Darren Aronofsky che a Venezia nel 2008 aveva presentato “The Wrestler” e conquistato il leone d’oro facendo ballare il redivivo Mickey Rourkey sul ring verso la rinascita, la riconquista della sua dignità di uomo, nonostante il viso segnato indelebilmente dai pugni presi, torna nel 2010 al festival con “Black Swan” stavolta con una strepitosa Nathalie Portman che, abbandonati i panni di alcuni episodi di “Star Wars” e, indossate le scarpette della ballerina Nina, ci introduce nel mondo del balletto , evidenzia le rivalità, la lotta continua per arrivare al culmine della carriera, prima stella e protagonista assoluta, accompagnata dalla lotta contro gli altri e contro se stessi alla ricerca della perfezione e della naturalità allo stesso tempo.
Un altro balletto all’interno di un teatro ma questa volta è un volteggiare etereo verso la perfezione e verso l’annientamento.
“La perfezione non deriva solo dal controllo, bisogna lasciarsi andare” dice a Nina il direttore della compagnia di ballo (Vincent Cassel), spingendola così a dare ad ogni istante il meglio di sè, esplorando se stessa e il suo doppio perché è innegabile non esiste lotta tra bene e male al di fuori di noi, il bene e il male sono a turno il lato oscuro e il lato illuminante della nostra personalità e Nina lo scoprirà a sue spese ingaggiando una lotta senza speranza fino a rivelare nella sua follia la perfetta fusione fra le due immagini speculari di se stessa.
Quasi da subito conosciamo le angosce, le ossessioni, le paure, i desideri, le aspettative di Nina stretta tra una madre, ballerina a sua volta, che non si è mai affrancata da un ruolo secondario, e lo studio esasperante e continuo cui si sottopongono i veri ballerini fin dall’inizio della loro carriera. Nina, che a un certo punto perde anche i connotati di essere umano tutta presa come è dal suo doppio di cigno bianco/cigno nero, non si vede più come donna ma solo come ballerina, essere quasi privo di anima, ossessionata solo dalla necessità di riuscire a fondere le due anime di cigno bianco/cigno nero.
Nina è follemente maniacale nella sua ricerca di maturazione , nonostante le prove estenuanti cui si sottopone, nonostante riesca ad ottenere la perfetta esecuzione dei passi che prova, Nina chiede al pianista con il quale prova fino a ora tarda di attaccare di nuovo la musica per provare da capo. Un’altra volta. Ancora una volta. e poi ancora. “Basta. Io ho una vita”, risponde il pianista e se ne va. Nina imperterrita continua a provare.
Il processo di apprendimento cui Nina si sottopone, per volontà del coreografo, finisce presto per diventare una vera e propria trasformazione sia fisica che psicologica e così Nina carina, timida, impegnata solo e unicamente negli esercizi e nelle prove deve diventare bella, intraprendente, provocatoria, fino all’ultimo passo che fa alzare di scatto tutti gli spettatori in una standig ovation lunga e appassionata che decreta il pieno successo della nuova stella, ma…
Ed è seguendo il suo volteggiare leggero sulle punte che ci lasciamo affascinare dalla figura angelica di Nina che impersona alla perfezione il candore e l’innocenza del cigno bianco fino ad arrivare al suo “altro” il sensuale e perfidamente ingannatore cigno nero e seguendo l’ultima piroetta tratteniamo il fiato perchè proviamo il brivido di una perfezione assoluta, perfezione che si raggiunge una sola volta nella vita, e sono veramente pochi quelli che la raggiungono, ma perfezione che chiede un caro prezzo.
Affiancata da una gioiosa e impertinente Mila Kunis, scippata a Venezia dal premio che avrebbe meritato come miglior attrice emergente, perfetta e spregiudicata nella sublimazione del lato oscuro, la Portman è una delle cinque candidate al premio Oscar come miglior attrice. E stanotte quando a Hollywood si celebrerà la consegna deglio Oscar potremo sapere se il “Discorso del re”, film che abbiamo molto amato, avrà il titolo di miglior film, se Colin Farrel, splendido attore protagonista sarà coronato miglior attore come Giorgio VIII, se Natalie Portman sarà la miglior attrice per la sua perfetta fusione fra cigno bianco/cigno nero.
Un discorso a parte meritano le musiche composte da Clint Mansell, che ha anche rielaborato alcuni brani classici. Il lago dei cigni che da oltre un secolo trascina e travolge l’immaginario collettivo, grazie alla musica di Chaikovskij, travolge e coinvolge nella sua bellezza Natalie Portman e lo stesso regista che riesce a unire e fondere colori e suoni, musiche e immagini, in un continuo richiamo al doppio, al dualismo, ad una sorta di follia.
Un film assolutamente da vedere per chi ama la musica, per chi ama il balletto, per chi ama l’introspezione.
Maria Rita Monaco

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