Alla fine la verità è venuta fuori. E’ stato lo stesso ministro Padoa Schioppa ad ammetterla: per mettere i conti dello Stato in linea con quanto richiesto dalla Comunità Europea bastava una manovra da 15 miliardi. Il che è la stessa identica cosa che da almeno due mesi va ripetendo l’ex titolare dell’economia, Tremonti. Naturalmente lo spazio dato alla notizia dai giornali “d’informazione” è stato molto limitato. Ma non c’è da meravigliarsi visto lo stato in cui è ridotta la stampa italiana. La riflessione da fare è un’altra. Se le cose stanno così perché una manovra-mostro come quella che il governo ha imposto al paese? La risposta, ancora una volta, dal ministro in carica: bisogna finanziare lo sviluppo. A parte il fatto che la cura da cavallo a cui viene sottoposta la nostra economia corre il rischio di ammazzare nella culla il bambino di uno sviluppo che è appena nato, sarà interessante vedere a questo proposito come andranno i consumi per le prossime feste di Natale, c’è da sottolineare che quella dell’imposizione fiscale non è l’unica strada che aveva a disposizione il governo. Sembra che tutti si siano dimenticati, ed è grave che su questo non insista nemmeno il centro destra, che l’alternativa all’aumento sconsiderato della pressione fiscale è sempre quella classica del taglio delle spese. Non c’è, sotto questo profilo, che l’imbarazzo della scelta. Dall’Alitalia alle Ferrovie, dal contratto degli statali al costo della politica, per finire alla riforma delle pensioni, i settori nei quali si possono razionalizzare le spese sono infiniti. E i risparmi sarebbero davvero consistenti, molto di più di quelli che verranno dal puro e semplice aumento delle tasse. Una politica di tagli però non può essere fatta in maniera episodica. Deve essere inserita in un progetto complessivo di riordino della spesa, vuoi sotto il profilo della quantità che della qualità. Solo così i cittadini potranno comprendere, e condividere, le ragioni della manovra. Il centro sinistra non è in grado di farlo, per ragioni ideologiche e strutturali, il centro destra, che non ha avuto il coraggio di andare in questa direzione quando era al governo, non è credibile, ora, a proporlo. E la Casa delle Libertà sbaglia anche a negare il problema della necessità di reperire maggiori fondi rispetto a quelli puramente necessari a rimettere i conti in linea con Bruxelles così come sbagliò, nella passata legislatura, dispensando a piene mani un ottimismo economico che trovava pochi riscontri nella realtà.
Così il povero vascello italiano, sballottato fra le contrapposte contraddizioni degli schieramenti di centro sinistra e di centro destra, sarà costretto a navigare in un mare di crescenti difficoltà perché il rigore sarà predicato e poi applicato solo sul versante delle entrate e non su quello delle spese.
Aveva ragione Tremonti. L’ammissione di Padoa Shioppa
Rimettere i conti in linea con Bruxelles e rilanciare lo sviluppo. Sono le due esigenze di fondo dell’economia italiana. L’inadeguatezza delle ricette del centro sinistra e del centro destra

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