Bruno Lauzi è morto e ora tutti si affannano a celebrarlo, ricordando, en passant e con circospezione, che era liberale. Embè? Che c’è di strano, direte. Invece c’è di strano che lo era anche quando i suoi colleghi si affollavano sotto le insegne comuniste, condizione indispensabile per essere accolti nel mondo intellettuale ed artistico italiano. E non era un liberale solo in senso lato, ma era iscritto al PLI e componente del Consiglio Nazionale di quel partito per – udite, udite – la componente di destra che si opponeva a Zanone. Fu uno dei pochi che prese immediatamente le difese di Enzo Tortora quel 13 giugno del 1983, quando i vertici del partito, che era anche quello di Tortora, annaspavano nel fariseismo, timorosi che lo “scandalo” potesse mettere in pericolo la da poco riottenuta ammissione alla tavola del governo.
L’ironia dei suoi testi era la stessa dei suoi, rari, interventi nelle riunioni, quando con poche battute riusciva a “smontare” il sussiego di coloro che, dopo aver rischiato la sparizione, peraltro solo rinviata di quindici anni, si apprestavano a mettere subito a reddito il salvataggio ottenuto. Memorabile il commento su un personaggio, allora giovane esponente della nuova nomenklatura postmalagodiana che arringava la riunione con toni da maestrino: “Sembra uno appena uscito dal cesso dopo essersi fatto dieci pugnette”. Ogni volta che mi capita di rivedere quel personaggio, mi torna in mente quella battuta. Grazie Bruno, soprattutto per le tue canzoni, ma anche, nel mio piccolo, per averti conosciuto nel PLI.
Pio Borri

Confesso che anche io rimasi meravigliato quando seppi, meglio constatai, che Bruno Lauzi era un liberale militante. Successe attorno al 1980 quando il PLI tenne a Firenze il suo congresso nazionale che venni incaricato di seguire come giornalista. Mi accorsi della presenza di Lauzi e vidi subito che si comportava come tutti i delegati, partecipando alle discussioni: anche quelle che in ogni congresso di qualsiasi partito si svolgono in crocicchi fuori dell’aula congressule. Aveva forse un’aria più distaccata, ma non per questo meno attenta. Chiesi conferma agli amici liberali fiorentini che mi confermarono che Lauzi era proprio un militante.
Rimasi meravigliato e l’apprezzamento per il cantante “fuori dal coro” crebbe ancora in me.
Scusate. Riprendo da dove ero arrivato…
Dunque, Tuccimei ed altri mi testimoniarono l’assoluta correttezza professionale e soprattutto umana di Enzo. Nessuno di quel mondo (uso a coabitare con fior di mascalzoni) ci credette mai. Altrove invece continuavo a sentire frasi del tipo “Se lo hanno arrestato qualcosa c’è. A me i carabineri non sono mai venuti a suonare alla porta…”.
Ecco: il caso Tortora è stato il capolinea dei giudici e della giustizia. Fino ad allora, per gli italiani (e soprattutto per i liberali italiani), i magistrati avevano sempre ragione, fino a ripetute prove contrarie. Da allora hanno sempre torto, salvo lodevoli eccezioni.
Domanda: la colpa di tutto ciò è di Tortora, Lauzi e Morbelli oppure dei magistrati?
L’ultima volta che ho ascoltato Bruno Lauzi è stato l’anno scorso a Roma, a Villa Celimontana: il tremore delle mani gli impediva di suonare ma non di cantare, accompagnato da un trio di jazzisti. Fece uno strepitoso concerto rivisitando una ventina di famosi brani intervallati dalle sue consuete battute. Ricordo quella sulla sua (scarsa) altezza: “Lassù qualcuno mi ama. Iddio mi ha posato la sua mano sul capo. Ma ha premuto troppo”.
Nell’intervallo parlammo di politica, come abbiamo sempre fatto negli ultimi trent’anni, durante i quali siamo anche stati seduti accanto (nel gruppo di Raffaele Costa) in Consiglio nazionale del PLI. Di Lauzi liberale amo sempre ricordare l’appoggio da lui ricevuto in due campagne elettorali: venne a cantare e suonare (gratis, il massimo per un genovese) a due mie cene di finanziamento.
Mi preme però a questo punto accennare alla vicenda Tortora. Pochi giorni prima del suo arresto andai a trovare lui e Baudo al teatro Eliseo di Roma dove conducevano una trasmissione elettorale per Rete 4. Di Enzo Tortora e di Pippo Baudo sono sempre stato amico (un’amicizia addiritura “ereditata” quarant’anni or sono da mio padre, Riccardo Morbelli). Non ho creduto neanche per un attimo alla sua colpevolezza, confortato soprattutto dalla gente dello spettacolo (Lauzi docet). Mi ricordo che il giorno dopo l’arresto, un impresario – Pino Tuccimei – mi disse che lui di spacciatori di droga ne aveva visti tanti
Bravo,Pio Borri:Lauzi lo abbiamo conosciuto così,noi liberali,quale lo hai ricordato con le tue parole.Per la verità ci furono alcuni esponenti del PLI (Beppe Facchetti,Morelli ed altri)che presero subito le difese di Tortora,vittima di un infame “errore giudiziario”,i cui responsabili,anzichè puniti,furono…promossi.Bruno Lauzi fu ancora spiritoso ,divertente protagonista del congresso nazionale liberale di Genova del 1986,al seguito di Alfredo Biondi.Di lui hanno scritto anche Valerio Zanone su La Stampa del 26 ottobre e lo stesso Biondi sul Secolo XIX.
Adalberto Scarlino