Un ministro così “solare” e sopra le righe non ce lo ricordavamo da tempo, in particolare da quando si sono insediati questi ministri “ombra”, tanto oscuri da far brillare i primi, ma poichè il nostro Paese è ad un punto di non ritorno, ecco che si abbandonano mezze misure, buonismi, il doroteo “ni” e tutto concorre a scacciare dalla mente i fantasmi di una depressione incombente, con l’italiano medio che arranca alla quarta settimana e con una prospettiva di dati “reali” (indicatori P.I.L., inflazione, consumi) che volge al peggio.
Tanto vale cercare qualche capro espiatorio e farci cullare dai sogni di Brunetta, che come ogni estremista snocciola qualche sacrosanta verità e che gode del maggior consenso popolare (59%) tra i ministri in carica, che attendono con ansia la traduzione in pratica dei proclami anti-fannulloni al motto “colpirne uno per educarne cento” e così tra dodici mesi avremo, pena dimissioni annunciate, la “rieducazione” di milioni di impiegati a carico di “Pantalone”.
Non se ne dolgano i tanti che fanno pienamente e con coscienza il proprio lavoro al servizio del cittadino, ma è vero che l’indice di efficienza dell’impiegato-tipo è del 23%, troppo poco in tempi di magra per giustificare i colletti bianchi del “Belpaese”. La tipologia dell’impiegato pubblico fannullone è complessa e variegata: si va dall’assenteista a “morbilità reiterata”, al solerte presenzialista, assorto nella propria scatola virtuale da scrivania, variante dei nostri tempi del cruciverba della generazione precedente. C’e chi soffre la staticità del fisico e decide di cacciare “professionalmente” le mosche quando arriva la stagione, chi ancora con qualche foglio in mano gira vorticosamente per i corridoi, chi approfitta per fare la spesa per casa.
Fuori da ironie scontate bisognerebbe però spezzare una lancia a favore dei “travet”, condannati ad una lenta agonia, ad una noia mortale per 150 ore al mese e 1000 euro che bastano si e no a coprire le necessità primarie e così milioni di famiglie italiane sopravvivono in virtù dell’assunto keynesiano, forse estremizzato e volgarizzato dai nostri connazionali.
Facciamo un passo indietro, agli anni ’70, quando il binomio politica-burocrazia strinse un patto d’acciaio: da un lato il potere “tout-court”, dall’altro la cinghia di trasmissione, solerte e ossequiosa, la macchina organizzativa dei consensi, affrancata da efficienza amministrativa e utilità sociale quanto sempre prona per grazia ricevuta (il mitico “posto fisso”) a futura memoria, per il proprio “padrino” ed eventuali discendenti. Ovvio che, in questo clima deteriore da 1^ repubblica, che con il bilancino gestiva scientificamente anche la porzione di privilegi in quota “sindacale” all’opposizione, la meritocrazia, l’efficacia, l’efficienza costituivano mine vaganti e crepe nell’equilibrio costituito, ragion per cui venivano tollerati solo “una tantum”, come fiori all’occhiello, possibilmente defilati e posti in condizioni di “non nuocere” e non alterare lo “status quo”.
Oggi milioni di impiegati pubblici hanno perso le coordinate del proprio lavoro, in questo scontro ideologico-filosofico del lavoro tra I^ e II^ repubblica, l’un contro l’altra armata. In questa operazione di pulizia ” massimalista”, in questa caccia all’untore, radicale e sommaria, qualcuno ha pensato di dare l’ultima chance a questi “nemici del popolo” camuffati da servitori, qualcuno ha loro cercato di condurli in un processo di formazione o “ri-formazione”, con piani di crescita professionale, mobilità gratificante, aggiornamenti e utilizzo delle nuove tecnologie?
Oggi, come sempre, chi rischia di pagare sono solo le ultime file!
Francesco Attolico (presidente Democrazia Sociale Euromediterranea Puglia) attolico.dsepuglia@tele2.it

C’era una volta l’abitudine di invocare l’esperienza dei “tecnici” ad ogni crisi di governo per salvare diritti e anzianità di legislatura. L’annosa questione se fosse meglio essere emotivamente e materialmente coinvolti o distaccati per afferrare l’insieme del fenomeno sociale era anche presente nella sociologia di Max Weber. Un geometra, un perito elettronico o un pescatore però, convengo con te P.C., avrebbero difficoltà a discernere e argomentare di P.A., calcio, politica con la stessa padronanza, nonostante l’indole tuttologica degli italiani.
Valutazione, formazione continua, mobilità, motivazione, lungi da essere formule vuote da supermarket, vanno applicate correttamente e non sciroppate ritualmente; l’obiettività maggiore degli esterni non si discute, così come la necessaria mobilità, via via crescente con le responsabilità e le funzioni esercitate.
C’era una volta la favola che recitava che l’impiegato pubblico era di sinistra e il commerciante era di destra, e di qui a scendere con una serie di semplificazioni e pregiudizi incrociati che le due sponde si spiattellavano. Nell’evasione fiscale come nella voglia di lavorare va separato il vero dal luogo comune, sapendo che compito del politico onesto e coraggioso è anche quello, quando occorre, di fare “gioco sporco e impopolare”, sacrificando lavativi, evasori, furbastri a vario titolo che sono presenti dappertutto. Noi che siamo tra i 22 milioni di italiani scettici e non pentiti dalla finta contraddizione PD-PDL, rimaniamo osservatori interessati a seguire l’evolversi degli eventi, sapendo che la legislazione degli anni ’90 in materia amministrativa è ampiamente innovativa e condivisibile e merita un progressivo riconoscimento dei diritti e della centralità del cittadino, dell’utente, anche a discapito, se necessita, del burocrate.
