• Passa al contenuto principale
  • Skip to after header navigation
  • Skip to site footer

Iscriviti alla newsletter

  • Facebook
  • Twitter
  • YouTube
Pensalibero.it, Informazione laica on line

Pensalibero.it, Informazione laica on line

Quotidiano on line indipendente di area laica dove parlare di politica e tanto altro

  • Editoriali
  • Primo piano
  • Cultura ed eventi
  • Blog
    • AttuoPoesia (L’attualità letta dalla Poesia)
    • CornerBlog
    • Metamorfosi
  • Dossier

  • Editoriali
  • Primo piano
  • Cultura ed eventi
  • Blog
    • AttuoPoesia (L’attualità letta dalla Poesia)
    • CornerBlog
    • Metamorfosi
  • Dossier

Battaglia inedita: fra l’Fbi e la Cia.

È evidente un ruolo assai maggiore dei militari. Già tre generali in pensione sono stati prescelti da Trump per ricoprire cariche centralissime e decisive.

di Alberto Pasolini Zanelli | 16 Dicembre 2016

All’estero è sopravvissuta una leggenda: quella del candore nella politica americana. Gli europei, asiatici, latinoamericani, africani benevoli ritengono che la campagna elettorale sia conclusa, un nuovo presidente eletto e che si aspetti soltanto di guardarsi in tv la sua “incoronazione”. In realtà Donald Trump non è stato ancora eletto. Sono stati scelti dai cittadini i “grandi elettori”, che hanno promesso di votare per il candidato presentato dal loro partito ma che teoricamente non sono tenuti a farlo. Una ipotesi che in realtà non si presenta mai, ma che è tornata di attualità: diversi “grandi elettori” repubblicani in alcuni Stati in cui la loro elezione è avvenuta con un margine molto ristretto vengono ora pubblicamente invitati a “ripensarci”, cioè a tradire il candidato per cui si sono pronunciati e i cittadini che li hanno ascoltati. La posta elettronica arriva a pioggia ad indirizzi privati in alcuni Stati del Midwest. Essi offrono l’“occasione” e distribuiscono consigli ai destinatari, con argomenti che vanno dal fatto, incontestabile, che Hillary Clinton ha ottenuto più voti popolari di Donald Trump, anche se la distribuzione dei “seggi” nel collegio che fra pochi giorni, anzi ore, sceglierà ufficialmente il nuovo inquilino della Casa Bianca.

Nessuno pensa veramente che possa esserci un travaso di voti sufficiente a capovolgere l’esito elettorale. Si troveranno, al massimo, un paio di “transfughi”. Se si insiste in questa subcampagna è per poter continuare a dichiarare che la contestazione è ancora in corso anche dopo il fallimento di una manovra più sensata e più “pulita”, un secondo conteggio in alcuni Stati dove il distacco fra i due candidati è stato minimo e si possono dunque invocare o errori di conteggio o brogli. Non ha funzionato. In uno degli Stati presi di mira, vinto da Trump col margine ristretto di diecimila voti, alla fine del ricalcolo è venuto fuori che Hillary ne ha recuperati in tutto 82.

Non è questo il solo segnale che la “campagna” continua. Basta ascoltare, guardare e leggere le decisioni e gli argomenti che piovono da ambo le parti. Democratici e repubblicani sono impegnati in una ennesima gara di argomenti. Trump, nuovo al gioco ma lucidissimo nelle manovre post elettorali, continua a chiedere consensi, come se non si fosse votato. Fa promesse, nomina i suoi futuri collaboratori, disegna una “America nuova”, pesca fra quei repubblicani che l’avevano avversato duramente all’epoca delle primarie. Li recupera, una manata sulle spalle e via, in una apparente continuità nella strategia del partito che fu di Lincoln e di Reagan. In realtà molte cose cambieranno, tante di più rispetto alla “norma” insita nel cambio di presidente. È evidente ad esempio un ruolo assai maggiore dei militari. Già tre generali in pensione sono stati prescelti da Trump per ricoprire cariche centralissime e decisive. Non sono tutti “falchi”, come si poteva dedurre dalle dichiarazioni del candidato durante la campagna elettorale. Una cosa che sorprende solamente i candidi: per il resto è già noto, è già una tradizione che i militari non siano quasi mai fra i fautori di guerre, che soprattutto in America vengono decise dai politici o magari dagli economisti. Certe scelte potrebbero più facilmente essere coerenti con la “filosofia” di Barack Obama, notoriamente reticente all’uso del cannone, piuttosto che a Donald Trump, dedito ad una retorica aggressiva. Ma di nuovo l’apparenza inganna: della Cina, che molti considerano il rivale futuro degli Usa, ci va un amico della dirigenza di Pechino, non solo a chiacchiere ma anche nei contratti industriali e finanziari.

