Si può continuare a coltivare il proprio legame con la cultura laica liberale o laica socialista e si può legittimamente pensare di dare vita ad una formazione politica nuova non sentendosi rappresentati da alcuna delle due coalizioni. In Italia, dicono i risultati elettorali, un italiano su due si riconosce nel PDL o nel PD; due su dieci non vanno a votare, e tre su dieci scelgono altri partiti. Una galassia di partitini, tanti ed eterogenei. Ma per chi volesse lanciare un progetto serio e innovativo, di spazio ce n’è in abbondanza. Ad una condizione, tuttavia: che nessuno si illuda di riesumare i vecchi partiti, si chiamino socialista, liberale, repubblicano o radicale.
Per le operazioni nostalgia non c’è spazio e nemmeno per le rendite di posizione basate sullo sfruttamento delle sigle storiche.
Quindici anni si sono consumati in surreali dispute, persino in sede giudiziaria, per stabilire la titolarità di alcuni simboli. Poco è mancato che per una di queste dispute, sul simbolo della vecchia DC, saltassero le elezioni.
Commentare il risultato del PS e del PLI, sigle che rientrano nella tradizione richiamata all’inizio, sarebbe ingeneroso, peggio che sparare sulla croce rossa.
Molti di noi questi due partiti li hanno votati pur denunciandone puntualmente gli errori.
Abbiamo fatto il nostro dovere: affettivo e razionale, perché volevamo contribuire a togliere o contenere la legittimazione popolare al bipartitismo. Se metà degli elettori (e il trenta per cento dei votanti) non votano PD o PDL, significa che siamo in discreta compagnia.
Oggi però è necessario prendere coscienza che dobbiamo lavorare ad una formazione politica nuova. Totalmente nuova: non è più tempo di Costituenti socialiste o liberali, ma di progetti basati assai meno sul fattore identitario e molto di più su programmi che diano le risposte giuste ai problemi del nostro tempo. E dobbiamo onestamente ammettere che il rifugio identitario troppe volte è stato l’alibi alla pigrizia o alla inadeguatezza rispetto a questo compito.
Il risultato elettorale ci dice inequivocabilmente che questo non è più possibile: chi vuol dare vita a qualcosa di nuovo deve farlo unendo e chiamando a raccolta individui, persone. Quelli che controllano sigle, millantano iscritti, accampano riconoscimento di un particolare status, facciano pure da soli. Ma non si mettano di traverso con le loro pretese e le loro illusioni.
P.

“Oggi però è necessario prendere coscienza che dobbiamo lavorare ad una formazione politica nuova. Totalmente nuova: non è più tempo di Costituenti socialiste o liberali, ma di progetti basati assai meno sul fattore identitario e molto di più su programmi che diano le risposte giuste ai problemi del nostro tempo. E dobbiamo onestamente ammettere che il rifugio identitario troppe volte è stato l’alibi alla pigrizia o alla inadeguatezza rispetto a questo compito.”
Appunto ! Tempo fa rimuginavo :….we can…. E forse la pigrizia può esser vista come una caratteristica od atteggiamento un po’ snob… Ma l’inadeguatezza è peccato mortale ,evidentemente !
Siamo capaci ,anziché di proclami , di promuovere una serie di leggi di iniziativa popolare …?
Anche senza televisioni ,giornali ,risorse economiche eccessive …la cosa mi pare possibile.
Che ne pensate?