L’esame del Dna per scoprire i padroni dei cani caconi che non raccolgono le feci lasciate sulla strada. I carabinieri del Ris trasaliranno all’accostamento tra una sofisticata tecnica di indagine per risolvere i casi più spinosi e la lotta alla pubblica maleducazione. Eppure a Livorno il sindaco grillino Filippo Nogarin ci sta riflettendo su. In realtà la pensata non è sua ma del primo cittadino di Napoli, De Magistris, che l’ha messa in pratica da qualche anno. Dice che là ha funzionato e le deizioni canine, nel quartiere Vomero dove è stata sperimentata, sono calate del 70 per cento. I dati percentuali hanno il potere di ammantare di autorevolezza anche le cacate, in questo caso in senso figurato. Davvero il Comune di Napoli, o l’azienda che si occupa della pulizia stradale, ha una struttura burocratica così efficiente da sapere la quantità giornaliera di feci abbandonate sul pubblico marciapiede, tanto da poterne calcolare la diminuzione? Mah, permettetemi di dubitarne.
Comunque se proprio vogliamo buttarla sui numeri, sottopongo al lettore il seguente calcolo. A Livorno risultano registrati all’anagrafe canina 17.630 animali. Per schedarne il Dna, in modo da poter poi contestare al padrone l’abbandono delle feci, occorre sottoporre ogni animale al prelievo del sangue: operazione che avrà comunque un costo di personale impiegato. Ma tralasciamo questo dettaglio. Il campione ematico dovrà poi essere inviato all’Istituto zooprofilattico di Pisa per l’estrazione del Dna. Costo accertato: 20 euro. Moltiplicato per i cani labronici fanno la bellezza di 352.600 euro. Con i bilanci dei Comuni ridotti all’osso (già che siamo in tema canino) niente male. Si obietta: la somma sarà recuperata con le multe che questo innovativo sistema di controllo frutterà alle casse pubbliche. Ok, seguiamo questo ragionamento. Ogni multa frutterà al Comune 50 euro (questa è la sanzione prevista per punire “cacca selvaggia”), dai quali occorre detrarre i 20 euro dell’esame del Dna sulle feci fraudolente da comparare con quelle contenute nella banca dati. Incasso netto (si fa per dire perché, come detto, ci sarebbe anche il costo della struttura comunale che se ne deve occupare) 30 euro. Se si divide 352.600 euro per 30 si ottiene il numero 11.753, ovvero il numero di multe necessarie a fare pari con le spese. Ipotizzando 5 sanzioni al giorno, per ogni giorno dell’anno, occorreranno circa sei anni e mezzo per rientrare della somma spesa. Ma in questo conto non rientrano le ulteriori analisi del Dna, causa il normale turn over nella popolazione canina, per il costante aggiornamento della banca dati. Né quelle per l’”anonima bisognini” costituita da animali randagi o clandestini in grado di colpire impunemente, ma non a costo zero, Terrazza Mascagni e dintorni.
Le cacate sui marciapiedi sono in effetti qualcosa di fastidioso e irritante. Le cacate sparate da amministratori in cerca di facile pubblicità, forse ancor di più. E pestarle non porta neanche fortuna.

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