
E’ il CEO del più importante fondo sovrano cinese, che amministra 400 miliardi di $ di fondi propri e una quota importante delle riserve valutarie cinesi, oggi 3200 mldi $.
La quota investita all’estero dai fondi sovrani cinesi è passata dal 10% al 20%, riservando una quota crescente ai paesi occidentali e rallentando quella destinata ai paesi in via di sviluppo (nel 2010 gli investimenti cinesi in questi paesi sono stati superiori a quelli della Banca Mondiale, dove ancora si fa accademia sul ruolo da riservare ai cinesi senza offendere gli arroganti paesini in crisi dell’Europa occidentale) .
La preferenza è per investimenti in infrastrutture (autostrade, ferrovie, banda larga) con reddito garantito da accordi statali. Dopo la prime scottature, non c’è più nessuna intenzione di investire in quote di fondi gestiti dagli infidi finanzieri occidentali: i cinesi hanno capito velocemente che il silent partner è quello che silenziosamente si fa fregare…
In questo momento si stanno studiando investimenti in Gran Bretagna (lo dice Lou in un articolo sul Financial Times del 27 novembre), paese dove esiste un approccio empirico a questi tipi di accordi e non ci sono da temere conflitti e complicazioni tra diverse burocrazie. E dove non sono neanche da temere rivolgimenti politici così frequenti nei paesi del terzo mondo, dove finorala Cinaha investito in agricoltura e miniere.
D’altra partela Cinaè abituata a trattare con chi ha il vero potere, e le informazioni, e anche un po’ di risparmi, gli arrivano dalla rete dei cinesi emigrati. Saviano ci ha spiegato che i cinesi han fatto accordi direttamente con la camorra per la gestione in esclusiva di una parte del porto di Napoli. Adesso sembra che vogliano comprare il porto del Pireo in Grecia.
In Cina non hanno avuto bisogno di imparare, conoscono da sempre la regola finanziaria del capitalismo: si fanno solo gli investimenti che si ripagano nel giro di 3-4 anni e che poi producono utile praticamente a costo zero. E ‘ assicurando queste condizioni nel primo distretto industriale che i cinesi hanno attirato i primi capitali, spesso dei loro emigrati che facevano parte di famiglie allargate con qualche connessione col potere.
Altrettanto fanno adesso, con gli investimenti che fanno loro. Uno dei sistemi è di ridurre il costo reale degli investimenti con l’impiego della loro manodopera generica, ben organizzata e sottopagata. In Algeria costruiscono in questo modo le case popolari, in cambio di risorse energetiche. E’ impressionante vedere i cinesi che lavorano incessantemente per costruire le case ai giovanotti algerini, che, appoggiati ai muri delle vecchie case, aspettano chi un sussidio, chi un impiego dello stato…

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