
Trump parla come Beppe Grillo. Il lavoro è stato fatto me ra vi glio sa men te, la forza mobilitata la più grande dalla seconda guerra mondiale, il suo generale è stao stra or di nario, più eroico di Captain America, il petrolio che Maduro gli aveva rubato tornerà a innaffiare il campo di golf di Mar-a-Lago eccetera. Ma cosa ne sarà del Venezuela non l’ha spiegato bene. Certo, se ne occuperà Vance, ma quando l’Air Force Two atterrerà a Caracas chi andrà ad accoglierlo? Un cuoco italiano, un suonatore di vuvuzela, un plotone di fucilieri bolivariani?
Non è chiaro se ci abbia pensato. Allora l’Europa oggi ha un compito da svolgere, prima che i caos si diffonda. Imporre a Trump di Insediare a Caracas il legittimo vincitore delle ultime elezioni politiche, costretto all’esilio dalla cricca fascista o comunista (non si è mai capito) comunque mafiosa di Maduro.
Imporre è dire troppo? Trovate il verbo giusto, ma questo l’Europa deve fare.
Marco Taradash

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