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CHE COS’È L’IDENTITÀ SOCIALISTA? RISPOSTA A LANFRANCO TURCI

La sinistra dall’identità socialista (o liberalsocialista se si preferisce), che si batte per l’equità, non avrebbe mai fatto propria la scelta del governo Prodi di trasformare lo scalone pensionistico in tre scalini, spendendo 10 miliardi di euro, mentre i giovani sono senza occupazione.
Di Mauro Del Bue

di Mauro Del Bue | 25 Agosto 2010

Rispondo a Lanfranco Turci con chiarezza, per la stima e l’amicizia reciproche che ci sono state e credo continuino ad esistere tra di noi. Turci dice che bisogna costruire un soggetto politico alla sinistra del Pd. Il concetto che propone di “sinistra” è almeno altrettanto vago di quello che mi imputa di “identità socialista”. Cerco di renderli entrambi leggibili alla luce del fatto che per me “sinistra” e “identità socialista” sono esattamente la stessa cosa. Dunque cerco di spiegare cos’è l’identità socialista e di conseguenza anche il senso che per me assume la parola “sinistra”. Il Psi appartiene al passato, almeno quello che noi abbiamo conosciuto e anche guidato. Ma nel Psi (e lo ha riconosciuto anche D’Alema, forse il primo ad ammetterlo già nel 1995) ci sono state alcune intuizioni che solo il New Labour in Europa ha fatto proprie. Tali intuizioni restano valide anche alla luce della crisi del sistema capitalistico-finanziario di oggi, che non porterà, come le solite Cassandre catasfrofiste avevano proclamato, alla fine dell’economia di mercato, ma alla sua modifica, per taluni aspetti già in corso. Il Psi aveva, nel 1978, superato il marxismo, nel 1981 adottato il riformismo, nel 1982 aperto non solo al bisogno individuando quelle che erano definite “le nuove povertà”, ma anche al merito, alle nuove professioni, al mondo che poi,dopo la fine del Psi, è stato interpretato da Berlusconi, nel 1983 adottato la politica della governabilità con la presidenza Craxi e in accordo con la Dc e installato i missili a Comiso, nel 1985 sfidato i massimalisti sulla scala mobile in un brillante referendum vinto, nello stesso anno sfidato gli americani a Sigonella, nel 1987 sfidato i magistrati sulla responsabilità civile dei giudici, nel 1989 lanciato la politica dell’unità socialista. Questa è storia o è anche premessa politica imprescindibile oggi? E’ reperto archeologico o è invece la condizione essenziale per costruire il nuovo? Se il nuovo (essere più a sinistra del Pd) è oggi prescindere da questo e affidarsi a chi, riepiloghiamo, è ancora marxista, non è ancora riformista, è senza sensibilità sul merito e contesta le posizioni di Ichino sui contratti, e potrei continuare elencando all’incontrario le posizioni prima riepilogate, noi che c’entriamo? Capisco Lanfranco che viene da un’altra storia. Ma lui è sempre stato nella corrente riformista del Pci-Pds-Ds e la stessa corrente aveva fatto della lotta al massimalismo e al neo comunismo un perno della sua identità. Perchè questo strappo? L’identità socialista oggi è a mio avviso questo: coraggioso riformismo sociale nel segno dell’equità (siamo nell’epoca della globalizzazione e i diritti dei lavoratori del mondo, non solo di quelli italiani, costituiscono il nuovo obiettivo di una moderna politica di equità, mentre la Cigl, e la Fiom in particolare, pensano alla napoletanizzazione dei diritti e alla fine rimarranno sempre più soli). Mentre il mondo diventa grande, la Lega fa sua la politica del mondo piccolo. E ad essa si adegua anche parte del sindacato. Questa la grande contraddizione che prima o poi (forse solo poi) esploderà. La sinistra dall’identità socialista (o liberalsocialista se si preferisce), che si batte per l’equità, non avrebbe mai fatto propria la scelta del governo Prodi di trasformare lo scalone pensionistico in tre scalini, spendendo 10 miliardi di euro, mentre i giovani sono senza occupazione. Una sinistra del genere a me non interessa, anzi mi fa paura. E’ dannosa per l’Italia come la destra. Riformismo moderno nel segno dell’equità dunque e aggiungo altre due caratteristiche. La laicità, che è divenuta ormai un nuovo spartiacque dell’identità negata. Vedasi a tale proposito le posizioni sul fine vita e sulla pillola di cinque giorni dopo anticipata dagli integralisti di destra e di sinistra e purtroppo partorita dal nostro ex compagno Sacconi. E la libertà e il garantismo. Sarà un caso se la nostra posizione, dico quella del Psi, è la stessa di quella del governo sul tema della riforma della giustizia, fondata sulla separazione delle carriere dei magistrati e sui due Csm (vedasi la proposta di legge socialista e radicale della passata legislatura). Affermare questa triade, “riformismo, laicità e garantismo”, significa essere più a sinistra del Pd? Benissimo. Ma più a sinistra del Pd oggi troviamo forze che questi punti negano. “Sinistra e libertà” è andata in piazza con Di Pietro, non scordiamocelo. Sposa la Fiom, e non si è mai pronunciata come soggetto riformista, è lontana anni luce dalla nostra posizione sulla giustizia. Solo la laicità ci unisce. Troppo poco per ipotizzare una nuova unità. In quello spazio, più sinistra del Pd, c’è in Italia una sinistra che ricorda molto quella del passato, che il Psi contestò duramente. E giustamente. Non mi avventurerei in una steppa nebbiosa che ci renderebbe irriconoscibili.

Mauro Del Bue

Pubblicato in : Primo piano

Info Mauro Del Bue

Mauro Del Bue è un politico, giornalista e storico italiano. Già deputato per lo storico PSI e per il Nuovo PSI, attualmente è membro della Segreteria Nazionale del ricostituito PSI, direttore del quotidiano socialista Avanti!

Interazioni del lettore

Commenti

  1. valerio giannellini

    18 Settembre 2010 alle 00:44

    magari i socialisti avessero tutti questa identità…

    Rispondi

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