Procedono con lentezza le procedure delle gare d’appalto sottoposte al vaglio dell’ ANAC.
Leggendo quanto riportato dalla stampa sulle parole di sbigottimento di Raffaele Cantone, a due mesi dal Giubileo, mi è tornato alla mente un film uscito nelle sale cinematografiche un quarto di secolo fa .
La storia è quella di un maestro trasferito in una scuola in cui mancava del tutto ogni forma di disciplina, a tutti i livelli: a iniziare dai bambini sino al custode e alla preside che non sapeva gestire l’ istituto. Vorrebbe andarsene via il maestro … ma poi la vicenda, come molti ricorderanno, prenderà una strada diversa e si concluderà con la frase, che dà il titolo al film, “io speriamo che me la cavo” scritta nel tema di uno degli alunni.
Come in quella scuola, anche negli uffici comunali di Roma vi sarebbero confusione, inefficienze e ritardi. Per carità –si affretta a precisare il Presidente dell’ANAC – da parte dei componenti della Giunta c’è la massima collaborazione ma, a livello di dirigenza, manca una struttura per il coordinamento degli interventi e i burocrati si pestano i piedi a vicenda.
Persino se su un contratto di appalto faccio un’annotazione, si lamenta Cantone, quello stesso contratto mi ritorna il giorno dopo così come era, quasi a fare pensare che nessuno abbia letto quel che avevo evidenziato.
Quindi, tutto bene con gli organi di indirizzo politico ma tutto male con quelli che gestiscono l’attività amministrativa. Ricevono così la totale “assoluzione” di Cantone, Marino e la sua squadra, perché dell’assetto dell’ apparato comunale non hanno responsabilità. Come si sa, infatti, per garantire il principio dell’imparzialità, la Costituzione detta che i pubblici uffici sono organizzati secondo disposizioni di legge e pertanto tra organi di governo e di gestione esiste una rigida separazione . Peccato però che un commovente “afflato” tra i due livelli di governo, lo si ritrovi quando si tratta di combinare le malefatte ….
Procedono quindi con lentezza le procedure delle gare d’appalto sottoposte al vaglio dell’ ANAC: al momento, si legge sul sito del Comune di Roma Capitale, (http://www.comune.roma.it/wps/portal/pcr?contentId=NEW947023&jp_pagecode=newsview.wp&ahew=contentId:jp_pagecode) sono state concluse le estrazioni delle imprese invitate alle prime cinque gare e verso la metà di ottobre si avrà la scelta delle ditte vincitrici.
La tipologia dei lavori da eseguire? Semplice manutenzione delle strade (pavimentazione, marciapiedi, segnaletica). I tempi di ultimazione? entro dicembre 2015 (?!).
Man mano che l’ ANAC effettuerà i suoi controlli, viene precisato nel comunicato del Comune, si procederà all’indizione delle altre gare.
Ma che gare sono quelle messe in atto, che prevedono“estrazioni delle imprese invitate”e“scelta delle ditte vincitrici?
Tenuto conto del poco tempo a disposizione per realizzare quelle opere con le tradizionali gare d’appalto, Cantone ha fatto ricorso a una particolare forma di trattativa privata: si sorteggiano trenta imprese fra quelle iscritte all’apposito elenco degli appaltatori del Comune di Roma e queste vengono invitate a una gara informale, che viene poi aggiudicata all’offerta media.
Ma, come si è detto in altra occasione (http://www.pensalibero.it/blog/2015/03/13/riflessioni-in-tema-di-appalti-pubblici-navigando-sul-sito-dell-autorita-nazionale-anticorruzione/), non era stata proprio l’ANAC, appena qualche mese fa, a stigmatizzare il fatto che i Comuni, per gli appalti di grosso importo, nel 60% dei casi preferiscono ricorrere anziché alle gare d’appalto alle procedure di affidamento diretto che, pur se del tutto legali, sono quelle meno garantite e più pericolose?
Quindi, anche se la forma di trattativa prescelta è di quelle che ammettono pochi margini di discrezionalità, anche l’ANAC dribbla le tradizionali gare d’appalto e fa la “birichina”?
In effetti è palpabile la preoccupazione di Cantone in vista del grande evento… E non stupirebbe se lo sentissimo bisbigliare tra sé e sé“io speriamo che me la cavo”…

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