
Avevamo con interesse, la settimana scorsa, atteso le decisioni delle banche centrali americana ed europea, unitamente ai dati sul mercato del lavoro statunitensi, con l’obiettivo di avere maggiore chiarezza su quel che avremmo potuto poi attenderci nei mesi a venire, ma a dire la verità, mentre aspettiamo l’apertura della prossima ottava, ci sentiamo decisamente più confusi di prima. E le ragioni sono diverse, legate sia alle correlazioni tra mercati diversi, sia a quelle all’interno degli stessi, che continuano ad offrire segnali contrastanti. Ma vi sono poi ragioni macroeconomiche che confermano tale incertezza e indecisione, che peraltro notiamo anche nelle price action dei principali asset, e sono legate ai dati contrastanti che continuano ad emergere dalle diverse economie. Negli Stati Uniti, nelle ultime tre settimane erano emersi numeri che confermavano il rallentamento economico e che facevano pendere la bilancia per la fine del rialzo del costo del denaro. Tutto ciò, peraltro, è stato poi confermato anche dalle parole di Jerome Powell, che sebbene ancora convinto della resilienza dell’economia statunitense, non ha dichiarato, martedì scorso, in conferenza stampa dopo la decisione sui tassi, che la Fed avrebbe avuto ancora molto da fare in termini di politica monetaria restrittiva (come invece aveva affermato fino alla riunione precedente), e sembra essersi orientato per una pausa nel mese di giugno. Non ha fatto neanche in tempo a dirlo che, sia il giorno dopo, mercoledì scorso, sia venerdì pomeriggio, i due dati sul mercato del lavoro privato e pubblico (Adp e Nfp) sono usciti decisamente migliori delle attese, sorprendendo analisti e specialisti del settore. Soprattutto i Nfp hanno evidenziato un aumento di oltre 250 mila posti di lavoro, superando il consensus di 180 mila anche se il dato precedente è stato rivisto al ribasso. Il dato generale sull’occupazione è sceso ancora al 3.4%, il dato migliore degli ultimi 50 anni. Ma sono saliti anche i salari settimanali, cresciuti dello 0.5%, superiori al consensus di +0.3%. Ma a differenza di qualche settimana orsono, quando “good news were bad news” ovvero di fronte a buone notizie il mercato azionario avrebbe reagito al ribasso, per i timori rinnovati di rialzo dei tassi, venerdì il dato positivo ha fatto schizzare le borse al rialzo, con Wall Street che ha chiuso decisamente positiva, ovvero con il Dow salito di oltre 500 punti, mentre S&P e Nasdaq sono cresciuti rispettivamente dell’1.8% e del 2.2%. Hanno anche recuperato, anche se per ora è solo un rimbalzo, le banche regionali, con PacWest che ha recuperato l’81.7% mentre Western Alliance il 49.3%. E tale recupero dei listini avviene in un momento in cui, aumentano le possibilità di un altro rialzo dei tassi da parte della Fed, che non potrà non tenere conto di questi dati. Il che dimostra l’evidente incertezza che regna sui mercati, perché un evento del genere, qualche settimana fa sarebbe stato accolto con un sell off dei listini.
VALUTE.
Sul mercato dei cambi, il dato positivo dei Nfp, ha evidenziato il recupero del UsdJpy che per ora è correttivo rispetto al calo delle settimane scorse, e che però non evidenzia altrettanti recuperi della divisa americana nei confronti delle altre valute, anzi. Rispetto all’Euro, anche per effetto di una Bce leggermente pià falco sui tassi, l’EurUsd ha chiuso dove aveva aperto, in mezzo al guado si direbbe, sotto le resistenze chiave di 1.1080, ma sopra 1.0960, ovvero i minimi visti dopo l’uscita dei Nfp. Cable che invece ha chiuso sui massimi a 1.2630, con possibilità di salire ancora vero target posti a 1.2675 85 area. Salite anche le oceaniche, specie AudUsd, che punta decisamente la resistenza di 0.6800 10 area. NzdUsd era salito i giorni precedenti e ha rallentato anche per effetto del recupero di AudNzd tornato sopra 1.0720. In ogni caso resta vicino agli obiettivi di 0.6370 80 area. Continua a dimostrarsi interessante la discesa di cross come EurAud e EurNzd, così come il recupero dei cross contro Chf, come NzdChf e CadChf, in ragione del ritorno dell’appetito al rischio che ha indebolito il franco svizzero. I cross dello Jpy invece sono saliti con l’indebolimento della valuta nipponica. Vedremo fino a quando durerà questa tendenza, che ovviamente dipende dal risk on risk off che si stanno alternando, data proprio l’incertezza attuale di cui parliamo.
DATI DELLA SETTIMANA.
La prossima settimana, sarà incentrata sulle notizie relative ai prezzi, dall’inflazione ai prezzi alla produzione per passare ai prezzi di import ed export. Negli Usa inflazione che dovrrebbe aumentare dello 0.4% su base mensile e del 5% su base annua. Anche l’inflazione core è attesa al rialzo dello 0.4% con un tasso annuale al 5.5%. Ma è anche la settimana dei dati sui principali aggregati macro redatti dall’Università del Michigan, insieme ai prezzi alla produzione attesi in rialzo dello 0.3% mese su mese. In Gran Bretagna è attesa la decisione sui tassi, con un possibile rialzo di 25 punti base, con i tassi che saliranno al 4.5%. Inflazione attesa anche in Germania, con un possibile calo, e c’è interesse per la produzione industriale. Infine attenzione all’inflazione e alla bilancia commerciale in Cina, così come dal Giappone usciranno le minute della Boj. Per quel che riguarda le oceaniche, fudicia dei consumatori in Australia e fiducia delle imprese in Nuova Zelanda.
Saverio Berlinzani

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