Ma Sabino Cassese ve lo siete dimenticato? E, prima di lui, M.S. Giannini?
Che fine hanno fatto?
Purtroppo le Leggi in Italia ci sono. C’è solo un piccolo problema: mancano quelli che devono applicarle. Difatti la burocrazia si guarda bene dall’applicare le leggi che la penalizzarebbero.
Chiedete al Ministro Sacconi che di Cassese fu sottosegretario, quante circolari e quanti decreti ministeriali furono emessi in applicazione del Decreto Legislativo 29/93 (Legge delega 421/92)più volte manomesso da decreti successivi senza passare dal Parlamento (pratica assolutamente illegale perché viola le indicazioni POLITICHE di QUEL Parlamento a QUEL Governo)!
E ci ricordiamo la L. 142/90 sul riordini degli EE. LL.?
Non c’è più niente di applicato a parte la “privacy” del buon (!) BASSANINI, sempre accampata e SERVITA NON A GARANTIRCI, MA A PRIVARCI DELLA STESSA?
Verità è che, finche il cittadino medio non attraversa sulle striscie pedonali, non rispetta le precedenze, (anche agli sportelli) non provvede ai propri rifiuti, non usa correttamente l’energia, CHE FANNO PARTE DELL’EDUCAZIONE CIVICA E NON DELLE LEGGI DELLO STATO, queste NORME possono anche non essere emanate: sono inutili, tempo perso! Quando si pianta qualcosa nell’orto bisigna provvedere ad anaffiarla, altrimenti quella piantina muore. Le nostre leggi subiscono la stessa fine, perché non c’è barba di Pubblico Ufficiale che le faccia rispettare. Troppo impopolare ovvero troppo rischioso, e per le retribuzioni che prendono; e per la penuria di addetti (false scuse addotte ripetutamente ed ossessivamente).
Ma l’Italia è BUONISTA o COGLIONA (mettiamola come vogliamo) anche quando vota BERLUSCONI!
Caro Presidente DSE, una cosa sola volevo precisare: che per parlare della P.A. italiana bisognerebbe conoscerla , e non dal difuori ,ma dal didentro.
Inoltre ,come principio generale , occorre sempre tener conto che ad ogni azione ne corrisponde una eguale e contraria. Serve per capire meglio.
Quanto alla meritocrazia ,è caratteristica che risponde all’interrogativo sul compito da svolgere . Non è un termine da usare per risciacquarsi la bocca. Ed i procedimenti di formazione e ri-formazione tratti dalle pratiche dei supermercati ( al pari dei c.d. processi di valutazione ,affidati non a terzi ma alla stessa dirigenza diretta ) finiscono in effetti – qui ti do’ ragione -a far pagare sempre alle ultime fila.
Brunetta sembra voler dare una scossa .Bene o male ,io aspetterei di vedere che succede…..di estremisti ce ne sono tanti , anche tra i difensori dei “poveri diavoli” !
Caro P.C. (P maiuscola di Puccio, non di meno la C di Cartoni!),
senza andare negli States, dove faremmo gli americani, senza scomodare Bassanini che non penso sia il principio della decadenza burocratica italiana, qui la situazione è tragica!
La burocrazia del Belpaese, che non è quella francese, la più qualificata nella dirigenza, risponde a tempi e modi “socialmente” incomprensibili.
Concorsi e chiamate “intuitus personae” sono due facce della stessa medaglia, quando si vuole bypassare la meritocrazia.
La minoranza “virtuosa” deve diventare maggioranza, non importa se il gatto sia bianco o nero, l’importante….”
Francesco
Caro Presidente ( la P maiscola è doverosa ,nel caso ),
ti chiedi se”qualcuno ha loro cercato di condurli in un processo di formazione o “ri-formazione”, con piani di crescita professionale, mobilità gratificante, aggiornamenti e utilizzo delle nuove tecnologie?”…ma non dovresti chiedertelo. Sai benissimo che con la riforma democratica di tal Bassanini ,le truppe della P.A. sono state messe a rapporto da ufficiali selezionati in base non a concorsi ,ma a più
concrete selezioni personali ( cioè ad personam ) operate dagli “amministratori” ,ad imitazione del noto Spoil System vigente in America U.S..
Si è evitato il concorso ,antico retaggio di vecchi potentati , e si è preferita la sintonia politica tra Amministratori e Dirigenti . E si è ottenuto…un risultato a cascata ,ben noto a chi ci sta dentro . Credo sia oggi più difficile trovare “contenti” tra le truppe delle PP.AA. ,dove tutti si proccupano solo di restare…allineati e coperti !
Sarebbe bene ,prima di denigrare , chiedersi se la pulizia “massimalista” non debba inizialmente rivolgersi a definire un nuovo assetto della “dirigenza”; abolendo i lacci e lacciuoli non burocratici ma politici , ch il bravo Bassanini ha reso più leganti di prima. Per tua notizia : in U:S.A. ad ogni cambio elettorale ,la dirigenza “chiamata” torna a svolgere il mestiere precedente , non resta ” a carico della P.A. ,magari in altro “incarico”.Come invece succede da noi ,che abbiamo “scoperto l’america”!