostra figlia a sottoporsi all’intervento e l’ASL di Prato, sulla base del nullaosta italiano, ad oggi ha riconosciuto il pagamento del 70% calcolato non sul totale, ma sull’ottanta percento del preventivo iniziale di quattrocentocinquantamila dollari (ricerca, donatore e trapianto). La cifra da raggiungere si aggira ad unmilione e trecentomila dollari; assistenza sanitaria, quella legale, obbligatoria in USA e le spese quotidiane di un mese per tre persone. E’ evidente che, nonostante il contributo e le donazioni non sono sufficienti ancora a permetterci di coprire tutte le spese, per noi assolutamente proibitive.”. “Sai, io non mi arredo. Vado giù a capo basso, chiedo senza vergogna. Ho trovato persone che mi hanno donato soldi senza che sapessi chi erano. Gente che, donando, hanno sentito d’essere più ricche, ma non hanno voluto farsi pubblicità. Devo fare un altro sforzo. In televisione potrei…se… ma bisogna starci un bel po’: almeno trentacinque minuti su di un canale nazionale. Da tutta Italia, forse, arriverebbero i soldi per ottenere quella cifra.”. Domando ” Tu hai un conto corrente per ricevere le offerte, un iban, per fare arrivare i contributi?” “ Sì, il nostro e quello dell’associazione italiana leucemia (AIL) contro la leucemia sezione di Prato. Li puoi inserire a pie di pagina, quando terminerai quest’appello.”. Rispondo e chiedo all’amico, perché amico è la parola che più mi avvicina a lui. Ne ho bisogno per sopportare una remota pesantezza, che vagheggia nella mia coscienza, per parlare con quest’uomo da pari a pari. Ci salutiamo. Non aggiungiamo null’altro che non sono discorsi d’altri ricordi prima di saltarci.
IBAN : IT72 T061 6021 5040 0000 2330 C00 ANNARITA CIOFFI- CARIFIRENZE
IBAN : IT70 N057 2821 5124 1257 0282 888 ALI SE. DI PRATO – A FAVORE DI
ANNARITA
Enrico Martelloni

Questo articolo, che racconta una vicenda straziante, ci deve indurre a una semplice conclusione: essere buoni cittadini significa diventare donatori, donatori di sangue, di midollo, di organi, di cordone ombelicale. Basta guardare le statistiche, siamo ancora indietro. Donare qualcosa di sé, non soldi, è un gesto semplice e può salvare tante vite. I nostri reparti chirurgici in quanto a risorse umane non hanno nulla da invidiare a quelli stranieri, basta metterli in condizione di farli funzionare con adeguate risorse materiali. Dobbiamo tutti impegnarci con una disponibilità personale concreta e politicamente sollecitando costantemente le Regione Toscana. Non basta che la Regione Toscana dica “Siamo bravi”, si deve evitare in tutti i modi che i cittadini debbano ricorrere alla carità altrui per intraprendere viaggi della speranza.