Quanto alla Russia, non ce n’è bisogno: le dichiarazioni di Trump durante e dopo la campagna elettorale indicano una massima apertura nei confronti di Mosca, soprattutto verso la personalità di Vladimir Putin. Frasi tanto calorose (e ricambiate dal Cremlino con effusioni comparabili) acutizzano l’ostilità, i sospetti di quasi tutti i democratici, a cominciare da Hillary Clinton che anche su questo ha perduto voti.

E qui spunta una battaglia inedita: fra l’Fbi e la Cia. Durante la campagna elettorale divennero pubblici documenti che dimostravano come l’establishment del Partito democratico abbia fatto tutto il possibile per aiutare Hillary e per “sabotare” la campagna del suo unico concorrente dentro il partito, Bernie Sanders. Le rivelazioni vennero dai protagonisti dei violatori di segreti, quasi tutti americani. Ma la coincidenza nell’ostilità alla Clinton fra Putin e il campo di Trump fu ulteriormente accentuata allorché subito prima del voto presidenziale vennero fuori documenti segreti o semisegreti della campagna della Hillary e i democratici reagirono incolpando della manovra i servizi segreti e dunque il governo russo, mentre la Cia segnalò, proprio alla vigilia delle elezioni, certe iniziative della Clinton che avrebbero violato codici di segretezza. Una rivelazione non nuova, che ha dato vita però a una polemica quasi aperta e comunque esplicita fra i due pilastri dei servizi segreti Usa: lo spionaggio militare contro quello civile e viceversa. A colpi di indiscrezioni e di polemiche. Quasi fosse una nuova, vera campagna elettorale.

Alberto Pasolini Zanelli

Pubblicato in : Primo pianoTag: barack obama, battaglia, campagna elettorale, casa bianca, cina, elezioni, fallimento, futuro, governo, hillary clinton, manovra, obama, partito democratico, pensione, politica americana, primarie, putin, usa

Info Alberto Pasolini Zanelli

Alberto Pasolini Zanelli, giornalista e scrittore da anni residente a Washington.

Interazioni del lettore

Lascia un commento Annulla risposta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Sidebar

Iscriviti alla nostra Community WhatsApp

Ultimi commenti

  • Luca Bagatin su Giorgetti, l’uomo che sta rimettendo in piedi l’Italia mentre gli altri chiacchierano
  • Salvatore D'ostuni su L’habitat che ci pensa dentro
  • Luca Bagatin su La rivoluzione del lavoro e la fine del socialismo novecentesco
  • Luca Bagatin su L’aggressione russa alla democratica Ucraina: una guerra dimenticata
  • Puccio Cartoni su Il ricatto della storia: firmare o sparire
  • Cesare Valletta su L’Italia che ripudia la guerra ma finanzia chi la alimenta: la frattura che violenta la Costituzione
  • Luisa Marzulli su L’Italia che ripudia la guerra ma finanzia chi la alimenta: la frattura che violenta la Costituzione
  • Francesco Altamore su La distanza che umilia l’Italia
  • Luca Bagatin su Netanyahu: “Israele difende anche voi”: e allora?

Argomenti

aduc anni berlusconi cina commissione consenso conti costi costituzione crisi democrazia dichiarato elezioni euro europa firenze francia futuro germania giovani governo italia lavoro lega mercato merito milano mondo movimento nato natura notizia parlamento pd persone processo renzi repubblica roma scuola soldi stati uniti sviluppo toscana usa

Gli articoli pubblicati da Pensalibero non sono retribuiti ed il sito non raccoglie pubblicità.
Le foto sono tratte in larga parte da internet attraverso i più diffusi motori di ricerca e considerate di pubblico dominio.
Qualora si ritenessero violati diritti d’autore di immagini qui pubblicate, preghiamo di contattare la redazione (redazione@pensalibero.it) che provvederà a rimuoverle.

Pensalibero.it

REDAZIONE

Direttore Responsabile
ad interim
Cesare Mannucci

Vice Direttore
ad interim
Claudio Tirinnanzi

WebMaster
Claudio Tirinnanzi

redazione@pensalibero.it

Rimani aggiornato

Attraverso la nostra newsletter riceverai settimanalmente tutti i nostri aggiornamenti

Iscriviti ora

Chi siamo

  • Chi siamo
  • Credits
  • Autori
  • Accesso autori

Note

Gli articoli pubblicati da Pensalibero non sono retribuiti ed il sito non raccoglie pubblicità.
Le foto sono tratte in larga parte da internet attraverso i più diffusi motori di ricerca e considerate di pubblico dominio.
Qualora si ritenessero violati diritti d’autore di immagini qui pubblicate, preghiamo di contattare la redazione (redazione@pensalibero.it) che provvederà a rimuoverle.

Copyright 2004 © Tutti i diritti riservati. Iscrizione al Tribunale di Firenze n. 5418 del 21-4-2005. I contributi al sito non sono retribuiti